I nuovi barbari

a cura di Manuela Alessandra Filippi

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I nuovi barbari
Non basta scrivere 'siamo tutti Charlie'

 

Di Manuela Alessandra Filippi, autrice della rubrica 'I nuovi barbari'

In meno di 24 ore, quelli che inizialmente sono stati etichettati come cani sciolti, fanatici religiosi, poi estremisti islamici,  terroristi, hanno tolto la vita a 16 civili inermi e colpito al cuore la libertà di pensiero e i valori cardinali della nostra civiltà. L'hanno fatto con precisione chirurgica, in barba a tutta l'intelligence, i servizi segreti, le informazioni che, oggi sappiamo, erano sotto gli occhi di tutti.
Un film già visto, che ricorda da vicino quello dell'11 Settembre.
Ma non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere.  Così come miope è continuare a non definire con il giusto nome quello che sono questi individui: assassini.

I sopravvissuti della redazione di Charlie Hebdo si sono già rimboccati le maniche e hanno ripreso esattamente da dove sono stati interrotti. Più forti e coraggiosi di prima.
Erano sull'orlo della bancarotta. Rischiavano di chiudere per sempre.
Oggi, grazie a una gara di solidarietà che vede in testa Google - i cui vertici parteciperanno alla marcia contro il terrorismo, organizzata domenica prossima a Parigi, da Place de la République a Place de la Nation - e l'Unione degli editori dei giornali francesi, che insieme hanno stanziato circa 600mila euro, ai quali si aggiungono le 100mila sterline devolute dal quotidiano londinese The Guardian, e il supporto logistico offerto da Liberation - che gli ha messo a disposizione sale dove riunirsi -, Radio France, France Television e Le Monde - che stamperà la rivista -, la redazione di Charlie Hebdo non solo non chiuderà, ma è al lavoro per uscire con un numero speciale, di 8 pagine, che sarà stampato in un milione di copie, il 94% in più rispetto alla consueta tiratura.
Questa è la migliore riposta si possa dare a questi assassini, macellai della libertà.
E proprio la lotta per la difesa dei valori sarà al centro dell'annuale Forum Economico Mondiale di Davos, programmato dal 21 al 24 gennaio, dedicato al "Nuovo Contesto Globale". Uno scenario intriso di complessità, fragilità e incertezze che mette fine a un'era  d'integrazione economica e cooperazione internazionale avviata fin dal 1989, ponendo cruciali e seri interrogativi circa la migliore strategia da adottare di fronte ai profondi cambiamenti politici, economici, sociali e soprattutto tecnologici di fronte ai quali ci troviamo.

Anche noi, nel nostro piccolo, possiamo dare una riposta concreta e costruttiva all'attacco sferrato a Parigi, cominciando a ridare un senso e un peso alle parole. Perché le parole sono pietre: così come possono costruire, sono in grado di distruggere.
Iniziamo, per esempio, col dire che quella che stiamo vivendo è una guerra - ma non di religione, sarebbe un grave errore crederlo - combattuta con strategie e armi non convenzionali, ma pur sempre una guerra. Una volta trovato il coraggio di dirlo, saremo in grado di riconoscerlo e regolarci di conseguenza. E dunque, di non avere paura. Diamo un senso e un significato nuovo ai valori sui quali si basa la nostra civiltà. Difendendola, coltivandola, praticandola, nei diritti come nei doveri.

Perché non basta scrivere su un cartello o su una guancia "siamo tutti Charlie".
Bisogna essere Charlie.
E combattere con coraggio per la libertà, non solo di pensiero, ogni giorno.

Tags:
francia

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