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Angelo Maria Perrino

I nuovi barbari

a cura di Manuela Alessandra Filippi

Ho un Basilio Rizzo nella scarpa, ahi! Ritratti astropolitici

Basilio Rizzo: i ritratti astropolitici dei candidati sindaci di Milano

basilio rizzo
Basilio Rizzo

di Manuela Alessandra Filippi

Correva l’anno 1942 quando Natalino Otto, nel bel mezzo di un conflitto mondiale, portava al successo la canzone scritta da Gorni Kramer, Ho un sassolino nella scarpa. E Basilio Rizzo, con la sua candidatura a sindaco di Milano, di sassolini ne ha infilati ben più d’uno nelle scarpe del PD, soprattutto in quelle di Sala.

Quella per le elezioni del futuro sindaco di Milano non sarà la guerra, ma è senza dubbio più di una campagna elettorale comunale. È una battaglia che nella concentrazione di manager l’un contro l’altro armati – sarà poi vero? - sancisce l’agonia dei partiti e della politica: scomparsi i leader, quelli presentabili, è la volta degli amministratori delegati. Delegati, appunto, da un golem con propensione ad etero dirigere chi delega. La morte della democrazia, caso mai ce ne sia mai stata una vera.

Forse anche per questo l’idealista fisico nucleare Basilio Rizzo, antinuclearista convinto – una contraddizione in termini solo apparente -, nato al Giambellino in via degli Apuli, sotto il segno del Sagittario, il 24 novembre 1946, ha deciso di candidarsi con una lista tutta sua: Milano in comune. Sinistra e Costituzione.

Le sfide al nostro Rizzo piacciono e non hanno mai fatto paura. D’altra parte col sole in Sagittario, una concentrazione di pianeti nel segno natale e in IV casa, l’ascendente in Leone e in questo segno domiciliati anche Saturno e Plutone, l’amore per il rischio e l’inclinazione a imprese fuori dal comune sono per lui all’ordine del giorno. Non a caso nei lontani anni Novanta, quando imperversava il primo scandalo tra mafia e politica, tuonava in solitario dagli scranni: “Milano non è Palermo, ma non è neanche più Milano”.

Con questa allegra canzoncina anni Quaranta, in una Milano devastata dalle bombe, deve essere cresciuto, ascoltandola la sera quando con tutta la famiglia teneva compagnia al babbo mentre confezionava gli abiti per i clienti del suo piccolo laboratorio di sartoria. “Miei cari amici vicini e lontani, buonasera a tutti” così salutava Nunzio Filogamo mentre il piccolo Basilio attendeva il ritorno del padre Annunziato, dai sui viaggi a Monza che all’epoca sembrava dall’altra parte del mondo, complice la nebbia che faceva più paura del buio quando calava la notte. Poco meno che decino stava alla finestra della nuova casa in via Solari - dove con i genitori e tutta l’allegra famiglia fatta di zii, Raffaella, Teresina detta Sina, Michele, Ada e Ines detta Inessi, nonno e cuginetti, si era trasferito nel 1951 - ad attendere ogni volta col patema d’animo che tornasse salvo e soprattutto intero.

Rizzo ha un amore commovente per la famiglia, per i genitori, soprattutto sua madre, entrambi calabresi, sbarcati a Milano all’inizio del ’46 a caccia di fortuna. Lui si batte per le cause giuste, quelle che possono davvero rendere migliore la vita degli altri, non a parole ma coi fatti. Di sassolini nelle sue scarpe non ce ne sono. Nemmeno a cercarli col lanternino. E il suo tema natale conferma la sua naturale propensione alla trasparenza e alla giustizia: la Luna in Sagittario e il trigono Luna-Saturno sono segno di una personalità dinamica, ottimista, fedele, pratica e attenta a far sempre la cosa giusta. Per vocazione starebbe sempre con una valigia in mano ma in fondo sa accontentarsi delle piccole cose, di una quotidianità semplice e stanziale. Mercurio in Scorpione oltre a confermare l’attrazione per esperienze lavorative insolite, ci dice che il suo talento migliore risiede nella sua capacità di irradiare idee piuttosto che imporle. Conquista suscitando ammirazione, mai con l’autorità. La sua è una intelligenza emotiva, curiosa, incisiva, determinata, inquieta, capace di grandi intuizioni, di centrare il punto senza tanti giri di parole. Da qui il suo amore per l’insegnamento, all’Istituto Tecnico Ettore Conti, al quale ha dedicato la prima parte della sua vita, prima di votarsi alla politica, una volta andato in pensione.

Entrato 33 anni fa per la prima volta a Palazzo Marino, diventato presidente del Consiglio Comunale con Pisapia, ha visto sfilare ben quattro sindaci: Carlo Tognoli, Paolo Pillitteri, Gabriele Albertini e Letizia Moratti. A nessuno di loro l’ha mandata a dire e per ognuno di loro, in maniera diversa, è stato un grosso sasso nella scarpa. Memorabili le sue lotte contro le speculazioni edilizie targate Ligresti – allora intoccabile – così come la sua dichiarata opposizione a tutta l’operazione Expo, nata nel segno di Letizia, e condotta in porto da un recalcitrante Giuliano, che a tratti ricorda Licinio, costretto da Costantino a firmare l’editto di Milano. La storia sappiamo come è andata a finire.

Basilio Rizzo ha una visione di città inclusiva: al centro i bisogni dei meno fortunati. Armato di senso di giustizia ed equità, sostenuto dal suo Urano in Gemelli e in XI casa, ha in mente rigenerazioni e trasformazioni urbane che oggi sembrano utopie: una “dote” di cultura a tutti i giovani e insegnati, da spendere in teatri, musei, sale da concerto e in tutte le attività necessarie a formare menti libere e aperte; ristoranti sociali che a differenza delle mense siano luoghi di aggregazione e non di emarginazione; individuazione di fondi per migliorare la qualità della vita di tutti, e non di pochi; recuperare gli oltre 8mila alloggi sfitti senza più consumare altro suolo; concepire gli scali ferroviari come un’opportunità per la città e i cittadini, un bene comune da tutelare sul quale non speculare per semplice profitto. Per Rizzo l’Urbanistica infatti è un bene non negoziabile: si pianifica e progetta per soddisfare i bisogni della città e dei cittadini che ci vivono.

Per lui la vera risorsa, oltre alla moda, al design – ogni volta che pronuncio questa parola non posso fare a meno di pensare al mitico Baiocchi e allo scanzonato video dei Nido del Cuculo - sono i nuovi milanesi: i milanesi a tempo - come ama definirli -  studenti, ricercatori, professori, che vengono qui per lavorare o studiare e poi ci restano, diventando milanesi per sempre. Compresi quelli che, anche se vanno, un po’ come negli stati d’animo di Boccioni, portano qualcosa con sé, diventandone i migliori ambasciatori, poiché un bel ricordo è come un diamante: è per sempre.

Basilio Rizzo è un sassolino nella scarpa di tutti. Soprattutto in quelle del super manager voluto da Renzi. Una cellula di disturbo che con il suo stipendio da insegnante ha dimostrato che si può far politica, lavorare, essere onesti e liberi. Guiderà la nave della sua lista fino al 5 giugno senza traghettar voti per conto terzi. E poi? Luigi XV avrebbe detto: Après moi, le déluge!

La luna consiglia: L’opposizione Luna-Urano indica il pericolo di una deriva ideologica che persino Marx potrebbe trovare demodé. Meno Democrazia Proletaria e più Miracolo a Milano potrebbe giovare alla potenza civica delle sue proposte. D’altra parte la Fisica nucleare insegna: la fissione può generare energia o seminare morte e distruzione. Tutto dipende da come si usa.


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