I nuovi barbari

a cura di Manuela Alessandra Filippi

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I nuovi barbari

 

ESORDIO PER LA RUBRICA DI AFFARI "I NUOVI BARBARI". POTENZA E LIMITI DELL'ESERCITO DELL'ARTE


 
L'arte é morta o sono i curatori a non stare tanto bene? Le mostre sono la cura o la droga per stordire i pazienti? Gli interventi di chirurgia edilizia sui monumenti storici, come quelli plastici sulle signore, esaltano la bellezza o generano mostri?

E i nuovi barbari siamo noi o sono loro? Queste e molte altre ancora sono le domande alle quali daremo voce, crcando le travi che gli occhi non vedono, e ridimensionando i peli nell'uovo, tanto cari agli infermieri dell'arte.

I nuovi barbari, ideato e curato da MAF (Manuela Alessandra Filippi) è un format, un modello, un contenitore. Anzi no, è una palestra, dove allenare cervelli, coltivare idee, scaldare muscoli e prepararsi ad affrontare il variegato controverso esercito di creativi: mens sana in corpore sano!

Sotto i nostri riflettori saliranno alla ribalta mostre disoneste che consacrano il nulla; vicende della storia e dell'arte manipolate ad uso e consumo del profitto; restauri scellerati perpetrati in nome della riqualificazione; grandi maestri del design saccheggiati come Roma dai Visigoti.

Ma daremo anche spazio e voce alle nuove idee, alle imprese coraggiose, a tutti i casi di eccellenza, resistenza e impegno nascosti nel tessuto connettivo di questo mondo esangue e inaridito che, dopo aver ucciso i suoi miti e i suoi eroi, ora è pronto per divorar se stesso.

Come? Identificando un tema di scottante attualità culturale e invitando un ospite al di sopra di ogni sospetto che con noi analizzi contenuti, sveli vizi e consacri virtù. on esistono regole d'ingaggio. Per partecipare basta solo una cosa: dire la verità, soltanto la verità, nient'altro che la verità.

di Manuela Alessandra Filippi


Il quotidiano saccheggio del nostro patrimonio culturale è sotto lo sguardo muto di tutti. I Nuovi Barbari, invece di percepirlo come una formidabile risorsa, lo considerano solo un asset improduttivo.  Una palla al piede. Una patata bollente.
Non la pensa così un gruppo di privati napoletani che, in barba a tutti i luoghi comuni, in un momento in cui i soldi pubblici scarseggiano per le cose serie, ma ci sono sempre per quelle non necessarie, decide di unirsi e dedicare denaro e impegno - molto - per recuperare un complesso rinascimentale al collasso, incastonato nel cuore di Napoli: il Chiostro di Santa Caterina.
Hanno un triplice obiettivo: salvarlo dalla rovina, riportarlo agli antichi splendori e restituirlo alla comunità; e hanno un progetto: MADE IN CLOISTER, un dettagliato piano di rilancio, in grado di trasformare il chiostro da luogo abbandonato a volano per l'economia locale, catalizzatore di cultura e polo d'eccellenza dell'artigianato partenopeo e internazionale.

Alla guida di quest'impresa coraggiosa una coppia ostinata: Davide de Blasio e Rosa Alba Impronta. Lui è a capo della Tramontano S.p.A., azienda con più di 100 anni di tradizione artigianale alle spalle, specializzata nella lavorazione del cuoio e della pelle. Lei è nel board di MAG JLT S.p.A., uno dei maggiori gruppi di brokeraggio assicurativo internazionale. Insieme sono riusciti a far dialogare il pubblico col privato; sensibilizzare le istituzioni al punto da far rientrare nel progetto di restauro e riqualificazione non solo il chiostro ma l'intero complesso. Hanno saputo tessere una fitta, variegata ed entusiasta rete di sostenitori, imprenditori, cantanti, artisti e cittadini.
Loro primo sostenitore Lou Reed, il celebre cantautore americano recentemente scomparso, amico di de Blasio, seguito a ruota da personaggi come Patti Smith, Mimmo Paladino - che ha anche donato una sua opera - Harry Pearce, capo della Pentagram (una delle più grandi società di grafica e comunicazione del mondo).
Due gli assi nella manica giocati per vincere la sfida: il web e il crowfounding. Il primo lo conosciamo tutti. Il secondo è un nuovo modello di partecipazione attiva,  indipendente e collettivo che consente di sostenere - con cifre anche modeste - qualunque tipo di progetto. Il motto è: meglio poco da tanti che tanto da uno.
Lo scorso 19 novembre, su Kickstarter - la piattaforma di crowdfunding più autorevole del mondo - hanno lanciato una campagna di raccolta fondi raccogliendo oltre 42mila euro sugli 89mila necessari a far decollare il progetto. (http://www.kickstarter.com/projects/1697002300/made-in-cloister).
Entro il 31 dicembre - tra 15 giorni - dovranno riuscire a portarne a casa altri 47mila.  

Una corsa contro il tempo alla quale ognuno può partecipare e dare il suo contributo: investimento minimo 2 sterline (la piattaforma è britannica), pari a 2,37 euro "Non sarete una goccia nell'oceano - assicurano i responsabili del progetto - ma un mattone prezioso di questo edificio".

MADE IN CLOISTER domani, martedì  17 dicembre, sbarca a Milano, in via Castel Morrone 10. Qui, dalle 18:30 in avanti, sarà protagonista assoluto di un evento promosso dall'Art Coucil a favore della raccolta fondi per finanziare il progetto di salvataggio. Una bella occasione per saperne di più, incontrare chi l'ha concepito, degustare prelibatezze e ottimi vini campani e per contribuire a un'impresa destinata a fare scuola nelle strategie di salvaguardia dei nostri Beni Culturali, troppo spesso in mano a pantagruelici parassiti e pavidi lacchè.

di Rosa Alba Impronta

Napoli, esterno giorno, un fresco pomeriggio del 2011: Io e Antonio passeggiamo per le vie del centro quando a un certo punto, per caso, ci imbattiamo nel Chiostro Piccolo della Chiesa di Santa Caterina a Formiello - parte di un più ampio complesso chiamato lanificio - un luogo nascosto, insolito e raro palinsesto di rinascimento napoletano e archeologia industriale.

Il portiere del complesso, “Gigino”, ci fa entrare nel refettorio. A far gli onori di casa c’è un falegname – lo spazio è la sede della sua falegnameria - che ci racconta come il padre abbia acquisito quella parte di Chiostro grazie all’usucapione. Proprio così, succede anche questo nel nostro paese: un bene rinascimentale nelle cui volte, sotto la fuliggine, si possono ancora intravedere gli affreschi cinquecenteschi, per usucapione può diventare sede di una falegnameria.

Ma non finisce qui. Il falegname racconta che poiché le cose non vanno più molto bene, sta pensando di accettare  dai “vicini cinesi” (il complesso si trova vicino Porta Capuana, per chi non è pratico di Napoli è a ridosso della Stazione centrale, da anni luogo in degrado, sfondo di una immigrazione disperata ed illegale)  la proposta di affittarlo come deposito.

Di male in peggio, ci siamo detti con uno sguardo più eloquente di mille parole.  Usciti di lì, più allarmati che vinti, non abbiamo perso tempo. Armati di fiducia e ottimismo, abbiamo subito sottoposto il caso a diversi esponenti del mondo dell’arte e dell’impresa ma la risposta che abbiamo ricevuto è sempre stata la stessa: la zona è “difficile”, la missione è impossibile, il quartiere è degradato…

A conti fatti la spesa, secondo tutti, non valeva l’impresa.

È stato a questo punto che abbiamo deciso di rilevarlo noi, il Chiostro e l’intero complesso a lui annesso, senza avere una idea precisa di cosa si sarebbe potuto fare, ma mossi dal forte desiderio di non voler assistere all’ennesimo scempio del nostro patrimonio culturale.

E questo bene, di anni di storia ne ha ben cinquecento: costruito nel XVI secolo, a ridosso della chiesa di Santa Caterina, nell’Ottocento viene requisito per essere convertito in  fabbrica borbonica per la produzione di divise militari. Con l’unità d’Italia finiscono le commesse borboniche e l’attività fallisce. È l’inizio della fine, il Chiostro piccolo viene suddiviso in più proprietari: da una parte il falegname, quello che lo usucapisce; dall’altra, con alterne vicende, l’area diventa saponificio, poi garage, infine deposito di bagni. Triste fine per un gioiello.

La proprietà è della Regione Campania. Almeno una cosa è chiara in tanta incertezza. Ci abbiamo messo due anni, spesi in estenuanti trafile che avrebbero scoraggiato il più entusiasta e ottimista esemplare del genere umano, a ricevere in affidamento lo spazio e il chiostro piccolo. E alla fine ce l’abbiamo fatta, dopo 100 anni veniva  ricomposto quello che era stato frammentato.

L’intervento diretto di Made in Cloister riguarda una superficie di circa 1.500 mq, oltre a tutta l’insula del lanificio (circa 20.000 mq). Il progetto architettonico è seguito da Keller Architettura, sotto la diretta supervisione dell’architetto Antonio Martiniello, insieme a me e a mio marito, promotore di Made in Cloister. Questo connunbio ha consentito la massima efficienza in termini di tempi e costi. Ad oggi abbiamo ripristinato l’originale volumetria; abbattuto tutte le tamponature che ostruivano le arcate;  riportato il pavimento al livello originale riportando alla luce, dove rimasti, gli antichi basoli; eliminato tutte le superfetazioni (all’interno era stata costruita una palazzina!); effettuato lavori di consolidamento (una colonna di piperno era stata abbattuta e la facciata della chiesa era stata assottigliata per fare entrare e girare i camion!); realizzato le predisposizioni per gli impianti ed il massetto. È stata anche siglata una convenzione con l’Accademia di Belle Arti per far lavorare gli studenti al recupero degli affreschi. I lavori sono ancora in corso; lo spazio non è ancora aperto al pubblico, ma Made in Cloister è sempre lieta di mostrarlo ai  suoi sostenitori o chiunque altro sia interessato a questa avventura.

L’investimento previsto è di 1.200.000,00; attualmente siamo al 60% dell’opera, interamente finanziata dai promotori. Mancano 500.000,00 euro per terminare i lavori, una parte dei quali saranno coperti se raggiungiamo l’obbiettivo di Kickstarter. Naturalmente maggiore successo avrà la campagna, maggiori saranno i lavori che riusciremo a completare, maggiori saranno le probabilità ad aprire al pubblico.

Il nostro obiettivo è salvare dalla distruzione un pezzo del patrimonio culturale della nostra città e restituirlo alla sua originaria bellezza. Porlo al centro di un progetto di rinascita del quartiere e di rilancio delle attività artigianali, grazie anche al contributo di artisti e designer. Un modo per recuperare la tradizione rinnovandola, nella convinzione che arte, cultura e creatività possano innescare un processo virtuoso di sviluppo: un nuovo Rinascimento.

Le botteghe artigiane custodiscono un patrimonio di esperienze e valori che, proiettato su scala nazionale, testimonia le forti radici di quel Made in Italy che oggi  più che mai deve essere recuperato, salvaguardato e trasmesso alle generazioni future.

Tutto questo e molto altro ancora è e potrà essere Made in Cloister.

Rivolgersi al crowdfunding e Kickstarter ha per noi un doppio valore: da un lato raggiungere il budget per realizzare la copertura, dall’altro creare una comunità di persone che adottino Made in Cloister.

 

Il modo per contribuire è semplice: basta andare sul sito, scegliere l’importo della donazione e fare click. Sul sito sono presenti diverse opzioni, in cambio dei quali, chi dona riceve un segno tangibile di gratitudine:

da 15 £: certificato digitale illustrato da Mimmo Paladino che certifica lo Status di Member + nome sul led screen che sarà posizionato all’interno del Chiostro.

da 35 £: braccialetto Made in Cloister in pelle realizzato artigianalmente oltre certificato digitale illustrato da Mimmo Paladino che certifica lo Status di Member + nome sul led screen che sarà posizionato all’interno del Chostro.

da 60 £: foto del Chiostro edizione limitata 1/50, certificato digitale illustrato da Mimmo Paladino che certifica lo Status di Member + nome sul led screen che sarà posizionato all’interno del Chiostro.

da 250 £: una notte nelle residenza d’artista che sarà realizzata al Chiostro per 2 persone; certificato digitale illustrato da Mimmo Paladino che certifica lo Status di Member + nome sul led screen che sarà posizionato all’interno del Chiostro.

da 350 £: borsa artigianale in canvas e pelle Made in Cloister; certificato  di founder + nome sul led screen che sarà posizionato all’interno del Chiostro.

Da 1.700 £: foto dell’artista Clifford Ross “ Saint Peter “ 1/15, certificato di Founder + nome sul led screen che sarà posizionato all’interno del Chiostro.

 

 

Al termine di questa impresa, quando il recupero del chiostro sarà ultimato, l’intero complesso verrà aperto al pubblico, diventerà un luogo in cui artisti e designer  potranno “risiedere” e  lavorare, gomito a gomito, con i maestri artigiani, tra la gente, per la gente.

Il contributo di ognuno è essenziale e prezioso per centrare l’obiettivo. Quello che conta più di tutto è riuscire a risvegliare il senso di responsabilità e stimolare la conoscenza del nostro patrimonio culturale fra i nostri connazionali.

Perché non importa dove un bene si trovi, quello che conta è che ognuno di noi abbia a cuore la salvaguardia della nostra storia e delle nostre radici, ovunque esse siano.


Contribuisci al progetto:
http://www.kickstarter.com/projects/1697002300/made-in-cloister


Scopri il progetto:
 www.madeincloister.org

Comunica col progetto:
redazionecloisters@gmail.com

Scopri la piattaforma Kickstarter:
http://www.kickstarter.com

Tags:
casaparcogardellaarchitettura

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