I nuovi barbari

a cura di Manuela Alessandra Filippi

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I nuovi barbari
"La satira è un diritto". Il dibattito su Affari

"Ma come, non abbiamo finito di seppellire i morti e già polemizziamo? La satira è un diritto". Arrivano le risposte dei lettori all'articolo di Manuela Alessandra Filippi. Daniele D'Ottavio: "Chi decide che si può ridere di Maometto senza poter poi essere criticato?". La replica dell'autrice della rubrica "I nuovi barbari": "La satira è forse l'unica voce fuori dal coro rimasta in circolazione nel nostro mondo "civilizzato", omogeneizzato, omologato, conformista, politicamente corretto".

LA RISPOSTA DI MANUELA ALESSANDRA FILIPPI A DANIELE D'OTTAVIO

Egregio signor D'Ottavio,

Temo abbia travisato il contenuto del mio articolo, il cui principale intento era e rimane quello di parlare di libertà, non solo di pensiero, al di fuori di  polemiche sterili. La satira, e per satira non intendo solo ed esclusivamente quella di Charlie Hebdo, è forse l'unica voce fuori dal coro rimasta in circolazione nel nostro mondo "civilizzato", omogeneizzato, omologato, conformista, politicamente corretto e proprio per questo così ipocrita e qualunquista.

Quando ho scritto che la satira fa paura ai potenti fin dall'antichità, avevo in mente un avvenimento preciso risalente al IV secolo a.C., che vede protagonisti Cleone - conciatore di pelli e controverso uomo politico ateniese - e il poeta comico Aristofane. Cleone fu tra i principali accusatori di Pericle, il miglior stratega e oratore che Atene abbia mai avuto. Ciò nonostante, questo piccolo e oscuro politicante riuscì a farlo processare e condannare per le conseguenze della guerra e la pestilenza scoppiata in città durante l'assedio degli spartani. Aristofane aveva su di lui opinioni piuttosto negative che non mancò di manifestare - per altro condivise da molti altri comici dell'epoca -  e in una delle sue commedie raffigurò Pericle straziato dalla puntura di un feroce Cleone. Inutile dire che incorse nelle ire funeste dell'omonimo demagogo, che nulla poté contro l'abile commediografo.

Come vede non c'entra nessun complotto. E ancora meno la Massoneria, sulla quale mi sembra abbia indugiato a lungo, sebbene io non l'abbia mai menzionata e tanto meno adombrata in qual si voglia maniera. Per altro, mi corregga se sbaglio, il simbolo al quale lei fa riferimento - non senza pittoreschi refusi - quando scrive " il Padre Eterno è "inclulato" da Gesù Cristo transessuale a sua valta "incluato" da un simbolo Massone", a esser pignoli, è più simile a quello degli Illuminati di Baviera che al compasso e squadretta in uso nelle Logge. Non vorrei poi deluderla e sembrarle banale, ma nell'esecrabile vignetta il riferimento è allo Spirito Santo, se il francese non m'inganna.

Quanto al bene, credevo fosse evidente a cosa mi riferissi: al Buono, al Bello e al Vero di platonica memoria, nel nome dei quali avremmo il dovere di far crescere i nostri figli e rieducare noi stessi.

Con viva cordialità,

Manuela Alessandra Filippi

L'ARTICOLO DI MANUELA ALESSANDRA FILIPPI, AUTRICE DELLA RUBRICA 'I NUOVI BARBARI'

A quattro giorni dalla “Marcia per la libertà” di Parigi, definita all’unanimità un successo, mentre le copie di Charlie Hebdo, decimata dai guerriglieri islamici, sfiorano i 5 milioni di copie, già infuriano le polemiche sulla libertà di satira e si scatenano i sondaggi di opinione: favorevole o contrario?

Ma come, non abbiamo finito di seppellire i morti e già polemizziamo?

La satira è un diritto, una manifestazione di pensiero tra le più alte e libere il mondo conosca. Fin dall’antica Grecia. Come nella favola di Hans Christian Andersen - I vestiti nuovi dell'imperatore - mostra contraddizioni, mette a nudo debolezze e denuncia i limiti della politica e della società, stimolando il cambiamento.

I potenti la temono perché Castigat ridendo mores: corregge i costumi ridendo. O come la stessa Corte di Cassazione si è sentita in dovere di sottolineare “È quella manifestazione di pensiero talora di altissimo livello che nei tempi si è addossata il compito di indicare alla pubblica opinione aspetti criticabili o esecrabili di persone, al fine di ottenere, mediante il riso suscitato, un esito finale di carattere etico, correttivo cioè verso il bene”.

Allora, in un’Europa vecchia, stanca, arroccata in posizioni sterili che, come Urano, impedisce ai suoi figli di crescere e avere un’identità, fomentandone il disagio, salvo poi stupirsi se gli si ritorcono contro, non resta che riporre tutte le nostre speranze nell’ultimogenito, novello Crono che evirando il padre castratore, riporti Amore, spazio e tempo per ricostruire una realtà migliore.

E se la satira non è Crono, certo può aiutare i nostri figli a leggere attraverso le righe e trarre la forza e il coraggio per non avere paura.

Non gli abbiamo insegnato l’indispensabile arte di essere liberi. Proviamo almeno a dargli l’aria per respirare, lo spazio per crescere. Il tempo per diventare degli adulti migliori di quelli che siamo stati noi. Più consapevoli. Più impegnati. Più indignati. Più arrabbiati. Più vivi.

Basta polemiche. Sono frutto ancora una volta della nostra sterile attitudine alla vita. L’esempio dei sopravvissuti di Charlie Hebdo può essere per noi e per i nostri ragazzi un’occasione irripetibile per alzare lo sguardo e riscoprire l’infinita bellezza dei bisogni primari, delle relazioni umane reali, dei valori, i nostri, per la difesa dei quali dovremmo imparare a batterci un po’ di più e un po’ meglio.

Quel manipolo di giornalisti, che sulle spalle si portano addosso il peso di una esperienza incancellabile, sono un esempio di coraggio che non può andare sprecato.

La gara di solidarietà che ha suscitato l’attacco di Parigi lascia una grande eredità, soprattutto ai nostri ragazzi: che sappiamo, dobbiamo e possiamo essere tutti più uniti. Che i terroristi non hanno vinto e alle loro pallottole noi rispondiamo con la forza delle idee e del pensiero.

Fra quei tre milioni che hanno sfilato a Parigi, c’era un fiume in piena di giovani. Sono loro la nostra speranza. Loro il futuro. Hanno bisogno di sogni, ideali in cui credere, nei quali riconoscersi e ritrovarsi.

In una notte come questa in cui, per dirla alla Hegel, “tutte le vacche sono nere”, dove i potenti cavalcano l’onda lunga di una tragedia già scritta, che offre loro insperate occasioni di visibilità, dove il tasso di popolarità della politica, non solo italiana, è ai minimi storici, le irresponsabili ali della libertà, della satira e di chi la anima, possono e devono essere un faro e uno stimolo per noi tutti. Un esempio soprattutto per i nostri figli, per rivalutare il valore della Polis e della Res Publica.

Castigat ridendo mores.

Perchè le matite, cari ragazzi, queste matite, sono un po’ come le scope dell’apprendista stregone di Walt Disney. Più le spezzi, più si moltiplicano.

Perché la libertà è come i gatti, ha nove vite e un numero infinito di ali.

LE RISPOSTE DEI LETTORI

LA RISPOSTA DI DANIELE D'OTTAVIO

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