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Pillole d'Europa

Di Cinzia Boschiero

Messina
 

Sono giovani italiani e lavorano mediamente dieci ore al giorno per sviluppare un importante progetto di ricerca ideato e gestito dalla dott.ssa Graziella Messina, presso il laboratorio del Dipartimento di Bioscienze dell'Università degli  Studi di Milano, grazie a fondi europei. Graziella Messina ha vinto fondi europei e ha lavorato in precedenza ad esempio due anni (2006-2007) presso il Pasteur Institute  di Parigi nel laboratorio Margaret Buckingham e all' INSERM- Groupe Myologie , sempre di Parigi come Visiting Scientist  su due distinti progetti, oltre ad avere ottenuto altre borse di studio, in precedenza, per sue attività di ricerca. Classe 1974, laureatasi a Roma La Sapienza, ora lavora a Milano come ricercatrice universitaria al Dip. di Bioscienze dell'Università di Milano.
Ci parla sempre sorridente e piena di energia: "Ho vinto  l'ERC starting Grant, " sottolinea.

Domanda: come ha conosciuto l'opportunità ERC?
Risposta: Grazie ad un  Tam Tam tra colleghi, soprattutto tra chi lo aveva vinto o aveva provato ad presentare domanda prima di me. In più, nel nostro Ateneo, ho trovato molto utile rivolgermi al nostro Sportello Ricerca, che è molto valido e ci informa dei bandi nazionali ed europei che sono in uscita.

Domanda: è stato difficile presentare domanda per il grant?
Risposta: Diciamo che è stato impegnativo, soprattutto perché tale Grant consiste di due parti, entrambe da sottomettere al vaglio della Commissione europea. La parte A deve contenere una sintesi chiara del tuo progetto, ma soprattutto raccontare di te: esperienze, risultati ottenuti. Deve emergere chiaramente non solo che si è riusciti a "svincolarsi scientificamente" dal proprio mentore di Dottorato ma anche sei pronto a renderti indipendente nelle idee e nella progettualità. Per la parte B ho dovuto invece presentare il vero e proprio progetto, con il background, i dati preliminari a supporto della mia ipotesi di lavoro e gli scopi del mio progetto di ricerca. La difficoltà maggiore secondo la mia esperienza è  stata l'interview, ovvero la selezione tramite colloquio fatta a Bruxelles. Se si supera il primo step, ossia un buon punteggio con il proprio curriculum e progetto, si è convocati infatti per l'interview a Bruxelles e si deve spiegare cosa si vuole realizzare davanti ad un panel di esperti; erano dodici quando l'ho fatto io il colloquio. Durante questa interview si hanno dieci minuti  di tempo per presentare il proprio progetto e altri dieci minuti di domande. Più che una prova scientifica è una vera e propria prova di tenuta psicologica. Soprattutto serve agli  esaminatori per capire quanto il proposal è veramente frutto del tuo lavoro, delle tue idee e occorre dimostrare se si è in grado di sostenere un tuo futuro gruppo di ricerca.

Domanda: che consiglio darebbe ad altri giovani ricercatori come Lei ?
Risposta: Prima di tutto di uscire dai laboratori dove ci si è laureati: occorre muoversi, in Italia o all'estero non importa, ma cambiare laboratorio e fare esperienze diverse. Solo così si impara veramente, ci si arricchisce e ci si mette realmente in discussione.  Questa è anche la conditio sine qua non dell'ERC:  deve emergere chiaramente che sei in grado di andare avanti da solo.
L'altro consiglio è di provarci, non buttarsi però: occorre avere una idea, nuova e davvero ambiziosa. E lavorare su questa, aspettando magari il momento giusto per applicare. Occorre comunque avere un ottimo curriculum, conoscere le lingue, e avere fatto precedenti e valide esperienze, oltre, soprattutto, ad avere realizzato delle pubblicazioni su riviste scientifiche ad elevato impatto.

 

Messina's group
 

Domanda: Il suo progetto di ricerca come è strutturato ?
Risposta: Il mio progetto si riferisce alla call ERC StG 2011 ed è partito ad Aprile 2012. La durata è di cinque anni  e devo gestire un totale di  quasi un milione e 500mila euro di budget.
Si sviluppa su due obiettivi principali: da un lato  la comprensione di come  una proteina, Nfix, possa svolgere un ruolo nel normale sviluppo e nella rigenerazione del muscolo scheletrico, tessuto responsabile del movimento, della postura e della respirazione diaframmatica; dall'altro come l'alterata espressione di questa proteina possa ritardare la degenerazione del muscolo scheletrico nelle Distrofie Muscolari, tra le quali la Distrofia Muscolare di Duchenne.
 
Domanda: Lei ha dato lavoro ad altri giovani e ha deciso di svolgere la sua ricerca in Italia, come si trova?
Risposta: lavoro molto bene insieme ai miei ragazzi, i cui nomi, mi farebbe molto più piacere, che  pubblicaste, con la foto perché siamo un vero e proprio team. Sono due post-doc (una ragazza e un ragazzo), una dottoranda di ricerca e due tecnici, precisamente Giuliana Rossi (post-doc) 29 anni; Giovanni Maroli (post-doc) 28 anni; Stefania Monteverde (tecnico) 31 anni; Chiara Bonfanti (tecnico) 29 anni e Valentina Taglietti (PhD student, dottorato di ricerca) 24 anni.

Domanda: quale contributo ritiene possa dare il suo progetto di ricerca?
Risposta: il mio progetto è innovativo perché, fino ad oggi, si è sempre pensato che, per meglio affrontare e ritardare la patologia distrofica, si dovesse potenziare il muscolo, renderlo più rigenerante, ipertrofico. E questi obiettivi sono stati ottenuti in studi in topo attraverso diversi approcci. Tuttavia i primi risultati nell' uomo nel 2008 non sono stati così incoraggianti. Da qui parte la mia idea e riflessione:  è davvero così giusto rendere un muscolo distrofico più forte e quindi più performante e rigenerante? Ho pensato che è come immaginare di mettere il motore di una Ferrari nella carrozzeria della 500….Inoltre un dato importante presente nei malati di Distrofia Muscolare è il fatto che le fibre meno compromesse sono quelle a contrazione lenta. Quindi il principio che voglio proporre, che va nella direzione opposta a quella perseguita fino ad oggi, è che per ritardare la degenerazione muscolare occorre rendere il muscolo meno rigenerante e a contrazione lenta. E dai nostri dati abbiamo visto che l'inibizione di questa proteina, Nfix, in un contesto distrofico porta ad un rescue della degenerazione muscolare. Chiaramente non stiamo curando il difetto genetico con la nostra ricerca però ritarderemmo la degenerazione del muscolo rendendo quindi gli approcci di Cell o gene Therapy più efficaci.

Domanda: cosa si ricorda del suo colloquio-interview a Bruxelles? Che consiglio darebbe a chi deve sostenere tale interview?
Risposta: ne ho tratto una impressione molto positiva perché è  stato tutto molto serio, professionale, puntuale.  Nessuno ti parlava se non per indicarti la stanza dove si sarebbe svolto il colloquio. E questo in qualche modo è snervante: ti metteva ansia, paura. Noi candidati di quel giorno e di quel preciso slot eravamo stati fatti accomodare tutti in una stanza in attesa di essere chiamati. Nessuno parlava, chi si rivedeva la presentazione, chi leggeva qualche articolo. Io, per non stressarmi ulteriormente pensavo a mia figlia, e così mi sono rilassata.
Il mio consiglio è di fare una presentazione puntuale sugli obiettivi principali del progetto e sul perché secondo te l'ERC ti dovrebbe finanziare, evidenziare bene quali sono gli aspetti innovativi del tuo progetto che chiedi di fare finanziare. Devi risultare sicuro del tuo proposal, convincente e soprattutto entusiasta!

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