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Pillole d'Europa
Cooperazione e integrazione: progetti in Europa
Roberto Usardi, Resp. CFP- AfolMet di Rozzano e don Giovanni Salatino, ideatore e coordinatore del “Campus della Pace”

Pillole d'Europa di Cinzia Boschiero

Da sempre l’Unione europea cofinanzia progetti di cooperazione anche in Stati extraeuropei con vari programmi come Europaid,  il programma DCII ed altri fondi europei che aiutano persino la Cina. E’ attiva, benché se ne parli poco, una “Strategia comune Africa-UE”, adottata nel 2007 con gli Stati africani.L’Unione europea ha aiutato il Niger a ridurre i flussi migratori verso Libia e Ue di oltre il 95%. La Strategia Comune Africa-UE è attuata attraverso piani d'azione periodici  con cinque principali priorità e aree di azione comune. Alcuni esempi? L'UE ha adottato un quadro strategico per il Corno d'Africa in cui sono delineate le misure che l'UE deve intraprendere per aiutare i popoli della regione a raggiungere condizioni di pace, stabilità, sicurezza, prosperità e responsabilità di governo. Il Consiglio EU ha il piano d'azione regionale per il Corno d'Africa 2015-2020.

Altri esempi? Funzionano le attività incluse nel piano d'azione per il Golfo di Guinea 2015-2020, che delinea il sostegno dell'UE per affrontare le sfide poste dalla sicurezza marittima e dalla criminalità organizzata nella regione. Un altro esempio? Il fondo fiduciario di emergenza dell'UE per l'Africa. Il Fondo fiduciario di emergenza dell'Unione europea mira a promuovere la stabilità in Africa affrontando le cause di destabilizzazione e di flussi migratori. Il Fondo mette a disposizione 3,3 miliardi di euro in tre regioni chiave dell'Africa: il Sahel e il Lago del Ciad, il Corno d'Africa e il Nord Africa, con l'obiettivo di aiutare oltre 160.000 migranti in transito e creare oltre 250.000 posti di lavoro in Africa. Per il Niger - il principale beneficiario del Fondo fiduciario - sono stati stanziati finora 230 milioni di euro per finanziare 11 progetti volti a sostenere la governance, a prevenire conflitti, a migliorare la gestione della migrazione e a creare opportunità economiche e lavoro. Anche l’UGIS, associazione nazionale giornalisti scientifici si è recata con una delegazione a Roma dal Papa proprio all’udienza del 6 febbraio, in cui è stato spiegata dal Papa l’importanza del Patto stretto con i Paesi Arabi. Ci sono esempi di cooperazione e di integrazione anche in Italia e se ne parla alla Settimana della Pace (10-15 febbraio).

“La Settimana della Pace è un Campus ovvero una esperienza di convivenza per adolescenti e giovani di culture e religioni differenti, nata a Gratosoglio ,” spiega don Giovanni Salatino, vicario parrocchiale incaricato della Pastorale Giovanile al Gratosoglio (www.campusdellapace.altervista.org),”Vi partecipano oltre mille giovani sia italiani che extraeuropei. L’idea ci è venuta dopo i tragici attentati di Parigi. Allora avvertivamo che il tessuto di convivenza del quartiere si stava sgretolando. Così abbiamo realizzato questa iniziativa che anche nel 2019 rappresenta  un'azione simbolica: una settimana di pratiche sportive, di visite alla città, di riflessioni e di laboratori creativi ma anche di spazi condivisi di preghiera  assieme,  di scambi di esperienze di vita e di volontariato, tra persone e giovani di varie etnie e diverse religioni. Perché solo nel concreto, incontrandosi, con eventi, veglia interreligiosa, cene multietniche si può comprendere che la pace e la coesistenza non sono solo un'utopia irrealizzabile”.  

Sono parte attiva gli studenti del Liceo Parini, Kandinskij, CFP di Rozzano, Varalli e Berchet.  In particolare il CFP di Rozzano con i suoi studenti si occupa sia del catering che della comunicazione con i suoi studenti. Gli studenti della III Info B inoltre hanno approfondito a lezione le opportunità del Corpo europeo di Solidarietà, varato dalla Commissione europea proprio per coinvolgere i giovani in progetti di cooperazione. La quarta edizione del “Campus di Educazione alla Pace” ha il titolo: “ De-centramento – centro e periferia, oltre ogni confine esistenziale” ed ha un fitto calendario di iniziative che si svolgono a Milano, Rozzano, Gratosoglio alla presenza anche di diverse autorità.  “E’ importante che i giovani possano collaborare nella realizzazione degli eventi; gli studenti interagiscono tra loro e sono coinvolti sia per l’ambito catering che per la promozione della Settimana della Pace; imparano cosa vuole dire cooperare e ascoltare esperienze di vita e volontariato positive”, dice Roberto Usardi, Resp. CFP AfolMet.

Una veglia interreligiosa di preghiera per la pace il 13 febbraio unirà assieme cattolici, buddisti, islamici e rumeno-ortodossi alla presenza dell'Arcivescovo di Milano Mons. Delpini e con la partecipazione del Sindaco Dott. Sala; venerdì 15 alle 10 al centro Asteria l'incontro-testimonianza sulla scelta di difendere la Sarajevo assediata negli anni del conflitto bosniaco del già Generale Jovan Divjak e, terminata la guerra, la scelta di aprire un'associazione a sostegno degli orfani di guerra. Degni di nota anche il percorso di osservazione di alcuni studenti dal centro di Milano alla periferia e la restituzione che faranno all'Assessore ai Lavori pubblici e alla Casa Prof. Rabaiotti e al sociologo dell'ambiente e del territorio Prof. Petrillo; e infine la giornata di volontariato che impegna il 14 febbraio oltre 100 studenti in una decina di realtà associative della città.

Quest'anno il campus si è definitivamente esteso alla città di Milano coinvolgendo sin dall'inizio nella progettazione alcune scuole dal centro alla periferia e il Servizio Giovani del Comune di Milano e lo staff della Vicesindaco. “Il tema tocca un altro fondamento per la convivenza di pace nella città: l'integrazione fra il centro e la periferia di Milano,” spiega don Giovanni Salatino,”Il centro non può rinunciare alla profezia di umanità che si sprigiona dalle periferie e la periferia non può smarrire il suo centro attorno a cui orbitare, pena la disgregazione e il degrado. I giovani di una e dell'altra parte della città sono chiamati, a partire dal riconoscimento della dignità dell'uomo e nella concreta possibilità di emanciparsi attraverso la cultura e il lavoro, a dare un nuovo volto alla città contro ogni chiusura e discriminazione”.

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