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Pillole d'Europa
Pensioni in Italia e in Europa, servono dialogo, rispetto e sinergia
Otto associazioni nazionali di pensionati a Roma chiedono rispetto, dialogo e sinergia tra generazioni

 

Pillole d'Europa
di Cinzia Boschiero

PENSIONI IN ITALIA E IN EUROPA – SERVONO DIALOGO, RISPETTO E SINERGIA TRA GENERAZIONI

Mancata perequazione automatica delle pensioni, separazione assistenza e previdenza, pensione di reversibilità, politiche pensionistiche innovative a favore delle giovani generazioni: sono questi i temi su cui di recente a Roma ben otto Associazioni nazionali di pensionati (ANPAN – ANRRA – ANUA - ANUPSA – CONFEDIR – FEDERSPEV – UNPIT – UNUCI) si sono confrontate con esperti e politici, discutendo su dati sia italiani che europei. “Rappresentiamo gran parte delle professionalità dei cittadini in pensione, da troppo tempo siamo usati come bancomat per coprire le infinite falle economiche di un sistema dove eccessivo spazio è ancora lasciato a sprechi, privilegi ed evasione ed elusione fiscale in Italia rispetto ad altri Stati”, dice il prof. Michele Poerio, Presidente del Comitato delle otto Associazioni Pensionati organizzatrici del recente incontro nazionale intitolato “La verità sulle pensioni – Dialogo, rispetto e sinergia tra generazioni”, Presidente Federspev e Confedir ,”ecco perché abbiamo organizzato questo convegno nazionale che ha evidenziato anche le disparità italiane rispetto agli altri Paesi europei. Vogliamo risposte sui 4 punti che riteniamo imprescindibili come Comitato e che intendiamo evidenziare al mondo istituzionale, sociale e a tutte le rappresentanze politiche, basta con le fake news sulle pensioni e basta con dati errati. L ’evento nazionale ha evidenziato come tutta la politica italiana invece di scagliarsi contro i cosiddetti “pensionati d’oro” a 2.500 -3.000 euro lordi mensili, che d’oro non sono, farebbe meglio a diminuire i suoi esorbitanti costi, a favorire la piena occupazione, a rivalutare i montanti contributivi, a lottare contro le false pensioni di invalidità, contro le pensioni e i vitalizi frutto di privilegi e di pluri-incarichi, contro l’evasione contributiva, contro la spaventosa evasione-elusione fiscale (120-130mld anno) e contro la corruzione (60 mld anno). E’ questo il ‘pozzo di San Patrizio’ cui la politica deve attingere per risolvere tutti i problemi del nostro Bel Paese, abbattendo quello spaventoso debito pubblico che ci soffoca e che lievita ogni anno”. I rappresentanti delle otto associazioni hanno ribadito :”Negli ultimi 11 anni e per 8 anni l’indicizzazione delle pensioni è stata del tutto azzerata: nel 2008 oltre le otto volte il minimo INPS (legge Berlusconi – Tremonti),nel 2012 e 2013 (Monti – Fornero) oltre le tre volte il minimo e variamente abbattuta con la finanziaria Letta negli anni 2014-15-16-17-18. Come conseguenza di tale accanimento l’assegno di questa categoria di pensionati ha perso non meno del 15-20% del suo valore reale; l’ultimo colpo mortale alla mancata perequazione è venuto dalla Consulta che con la sentenza 250/2017 (squisitamente politica) ha dichiarato la legittimità della legge Renzi – Poletti 109/2015,smentendo clamorosamente i principi affermati da diecine di sentenze della stessa Corte e nello specifico la sentenza 70/2015 e defraudando 6 milioni di pensionati di oltre 25 miliardi”. “I pensionati italiani pagano le tasse come i lavoratori attivi,” dice Michele Poerio,”Una pensione di 20mila euro lordi, non certo d’oro, ne paga quattromila euro di imposte contro i duemila euro della Spagna, mille euro in Gran Bretagna. Noi pensionati siamo il più importante ammortizzatore sociale sia italiano che europeo, per figli e nipoti disoccupati/sottoccupati e chiediamo rispetto. Da decenni,” prosegue il Presidente Michele Poerio,” chiediamo infatti una netta separazione tra la ‘vera previdenza’, sostenuta dai contributi dei lavoratori e dei datori di lavoro, e l’assistenza che deve essere completamente a carico della fiscalità generale. Separazione, peraltro, già prevista dalla legge 88/1989 mai attuata. La ‘previdenza vera’ è in attivo di svariati miliardi, come dimostrato anche dal Prof. Alberto Brambilla, uno dei maggiori esperti previdenziali italiani, mentre la spesa per l’assistenza è in continua crescita ad un ritmo spaventoso e non sostenibile del 5,9% anno. La spesa previdenziale pura sul PIL è del 10% circa (ampiamente nella media OCSE) mentre l’ISTAT comunica ad EUROSTAT che la spesa previdenziale è del 19% del PIL, comprendendo anche l’assistenza. Si tratta di una vera e propria manipolazione dei dati nei confronti della quale abbiamo presentato numerosi esposti – denunce in tutte le sedi giurisdizionali possibili. Cosa possono rispondere gli organismi internazionali (Comunità Europea, OCSE,OSCE,FMI) di fronte a questi dati fasulli se non : dovete tagliare le pensioni? Le pensioni di reversibilità poi non sono mai state molto amate dalla politica. L’attuale commissario alla spending review Yoram Gutgeld è arrivato ad affermare che ‘la reversibilità in Italia è molto alta, circa il 30-40% in più del resto d’Europa’ senza precisare, però, che in Italia i contributi sono molto, ma molto più elevati. Il furto legalizzato a carico dei superstiti inizia con la legge Dini 335/95 (art. 1c.41 tabella F) che prevede abbattimenti sostanziali in rapporto al reddito del superstite. E’ uno scandalo perché la pensione maturata dal defunto è sostenuta da contributi effettivamente versati che sono costati sacrifici non solo al deceduto, ma all’intera famiglia. Più vantaggioso, invece, è sopravvivere ad un parlamentare: parafrasando George Orwell possiamo dire che ‘tutti i cittadini sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri’. I figli dei cittadini normali, infatti, ricevono l’assegno solo se studiano e al massimo fino a 26 anni. I figli dei parlamentari anche se non studiano. Anche i genitori dei parlamentari sono più uguali: la reversibilità normalmente spetta a padri e madri a carico, senza pensione e con più di 65 anni. Per i genitori dell’onorevole basta che siano a carico. Il futuro previdenziale dei nostri giovani è alquanto nero, se non si realizzerà una urgente revisione dei meccanismi di rivalutazione, una vera previdenza integrativa che ad oggi nel pubblico impiego non è ancora realmente partita e soprattutto se non si realizzerà una adeguata lotta al precariato. Si tratta di un gravissimo problema che dovrà essere risolto a livello politico e non depredando le nostre pensioni, frutto di contributi effettivamente versati, ma dando maggiore stabilità al mercato del lavoro. Il che evidenzia l’assoluta necessità di una previdenza integrativa”. Mentre all’estero incentivano i fondi pensione, in Italia con la finanziaria 2015 hanno quasi raddoppiato la tassazione dall’11,5% al 20% sul netto maturato dai fondi delle pensioni integrative, hanno colpito le casse previdenziali private, hanno ridotto le esenzioni fiscali delle polizze vita private. Tutto ciò rischia di distruggere la previdenza integrativa che doveva consentire alle giovani generazioni di crearsi un secondo pilastro previdenziale. I pensionati italiani di ben 11 associazioni nazionali ora si sono riuniti in un Forum attivo e chiedono il ritiro di provvedimenti che danneggiano chi come loro, ha sempre rispettato le leggi, ha lavorato duramente e ha versato contributi reali, non figurativi e chiedono pertanto che si ripristini un sano dialogo, rispetto e sinergie tra generazioni e siano attuate riforme prendendo spunto dalle best practices di altri Stati europei.

 

 

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