Covid, "Vaccine Day”: la sfilata mediatica da Red Carpet di Cannes
Sul "Vaccine Day": "Si esulta, ovunque, per la prima iniezione. Lo comprendo. O almeno, cerco di farlo. Ma sono indignata per la strumentalizzazione politica"
Covid, "Vaccine Day": la strumentalizzazione politica
Premesso che: Non sono NO VAX, e che ritengo importanti i vaccini, perché altrimenti saremmo morti da tempo, ed in tanti a causa di malattie gravi e mortali, del passato. Il vaccino serve, quando necessario, quando davvero rende tutti più sicuri, non ha controindicazioni, e riesce a debellare pandemie e morte. Porto sulla spalla ancora i segni indelebili ed in rilievo di un vaccino contro il vaiolo. Già, c'era quello, ai tempi, da debellare. Ma, pessimo è legare tutto ciò ad una immagine esageratamente sgraziata e disagiante, del trasporto verso i principali centri regionali, di un camion refrigerato con dentro i vaccini Pfizer, fatto vivere come fosse il viaggio di Ulisse che torna ad Itaca. Finalmente. Attraversa mari impetuosi, tanti Polifemi ed orde barbariche pronti ad appropriarsene.
Le immagini che tanto hanno fatto commuovere (per cosa, poi?): quel cordone creato dalle forze dell’ordine a scorta del "miracoloso" e " prezioso" liquido salvifico, poste in rilievo come davvero costudissero qualcuno che andava protetto, immagini e video" melassa" delle più stucchevoli. La scorta e l'esercito. Lo abbiamo visto tutti. Pronto a tutelare i vaccini così come a scortare le bare a Bergamo nel buio di quel 18 marzo, che qualche telefonino dai balconi, nel silenzio ovattato di una tragedia consumata, ha regalato ai social. Ed ecco che entra negli Ospedali, con tanto di Governatori al seguito pronti alla foto di rito.
Si esulta, ovunque, per la prima iniezione. Lo comprendo. O almeno, sono sincera, cerco di farlo. C'è chi addirittura si commuove, e piange. Magari è un medico, o qualcuno del personale sanitario stremato da questo lungo periodo di paura (indotta e chiediamoci perché...) e le lacrime sono anche di sollievo. Sono quelle di colui che pensa "Sta per finire un incubo". Indubbio sperarlo. Non critico, né giudico tutto ciò, ma sono indignata per l'effetto mediatico e la strumentalizzazione politica di questo avvenimento.
Covid, "Vaccine Day" o sfilata da Red Carpet di Cannes?
Più che un "Vaccine day”, pareva la sfilata da Red Carpet di Cannes. E la prima vaccinata chi è? Un’infermiera dello Spallanzani rigorosamente giovane e carina. Un caso. Ovvio. Non scherziamo. Un lancio mediatico, social compresi, studiato ad hoc, emotivamente parlando. Chi mastica Comunicazione sa bene quanto dico. "Houston abbiamo un problema" ed il fiato sospeso di tutto il mondo, è stato un gioco da ragazzi, di quelli da dopo pranzo di Natale per passare il tempo, al confronto.
Mi chiedo se, davvero, doveva essere questo, e così, l’ingresso del vaccino in Italia, e poi nei vari Ospedali. Mi chiedo se abbia avuto un senso questo sbandierare, nelle varie pagine social, i vari De Luca, ed altri personaggi famosi eletti a testimonial, affidarsi al vaccino a favore di telecamere. Mi chiedo se non fosse stato migliore uno stile più rispettoso nei confronti dei cittadini, e dei tanti che attendono, forse più fragili e da proteggere. Qualcuno afferma che l'effetto è voluto dal Governo, per dare speranza. Io controbatto che Speranza, di speranza deve parlare quando avrà certezze che questo vaccino funzioni, che davvero siamo arrivati al Pronti, via, e si riparte. Ma senza Attenti. Perché attenti lo siamo stati, anche troppo.
La speranza deve diventare Vittoria. Quella della scienza giusta, capace, onesta, che non pone da una parte la salvezza e contemporaneamente pubblica i 32 punti importanti AIFA, dove viene specificato a caratteri cubitali, che nonostante tutto, serve continuare con regole ferree, distanziamento e mascherine. Ed in aggiunta il Ministro, che di speranza ha solo il cognome, deve dire che serve tornare alla vita, invece di affermare che: " continueremo con i colori delle varie zone, perché questo ci protegge meglio. E serviranno ancora mesi per uscire da questa situazione".
Covid, "Vaccine Day": questa è la speranza?
Ecco. È questa la speranza? La rassicurazione? Questa è di fatto la campagna mediatica volutamente emozionante e persuasiva, a favore di Governo (Ma quanto siamo stati bravi noi!) che probabilmente è stata pensata per dare una carezza a chi ancora crede che non sia importante vaccinarsi. Gli indecisi sono molti, perché non si hanno certezze né della riuscita, né delle conseguenze. I media, il giornalismo sono mercanti, fanno ciò che viene loro detto di fare. Salvo quelli liberi, perché esistono. Ma sempre pochi.
Non serve alimentare l'inquietudine, come se fosse necessario, ancora ed ancora, ripetere che di Covid si può morire, tanto da aver reso tutta la popolazione estremamente fragile e sempre più sospettosa ed asociale. Forse è stato fatto abbastanza, in questi mesi, ma per avvicinare la gente alla cialtroneria, non alla intelligenza ed alla ragione. Ben vengano i vaccini, ci mancherebbe. E ben torni la normalità. Dio sa quanto ce n'è bisogno, a tutti i livelli. Poi, chissà, un giorno ci diranno che....
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