Milano, 31 mag. (AdnKronos Salute) - "In Lombardia la legge 194 sull'aborto è disattesa e i diritti delle donne continuano a essere negati". E' la denuncia del Pd, mossa alla luce di un'indagine promossa dalla consigliera regionale Paola Bocci, condotta nei presidi della regione e presentata a Milano insieme a una richiesta: "Concorsi ad hoc per non obiettori, su modello del Lazio", per far fronte a un numero di ginecologi obiettori vicino ai 7 professionisti su 10. Si chiede inoltre di promuovere il ricorso alla pillola Ru486, ritenuto oggi insufficiente e ridotto da rigidi 'paletti', e di aumentare i consultori che vedono la regione fanalino di coda per rapporto fra centri e numero di abitanti. Mentre le interruzioni di gravidanza in Lombardia sono in calo (13.499 nel 2017, 331 in meno rispetto alle 13.830 del 2016), riferisce il gruppo dem, resta "sconfortante la percentuale di ginecologi obiettori di coscienza": nel 2017 il 66,1% (68,2% nel 2016), con punte dell'80-99% in 11 strutture e del 100% in 5 ospedali (Gallarate, Iseo, Oglio Po, Sondalo e Chiavenna); sotto al 50% solo 8 presidi. Cifre che si traducono in un 'superlavoro' per i non obiettori, chiamati a eseguire 3 interventi a settimana, "talvolta spostandosi fra diverse strutture", a fronte di 1,3 interventi in Piemonte e 1,2 in Veneto. "Un carico di lavoro altissimo", anche perché in Lombardia "solo il 63,9% delle strutture che hanno il reparto di Ostetricia e Ginecologia effettua Ivg. In alternativa le Asst sono costrette a ricorrere a personale esterno, cioè a medici gettonisti che si recano negli ospedali esclusivamente per questo tipo di intervento, e per i quali nel 2017 sono stati spesi 147.504 euro"."Alla Regione - afferma Bocci - chiediamo di attuare la legge 194 in tutte le sue parti, a partire dall'articolo 9 secondo cui 'gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare gli interventi di interruzione della gravidanza richiesti'. Questo obiettivo deve essere raggiunto anche con l'assunzione di ginecologi non obiettori tramite concorso ad hoc, laddove ci sia una carenza, così come è stato fatto in Lazio dalla giunta Zingaretti".Per Bocci "un dato positivo" è il calo degli aborti: "Sta a significare innanzitutto che, a 40 anni di distanza, la legge 194 è ancora attuale, efficace e capace di raggiungere l'obiettivo che si era data, ossia ridurre il ricorso all'Ivg". Ma questa flessione è la sola luce che il Pd intravede in quadro di ombre. I risultati dell'indagine-denuncia sono infatti "ancora più sconfortanti se si guarda all'utilizzo della pillola Ru486, un metodo farmacologico autorizzato dall'Aifa nel 2009": in Lombardia nel 2017 è stato utilizzato nell'8,2% dei casi, "mentre la media italiana è del 18,2%; in 32 presidi non è usato in nessun modo"."E questo nonostante la legge 194 sia esplicita: 'Le Regioni - recita il testo riportato dai dem - d'intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l'aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sul decorso della gravidanza, sul parto e sull'uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell'integrità fisica e psichica della donna'". Per il Pd, all'origine del basso ricorso all'aborto farmacologico "c'è il fatto che la Lombardia è al 16esimo posto in Italia per giorni d'attesa dell'intervento. Significa che passa troppo tempo fra la certificazione e l'effettiva esecuzione dell'Ivg, e questo fa scadere i termini (49 giorni) entro i quali è possibile utilizzare il farmaco".Inoltre, rispetto ad altre regioni che ricorrono in modo molto più intenso al metodo farmacologico (la Liguria con il 45,7% sul totale aborti nel 2016, il Piemonte con il 39,1%, l'Emilia Romagna con il 29,8% e la Toscana con il 25,2%), "negli ospedali lombardi viene applicata in maniera rigida l'indicazione nazionale - peraltro non vincolante - che prevede 3 giorni di ricovero, a differenza dell'Ivg chirurgica che è eseguita in Day hospital". E il fatto che esistano "alcune eccezioni come ad esempio il presidio ospedaliero di Lodi e quello di Mantova, dove l'impiego della Ru486 è molto alto, rispettivamente nell'83% e nel 58,2% dei casi", per i promotori della ricerca "dimostra come, dove c'è la volontà di andare incontro alle esigenze delle donne, il metodo farmacologico viene ampiamente utilizzato". Boccia annuncia dunque "una mozione in Consiglio per chiedere che sia incentivato, promuovendo procedure di ricovero meno restrittive"."Dare piena applicazione alla legge 194 - riconosce il Pd - non significa solo garantire il diritto all'interruzione volontaria di gravidanza, ma anche e soprattutto promuoverne la prevenzione". Tuttavia, "anche in questo caso Regione Lombardia disattende la legge: i consultori pubblici, che dalla loro istituzione hanno svolto un ruolo centrale nell'educazione alla contraccezione e quindi alla prevenzione, dovrebbero essere uno ogni 20 mila abitanti, ma la Lombardia è ben lontana dal rispetto dei parametri e anzi si classifica ultima in Italia con solo 0,3 strutture per abitante, a fronte per esempio dell'1,1 di Toscana e Basilicata". "La carenza di strutture che promuovono la prevenzione , soprattutto tra i soggetti più disagiati - osservano i dem - è dimostrata anche dal dato relativo alle donne extracomunitarie che rappresentano il 34,8% di quelle che ricorrono all'Ivg, a fronte di un ovvia presenza minoritaria sul totale della popolazione femminile"."Chiediamo alla Regione - conclude Bocci - di tornare a investire in queste strutture, senza le quali l'obiettivo della 194, ridurre a zero il numero delle interruzioni di gravidanza non potrà mai essere raggiunto".

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