Fondatore e direttore
Angelo Maria Perrino

Aids: Telefono verde Iss, a chiamare sempre meno giovani e poco informati

20 giugno 2017- 14:54
30 anni di attività e un vademecum per contrastare lo stigma
Roma, 20 giu. (AdnKronos Salute) - Sono sempre meno i giovani che utilizzano il Telefono verde Aids e Ist (Infezioni sessualmente trasmesse) dell'Istituto superiore di sanità, ma di pari passo aumenta anche la disinformazione sulle misure di prevenzione. E il test Hiv non viene sistematicamente eseguito da circa la metà di coloro che chiamano dichiarando di aver avuto un comportamento a rischio. Rimangono costanti le richieste di consulenza in materia legale con riferimento a stigma, discriminazione sul posto di lavoro, violazione della privacy, accesso alle cure. Proprio su questi temi è stato realizzato dall'Iss un opuscolo informativo, 'La bussola sui diritti esigibili dalle persone sieropositive', che sarà scaricabile gratuitamente dal sito dell'Istituto.E' questo, in sintesi, il profilo tracciato attraverso l'analisi dei contenuti emersi durante i 50 interventi di counselling telefonico che mediamente vengono effettuati ogni giorno dagli esperti del Telefono verde dell'Iss, che oggi compie trent'anni di attività. In questo lasso di tempo gli specialisti hanno risposto a oltre 2 milioni di domande, svolgendo quasi 800 mila interventi di counselling al'interno di telefonate effettuate in maggioranza da uomini (75,4%), da persone che dichiarano di aver avuto rapporti eterosessuali (56,8%), da giovani appartenenti della fascia di età compresa tra i 25 e i 39 anni (57%). "Proprio i dati del Telefono verde dimostrano come sia sempre più importante elevare il livello di consapevolezza sui comportamenti corretti in materia di salute - afferma Walter Ricciardi, presidente dell'Istituto superiore di sanità - La disinformazione nel corso di questi trent'anni è passata dall'11,4% rilevato nel primo decennio al 13,6% rilevato negli ultimi anni. Relativamente all'Hiv, per esempio, in 12 telefonate su cento effettuate da persone di tutte le età emerge ancora che il rischio di contrarre l'infezione sia legato a baci, zanzare e bagni pubblici. La richiesta costante di informazioni su tematiche legali, inoltre, ci ha convinti a produrre, proprio in quest'occasione, uno strumento informativo di orientamento per la tutela dei diritti delle persone con Hiv nell'ottica anche della tutela del diritto all'accesso alle cure".Intanto cambia l'identikit di chi telefona e chiede informazioni. "Le chiamate in diminuzione riguardano, rispetto soprattutto ai primi anni dell'epidemia, sia le donne (33% nel 1987-1997, scese al 13,9% nel 2007-2017) sia i giovani (da 23,3% a 11,9%) - dichiara Anna Maria Luzi, direttore dell'Unità operativa Rcf all'interno della quale si colloca il Telefono verde - Le prime perché probabilmente hanno un accesso facilitato ai servizi di prevenzione territoriali per la salute della donna, i secondi perché sembrano prediligere altri canali informativi, quali Internet. Per questo dal 2013 l'attività di counselling telefonico è integrata dal sito www.uniticontrolaids.it". Sembra che si sottovalutino i rischi di infezione legati all'attività sessuale. "In generale i quesiti hanno riguardato soprattutto le modalità di trasmissione dell'Hiv (25,8%) e le informazioni relative ai test (22,1%)". Un'ulteriore analisi statistica, relativa al febbraio 2011-maggio 2017 ha evidenziato che nel 74,8% delle telefonate (74.415 su un totale di 99.392) è stata posta attenzione sul test Hiv, che nel 50% dei casi non è mai stato eseguito. "Dall'analisi emerge che l'esame è stato effettuato per motivazioni indipendenti dal comportamento a rischio in una proporzione di telefonate pari al 2% (interventi chirurgici, gravidanza o durante una donazione di sangue)", dice Luzi. "Da tutto questo - afferma Gianni Rezza, direttore del Dipartimento Malattie infettive dell'Iss - si evidenzia una percezione del rischio notevolmente abbassata, nonostante resti rilevante il numero delle nuove diagnosi di Hiv segnalate dal Sistema di sorveglianza Coa/Iss: nel 2015 pari a 3.444 nuovi casi, con l'incidenza più alta osservata tra le persone di 25-29 anni che rappresentano anche la fascia di età in cui è più alta la disinformazione tra gli utenti del Telefono verde". Inoltre le infezioni sessualmente trasmesse sembrano preoccupare meno, nonostante il Sistema di sorveglianza ne abbia registrato un aumento progressivo (dal 2005 al 2014 +33,2%) soprattutto fra le donne. "Serve una maggiore consapevolezza fra i giovani nell'evitare comportamenti sessuali sbagliati, perché questo ha a che fare con il loro futuro , conclude Ricciardi , Si pensi alla Clamydia che ha la più alta prevalenza tra le giovani donne tra i 15 e i 24 anni, un'infezione che può comportare conseguenze sulla salute della donna e arrecare notevoli danni alla sua fertilità". Al servizio, gratuito e anonimo, sia in italiano sia in inglese, dal lunedì al venerdì dalle ore 13.00 alle ore 18.00 rispondono gli esperti del Telefono verde Aids e Ist: 800 861061.