Roma, 11 feb. (AdnKronos Salute) - Una parola che dà l'idea della catastrofe imminente, spaventosa quanto reale: farmaci antibiotici che non riusciranno più a proteggerci dalle più banali infezioni. Armi sempre più spuntate, perché abusate, contro batteri sempre più super-resistenti. Con un costo in termini di vite umane altrettanto scioccante: "2,4 milioni di morti stimati fra il 2015 e il 2050 solo nei 33 Paesi Ocse e un costo economico di 3,5 miliardi di dollari l'anno per gestire le complicanze legate alle infezioni incurabili. E in questo quadro l'Italia è, insieme a Grecia e Portogallo, più a rischio". A tracciare il quadro è stato Ranieri Guerra, Assistant Director-General for Strategic Initiatives dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), oggi a Roma in occasione di un incontro sul tema organizzato da Farmindustria.Un problema, quello della crescente resistenza dei microbi nei confronti dei medicinali, che va affrontato da più punti di vista. Quello dei pazienti, "che spesso chiedono in prima persona ai propri medici di famiglia di ottenere una prescrizione di antibiotici, in assenza ancora oggi di sistemi di diagnostica che possano mostrare nel giro di pochi minuti l'origine di un'infezione (se batterica oppure virale) e quindi giustificare o meno l'uso di un antibiotico. C'è poi la questione delle infezioni ospedaliere: abbiamo un'igiene carente all'interno delle nostre strutture. E non ho ancora visto da nessuna parte adottare premi e incentivi ai direttori generali delle aziende sanitarie che raggiungono obiettivi concreti nell'abbattimento dell'incidenza delle infezioni ospedaliere. Invece è qualcosa che andrebbe implementato". Ancora, l'uso di antibiotici negli allevamenti animali, che è alla base di buona parte dell'esposizione dei cittadini a questi prodotti e che è molto consistente soprattutto in Italia, "per cui sarebbe auspicabile l'abolizione totale dell'impiego di questi medicinali per la crescita degli animali - evidenzia Guerra - limitandolo solo ai casi di infezione reale, con la chiusura degli allevamenti che non rispettano questa regola". Secondo l'esperto, per cominciare, sarebbero tre le categorie a cui le istituzioni dovrebbero rivolgersi per diffondere informazioni corrette e utili ad arginare il problema: "In primis la scuola - ha detto - magari con un'ora di educazione alla scienza alla settimana. I caregiver, anche le badanti, che devono sapere quanto, ad esempio, lavarsi le mani ogni volta che vengono a contatto con gli anziani possa essere utile a non diffondere i germi. Infine, gli operatori sanitari, che spesso sottovalutano il rischio".

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