Milano, 15 mar. (AdnKronos Salute) - Buone notizie per i 'fungiatt', i cercatori di funghi che per inseguire la loro passione gastronomica sono pronti a sfidare rischi e addentrarsi nei boschi della Penisola, quando l'aria profuma di muschio e di pioggia. La scienza aggiunge un motivo in più per andare a caccia di queste primizie figlie dell'umidità e per non farle mai mancare dai menu soprattutto dei commensali anziani. Secondo uno studio pubblicato sul 'Journal of Alzheimer's Disease', infatti, mangiare funghi potrebbe ridurre il rischio di incorrere in problemi di memoria, nello specifico quello che gli esperti definiscono decadimento cognitivo lieve (Mci). Un team di ricercatori di Singapore è arrivato alla conclusione analizzando i dati di 663 uomini e donne cinesi di età superiore ai 60 anni, nessuno dei quali con problemi di pensiero o memoria all'inizio dello studio, come riporta il 'New York Times' che dedica un servizio alla ricerca in questione. Chi consumava funghi più volte alla settimana è risultato avere un rischio ridotto di sviluppare Mci. Con interviste singole i ricercatori hanno registrato informazioni sulla dieta delle persone arruolate, comprese domande su 6 tipi di funghi comunemente utilizzati. Gli esperti hanno poi valutato la funzione cognitiva con interviste strutturate dettagliate e test sull'acuità mentale. Nel corso dello studio durato 6 anni, 90 persone hanno sviluppato decadimento cognitivo lieve. Dopo aver controllato i molti fattori di salute, comportamentali e socioeconomici, compreso il consumo di carne, verdure verdi, frutta e noci, gli scienziati hanno calcolato che, rispetto agli anziani con una dieta che prevedeva meno di una porzione di funghi da 5 once (141 grammi circa) a settimana, quelli che ne consumavano da una a 2 porzioni avevano un rischio ridotto del 43% per il Mci. Fra chi mangiava più di 2 porzioni questa percentuale saliva al 52%. Le ragioni dell'associazione non sono chiare, ma i funghi - ragionano gli esperti - contengono vari antiossidanti e sostanze antinfiammatorie che possono inibire l'accumulo nel cervello di beta-amiloide e tau, proteine caratteristiche del morbo di Alzheimer. Sulla base di questo e di precedenti studi, concludono gli autori, "il consumo di funghi potrebbe essere una potenziale misura preventiva per rallentare il declino cognitivo e la neurodegenerazione negli anziani".

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