Milano, 11 feb. (AdnKronos Salute) - Sono circa 500 mila gli italiani colpiti da epilessia, una delle più comuni patologie neurologiche. Ma la ricerca è al fianco dei pazienti, assicurano i neurologi del Belpaese che oggi, lunedì 11 febbraio, in occasione della Giornata nazionale dell'epilessia hanno voluto lanciare un messaggio positivo sulle armi disponibili contro la malattia. Armi sempre più mirate. Mentre gli scienziati continuano i loro studi. E' la Società italiana di neurologia (Sin) a fare il punto sulle opportunità terapeutiche e sottolinea come oggi permettano di "controllare completamente le crisi epilettiche nel 70% dei soggetti". La ricerca scientifica "è molto attiva - assicura Umberto Aguglia, coordinatore del Gruppo di studio Epilessia della Sin, ordinario di Neurologia all'università Magna Graecia di Catanzaro e direttore del Centro regionale epilessie del Grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria - e nuovi farmaci vengono periodicamente immessi in commercio, aumentando l'armamentario terapeutico in possesso del neurologo a beneficio sia dell'aderenza terapeutica, sia della qualità di vita. In alcuni soggetti resistenti al trattamento farmacologico è possibile ricorrere alla chirurgia, intervenendo direttamente nella zona del cervello da cui hanno origine le crisi. Inoltre, negli ultimi anni, grazie alle nuove tecniche di risonanza magnetica e di ricerca genetica, è migliorata la possibilità di riconoscere le cause dell'epilessia e di eseguire, ove possibile, una terapia personalizzata per il singolo paziente".Sebbene la patologia possa insorgere a ogni età, il maggior numero di casi si registra in epoca neonatale-infantile e nell'anziano. Molte delle epilessie che esordiscono da bambini sono ereditarie e, a volte, possono scomparire con gli anni, essendo il cervello una struttura dinamica che si sviluppa, cresce e si modifica nel corso del tempo, evidenziano gli esperti. Nei soggetti anziani, invece, sono le lesioni cerebro-vascolari (ischemiche o emorragiche) e l'ipertensione arteriosa a costituire i fattori di rischio più rilevanti. "Campagne informative come quella di oggi - conclude Aguglia - sono fondamentali nella lotta a una patologia ancora circondata da pregiudizi e disinformazione".

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