Roma, 14 mar. (AdnKronos Salute) - "La mancanza di integrazione e comunicazione tra gli operatori dello stesso ambito territoriale", "la carenza servizi e strutture dedicate" e la "difficoltà a trovare personale con esperienza specifica", "la solitudine delle famiglie con adolescenti con disagio, che andrebbero sostenute adeguatamente e valorizzate come risorsa". E' quanto emerge dallo studio presentato oggi a Roma al convegno 'La salute mentale degli adolescenti' dall’Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza (Agia), elaborato da un gruppo di lavoro costituito nel dicembre 2016 all’interno della Consulta nazionale delle associazioni e delle organizzazioni, istituita e presieduta dalla stessa Agia.Per un adolescente il disagio è fisiologico ed evolutivo. E' però necessario che siano individuati quanto prima i disturbi psichiatrici, diversi da questo disagio adolescenziale. "Abbiamo scelto di approfondire questo tema - osserva Filomena Albano, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia) - non solo perché è necessario che siano assicurate a tutte le persone di minore età pari opportunità nell’accesso alle cure, ma anche perché parlare di salute mentale in adolescenza significa occuparsi di ragazzi invisibili, poco intercettati e particolarmente vulnerabili. La seconda ragione per cui oggi affrontiamo l’argomento risiede nella fiducia di poter di con­tribuire al miglioramento del sistema e al superamento delle criticità esistenti".La ricerca è stata realizzata attraverso otto focus group, sviluppati in altrettante città italiane, con operatori e testimoni privilegiati; con la somministrazione di questionari ai tribunali per i minorenni (Palermo, Genova, Caltanissetta, Catania e Milano) e per mezzo di un confronto con il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del ministero della Giustizia. Sulla base di tale studio l’Agia ha formulato una serie di raccomandazioni a Governo, Regioni e altri interlocutori istituzionali, che hanno inoltre valore di indirizzo per operatori, utenti e famiglie.Cosa è emerso dallo studio? "Sono state registrate buone pratiche e criticità. Quanto a queste ultime è stata riscontrata la mancanza di integrazione e comunicazione tra gli operatori dello stesso ambito territoriale, sono risultati carenti servizi e strutture dedicati e c’è difficoltà a trovare personale con esperienza specifica. Emerge - sottolinea l'Agia - inoltre, la solitudine delle famiglie con adolescenti con disagio, che andrebbero sostenute adeguatamente e valorizzate come risorsa. È stata infine manifestata l’esigenza di interventi precoci e tempestivi, di continuità nel passaggio dai percorsi residenziali a quelli territoriali e in quello alla maggiore età".Per il superamento delle criticità, tra le raccomandazioni si evidenzia "l’esigenza di una congrua assegnazione di risorse per la salute mentale in adolescenza, dell’attivazione di un raccordo strutturale tra istituzioni e professionalità coinvolte, della valorizzazione dell’apporto di ciascuna professionalità e ciascun servizio coinvolto nonché di assicurare la continuità dei percorsi e di avviare un sistema di monitoraggio". E ancora, l’Agia raccomanda di integrare la rete educativa e sociale con la rete specialistica dedicata e di diversificare le risposte, superando la logica delle soluzioni precostituite. La ricerca (scaricabile da www.garanteinfanzia.org nella sezione Pubblicazioni) è stata presentata dal professor Pietro Ferrara, coordinatore del gruppo di lavoro e membro della Società italiana di pediatria, e dalla dottoressa Antonella Costantino, componente della Consulta e presidente della Società italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza.
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