Milano, 4 set. (AdnKronos Salute) - Sono stati celebrati in tutto il mondo come gli eroi dell'11 settembre, fra i primi ad accorrere quando nel 2001 crollarono le Torri gemelle nell'attentato al World Trade Center (Wtc). In quelle ore drammatiche i vigili del fuoco hanno messo in gioco anche la loro salute, esponendosi alle polveri sottili sprigionate dai roghi, al fumo e a sostanze chimiche tossiche che per giorni saturarono l'aria. A distanza di 17 anni dalla data che più ha segnato la storia moderna degli Stati Uniti, i 'fireworker' tornano protagonisti con uno studio scientifico pubblicato su online su 'Bmj Open Respiratory Research', in cui non solo si gettano le basi per test metabolici in grado di diagnosticare precocemente il danno polmonare nelle vittime di disastri esposte a particelle tossiche, ma si suggerisce il possibile ruolo protettivo di una dieta mediterranea ipocalorica. L'ipotesi che gli autori della ricerca - scienziati della New York University School of Medicine - si apprestano a testare è che la correzione di specifici squilibri metabolici, attraverso cambiamenti nell'alimentazione o l'uso di integratori, possa "scongiurare o invertire" la perdita della funzione polmonare. E il piano è di concentrarsi proprio sulla dieta mediterranea a basso impatto calorico, nota per la sua capacità di riequilibrare i metaboliti del corpo, per verificare i suoi potenziali effetti sulla salute polmonare dei vigili del fuoco. Nel lavoro, guidato da George Crowley e Sophia Kwon della Nyu Langone, gli esperti hanno identificato livelli anormali di più di due dozzine di metaboliti - composti chimici prodotti nel corpo quando degrada grassi, proteine ??e carboidrati - che sono risultati in grado di prevedere in modo affidabile chi fra i pompieri intervenuti l'11 settembre e nei giorni successivi ha sviluppato malattie ai polmoni, e chi no. Il team è partito dall'analisi dei livelli ematici di 580 metaboliti che si trovano frequentemente nell'organismo. Tutti i campioni esaminati erano di vigili del fuoco sottoposti a test entro 7 mesi dal disastro. Da allora la loro funzione polmonare è stata verificata ogni anno. I ricercatori hanno abbinato i dati di 15 pompieri nei quali questa funzione era diminuita bruscamente entro il 2015 e di altri 15 in cui era rimasta sana nonostante livelli simili di esposizione alle polveri del Wtc. Con un software avanzato gli scienziati hanno potuto mettere ordine nella maxi cascata di informazioni relative ai metaboliti. E, grafici alla mano, hanno identificato vari gruppi chimici che si sono distinti come altamente predittivi della maggior parte dei casi di patologie da ostruzione delle vie aeree (asma, bronchite cronica, enfisema) e di danno polmonare: per esempio, la diminuzione degli sfingolipidi e di amminoacidi a catena ramificata e l'aumento nei livelli di ormoni dello stress. Per Anna Nolan, ricercatrice senior dello studio, è probabile che gli squilibri metabolici individuati contribuiscano all'infiammazione cronica che è alla base della maggior parte delle patologie ostruttive e delle lesioni polmonari.Lo studio, concludono gli autori, offre la prima prova che gli esami dei metaboliti nel sangue potrebbero ancora aiutare nella diagnosi di queste condizioni fra i circa 9 mila vigili del fuoco esposti a sostanze chimiche tossiche nel World Trade Center l'11 settembre 2001, o durante le successive operazioni di pulizia. La speranza, sottolinea Nolan, è di sviluppare un profilo chimico preciso dei soggetti più a rischio analizzando anche i campioni non inclusi nello studio attuale. E valutare eventuali interventi protettivi per gli eroici soccorritori costretti a respirare un'aria carica di metalli pesanti pericolosi, come il cromo e il mercurio, polvere di cemento e amianto, e il carburante degli aerei che andava a fuoco. La lenta combustione chimica del loro tessuto polmonare, a sua volta, ha provocato infiammazioni croniche e danni ai polmoni. Dal loro sacrificio ora arriveranno informazioni preziose anche per il futuro.

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