Milano, 12 set. (AdnKronos Salute) - Assente per infezione respiratoria recidivante. E' una delle giustificazioni più frequenti che viene presentata dai genitori quando i bambini danno forfait a scuola. Secondo le stime, un'assenza su 3 è imputabile a questa problematica. Gravità diverse, origine quasi sempre virale (fino al 95% dei casi di infezione delle alte vie respiratorie nei più piccoli e circa il 70% negli adulti), e l'epilogo è sempre uguale: bimbo a casa, genitore in difficoltà al lavoro. Non a caso questo è il motivo alla base anche del 30% delle giornate lavorative perse di mamme e papà. Ma non va dimenticato che pure gli adulti si ammalano, con ulteriori stop obbligati. "L'impatto economico è sulle spalle della famiglia, non rappresenta un impegno tanto per il Servizio sanitario nazionale: i ricoveri sono rari e trattandosi perlopiù di forme virali i farmaci che vengono utilizzati sono di fascia C - spiega Roberto Dal Negro, pneumologo e responsabile Cesfar (Centro studi nazionale di farmacoeconomia e farmacoepidemiologia respiratoria), ieri a Milano durante un incontro sulle opportunità offerte dall'omeopatia - Episodi di questo tipo hanno un costo intorno ai 300 euro l'uno all'anno, con la voce più consistente rappresentata non dai medicinali, ma al 70-80% dal costo dell'assenteismo lavorativo e da quello scolastico, che implica la necessità, se non si può stare a casa, di pagare una babysitter". "Se gli episodi di infezione respiratoria recidivante diventano due il costo raddoppia, se i figli sono più di uno s'impenna, se c'è anche un anziano a carico (la frequenza è progressivamente crescente anche nella terza età) si moltiplica ulteriormente", calcola l'esperto che ha condotto diversi studi sul tema. Le vittime predilette sono dunque i più piccoli. "Si calcola che nel primo anno di vita un bambino su 4 soffra di questo problema e successivamente un bambino su 5. Le infezioni respiratorie recidivanti tendono poi a ridursi del 20% per anno e verso i 4-5 anni generalmente si è 'fuori dal guado'", spiega Francesco Macrì, pediatra allergologo, segretario del Gruppo di studio medicine complementari della Sip (Società italiana di pediatria). "Ogni 100 episodi si contano 50 visite pediatriche, due ricoveri in ospedale e circa 20 cicli di antibiotico". Ma, fa notare Dal Negro, "solo una piccola quota delle Iir è di tipo batterico, spesso e volentieri sono complicanze di una precedente infezione virale. Nonostante questo, gli episodi di infezioni respiratorie recidivanti vengono trattati con un eccedente ricorso all'antibiotico e al corticosteroide". L'andamento delle infezioni respiratorie recidivanti risente delle stagioni ma interessa l'intero arco dell'anno. Pur colpendo "soprattutto in autunno e inverno, si fanno sentire anche nel periodo primaverile estivo, dipende da quale virus ne è la causa", dice Dal Negro. Quando si parla di bambini, prosegue Macrì, "si considerano affetti da Iir quando il numero di episodi acuti febbrili supera quota 6 se a carico della alte vie respiratore (orecchie, naso, gola) o quota 3 se a carico delle basse vie respiratorie (bronchi e polmoni) in un arco di tempo che va dall'inizio dell'anno scolastico fino alla primavera, in pratica un episodio al mese". Sono forme che vengono gestite generalmente a domicilio ma "rappresentano un terzo dei motivi di consultazione pediatrica ambulatoriale". Esistono dei fattori favorenti: "Un bambino di piccolo peso per esempio è più predisposto - elenca Macrì - c'è il fumo materno, anche solo 3 sigarette al giorno durante la gravidanza e poi l'esposizione successiva; la mancanza di allattamento al seno; l'inquinamento dell'aria, per esempio vivere in zone trafficate aumenta l'incidenza; così come l'inquinamento domestico e persino far parte di una famiglia numerosa". Quanto alla tosse "la cui prevalenza nella sua forma persistente-cronica è peraltro aumentata nella popolazione rispetto al 2007, in uno studio abbiamo osservato come pure lo status occupazionale dei genitori incide: se lavorano, gli episodi registrati nei loro figli sono il triplo", aggiunge Dal Negro.Ma come si cura l'italiano medio? "Si preoccupa abbastanza rapidamente - osserva Dal Negro - Una volta era prevalente il ricorso alla farmacia e a rimedi quasi domestici, nell'ultimo decennio si è spostato verso il consulto medico molto rapido. Se la cosa viene percepita come non banale, salta il passaggio dal medico di famiglia per rivolgersi allo specialista, con il pneumologo fra i più gettonati". "In alcuni setting di otorinolaringoiatria pediatrica, proprio gli ambienti clinici in cui questi problemi vengono affrontati - aggiunge Macrì - si segnala che i genitori ricorrono a terapie complementari fino al 40-50% dei casi e l'omeopatia è una di quelle più usate. I vantaggi sono la possibilità di stimolare l'organismo a reagire senza effetti collaterali, ed è una sorta di terapia individualizzata, perché le caratteristiche del paziente vengono studiate per scegliere fra i numerosi rimedi disponibili. Esistono infine dei lavori che dimostrano come in un contesto in cui si usa la terapia omeopatica ci sia una riduzione significativa dell'uso di antibiotici".

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