Firenze, 27 nov. (Adnkronos Salute) - Le assicurazioni come fattore redistributivo delle possibilità economiche dei singoli cittadini in sanità, in grado di garantire l'accesso a uno spettro più ampio di servizi. E’ il punto di vista fatto emergere da Marco Vecchietti, amministratore delegato e direttore generale di Rbm Assicurazione Salute, che ha partecipato alla tavola rotonda su 'Valore della sanità e sanità di valore' all’interno del Forum Risk Management, in corso alla Fortezza da Basso di Firenze. "Il settore assicurativo - spiega Vecchietti - è un soggetto in grado di rendere, attraverso un finanziamento aggiuntivo, più accessibile il servizio privato a tutti i cittadini. La panoramica dei principali sistemi europei, ma anche occidentali, ci mostra come in quasi tutti i Paesi esiste, in affiancamento al sistema pubblico, un sistema privato che in termini di finanziamento attinge risorse dal mondo assicurativo, perché, di fatto, lo strumento dell’assicurazione è uno strumento abilitatore, nel senso che consente una maggiore accessibilità, una migliore redistribuzione delle risorse rispetto all’acquisto individuale di sanità privata, rispetto all’accesso che il singolo cittadino può consentirsi attraverso il solo proprio reddito". "La lezione fondamentale che viene dai principali Paesi europei - continua Vecchietti - è che tutte quelle cure che non sono garantibili attraverso il servizio sanitario nazionale, e che richiedono un contributo di tasca propria dei cittadini, possono essere accessibili a fette più ampie della popolazione, attraverso un sistema assicurativo che redistribuisca il costo tra i cittadini, rendendolo individualmente più sostenibile". Per questo, ribadisce Vecchietti, "sottolineiamo da tempo come una migliore regolamentazione del sistema sanitario del nostro Paese, più che favorire il sistema assicurativo, potrebbe garantire un surplus ai cittadini italiani, modificando l’assetto attuale, assetto nel quale le assicurazioni, che sono presenti da molti anni, sono comunque accessibili soprattutto ai lavoratori dipendenti o a coloro che hanno redditi più elevati, ma non riescono a garantire questa funzione di maggiore inclusività sociale, proprio perché non sono impiegate in un’ottica di integrazione organica al Sistema sanitario nazionale”."Come sottolineato nel corso del suo intervento del professor Walter Ricciardi, tre sono le direttrici della sosteniiblità su cui bisognerebbe intervenire: l’empowerment del cittadino, una migliore organizzazione del momento dell’erogazione delle prestazioni e una gestione delle risorse finalizzata in particolare alla prevenzione. Se noi applicassimo nel sistema italiano questa ricetta, apparirebbe chiaro a tutti come il ruolo della sanità privata è di supplemento a quello che il modello dei livelli essenziali di assistenza non riesce a garantire. Prestazioni come la prevenzione o cure erogate compatibilmente con lo stile di vita o i bisogni familiari spesso non possono essere erogate con un modello rigido: richiedono un’integrazione privata, e - conclude Vecchietti - se quest'integrazione non è alla portata delle tasche di tutti, ovviamente si ha poi una riduzione del diritto alla salute effettivo".

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