Roma, 16 apr. (AdnKronos Salute) - Un altro weekend di paura per i medici italiani: a Napoli - riferisce una nota della Federazione nazionale degli Ordini de medici e degli odontoiatri (Fnomceo) - una dottoressa del 118, Mariolina Longo, è stata aggredita, insieme ad altri operatori del 118, e presa a schiaffi, pugni e sputi dai parenti e amici di una coppia caduta dal motorino, che stava soccorrendo. A Roma, all’ospedale Sant’Andrea, un uomo in preda all’ira, padre di un ricoverato, si è scagliato contro la dottoressa di turno minacciandola di morte e stringendole le mani al collo. A Palese, in provincia di Bari, un intero equipaggio del 118 è stato tenuto sotto scacco da un paziente armato di katana, riuscendo a sfuggire per miracolo alla sua furia".Per arginare la violenza, ha detto Filippo Anelli, presidente della Federazione, "ci stiamo appellando alle istituzioni, ma la strada sembra lunga e tortuosa – conclude Anelli -. Mi appello ora ai cittadini: noi medici siamo dalla vostra parte, malgrado le carenze, malgrado i tagli, persino malgrado voi stessi, quando ci aggredite per una prestazione negata, o solo per rabbia contro una medicina che non è, non può essere infallibile oltre i limiti naturali della malattia e della vita stessa. Abbiamo bisogno che anche voi torniate ad essere dalla nostra: non c’è relazione senza rispetto, neppure quella relazione di cura che ha come unico obiettivo la vostra salute, la vostra vita". Il presidente della Fnomceo , dopo aver ringraziato e espresso solidarietà ai colleghi di Napoli, di Roma, di Bari a tutti i loro colleghi dell’emergenza urgenza e degli ospedali e ai presidenti e consiglieri dei rispettivi Ordini ha sottolineato, in particolare, come "la collega Mariolina Longo abbia tenuto un comportamento che definire encomiabile è riduttivo: prima non si è lasciata intimidire dalle pressioni e minacce dei parenti che volevano dirottare i traumatizzati in un altro ospedale, più lontano, e solo il tempestivo intervento ha permesso di salvare la donna dall’emorragia all’arteria collaterale della femorale, salvandole la vita. Poi ha rifiutato di far refertare l’aggressione per ottenere l’esonero dal servizio, volendo a tutti i costi portare a termine il turno: e così ha salvato un’altra vita, quella di un giovane infartuato". Per Anelli, in ogni caso, "è improcrastinabile un cambio di passo, che restituisca a tutti, medici e pazienti, strutture e organizzazioni in grado di rispondere alle richieste di salute", continua Anelli . "È altresì improcrastinabile - conclude - una rivoluzione dell’opinione pubblica che rimetta al centro l’alleanza terapeutica: sono i medici, gli operatori sanitari che ormai stanno reggendo il sistema, soli contro carenze organizzative e istituzionali. Lo fanno a costo di gravi sacrifici personali: turni oltre ogni limite, reperibilità praticamente non pagata, pensioni sempre più lontane, quasi un miraggio. Molti si arrendono, lasciando anzitempo l’ospedale, le postazioni di guardia medica, gli studi da medico di medicina generale in luoghi più disagiati. Molti resistono, per senso del dovere, per dedizione verso i pazienti. Ma non possono, non possiamo farlo da soli".

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