Milano, 14 giu. (AdnKronos Salute) - "Italia pioniera" nella diagnosi dei tumori della pelle, e in particolare del melanoma, con la nuova microscopia confocale: "Lo strumento che raccoglie le più alte percentuali di successo". A sottolineare il primato del Belpaese è Caterina Longo, professore associato all'università di Modena e Reggio Emilia e dermatologa all'ospedale Santa Maria Nuova Irccs di Reggio Emilia, che evidenzia i vantaggi della metodica in occasione del 24° Congresso mondiale di dermatologia (Wcd2019) in corso a Milano."Nella mia lettura durante il Wcd - spiega - ho affrontato le novità e le peculiarità della microscopia confocale in vivo, che consentono di vedere le cellule che compongono il neo, la lesione, il melanoma o la stessa cute e di poter avere una diagnosi precoce e in tempo reale senza nessun dolore per il paziente. Questa metodica, di cui in Italia siamo stati definiti 'pioneri' grazie al professor Giovanni Pellacani", a capo del Dipartimento di Dermatologia di UniMoRe e presidente del summit meneghino, "trova evidenze scientifiche molto forti, validate in un recente studio da cui emerge come la microscopia confocale aumenti di gran lunga la specificità rispetto alla dermatoscopia, superiore all'80%, e soprattutto ci permetta di ridurre la quota di nei o lesioni benigne che vengono esportate in modo errato per trovare un melanoma"."La microscopia confocale - aggiunge la dermatologa - risulta essere utile inoltre per alcune sedi specifiche. In particolare, in un nostro studio condotto dalla dottoressa Borsari, si evidenzia come sia molto utile per lesioni localizzate su testa e collo, soprattutto laddove la sola dermoscopia a volte non è in grado di definire se si tratti o meno di un melanoma del volto".

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