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Il Sociale

In famiglia c’erano cose che non funzionavano. Le colpe sono di entrambi, ma è l’uomo che subisce le conseguenze: per lui si rivoluziona tutto da un giorno all’altro”. Cinquant’anni e una separazione alle spalle, Davide è uno degli uomini accolti nel residence dei padri separati di Rimini. “Alla fine la maggior parte dei problemi è di natura economica – aggiunge – se hai le possibilità va bene, altrimenti cominciano le difficoltà, dato che le spese raddoppiano: c’è un nuovo affitto da pagare, il mantenimento e tutto il resto. Dai soldi poi nascono altri malintesi”.

Sempre più spesso i padri separati sono la parte debole dell’ex coppia, tanto che l’amministrazione li ha inseriti tra le categorie svantaggiate. E sta cercando di aiutarli con strumenti come il residence. Realizzato in una palazzina di proprietà di Asp Valloni, la struttura ha 8 monolocali messi a disposizione per un tempo massimo di 18 mesi a un canone di affitto di 150 euro mensili. “L’idea dietro a questo progetto – dice il vicesindaco Gloria Lisi – non è solo fornire un servizio, ma anche cercare di mettere le persone nella condizione di muoversi autonomamente. Un aiuto, per evitare che padri separati vivano in situazioni di precarietà, in appartamenti poco ospitali nei quali non hanno la possibilità di portare i figli. Qui, invece, oltre agli appartamenti ci sono anche degli spazi comuni, in modo che padri e figli possano socializzare”.

Prima di arrivare al residence, Davide ha passato un periodo in ospedale perché è stato male, e alla Capanna di Betlemme. “Avere a disposizione questo posto mi ha aiutato. All’inizio ho anche perso il lavoro, ma adesso mi sono rimesso in sesto, e ho trovato da un’altra parte. Diciamo che servono buona volontà, tanta fortuna ma anche molta tenacia”. Ora Davide ha lasciato il residence ed è ottimista per il futuro. “Questo è un punto di partenza, è un tetto sulla testa, il minimo per ripartire. Per non parlare dell’amicizia nata qui dentro con gli altri padri, sia tra noi adulti che tra i nostri figli. Ci sono spazi comuni di condivisione. E poi il confronto con gli altri aiuta, ci si rende conto che non si è soli ad affrontare certe situazioni, e poi – conclude Davide – c’è chi sta peggio”.

Se è vero che il residence è un appoggio fondamentale per chi si trova in una situazione complicata, è altrettanto vero che 18 mesi non sono sempre sufficienti per riprendere l’autonomia perduta. E c’è anche chi ha chiesto una proroga. “Io ad esempio – racconta Arturo, 51 anni e una storia che non è diversa dalle altre – sono ancora nella stessa situazione. È difficile ripartire con 500 euro al mese di mantenimento e due figli. Sono preoccupato perché non vedo futuro”. Ma poi aggiunge: “Questa esperienza è stata comunque positiva e si sono creati rapporti nuovi e bellissimi. I nostri figli, soprattutto i 5 ragazzi, tra i 12 e i 14 anni, hanno legato molto. Si incontrano qui e poi vanno in giro assieme. Spesso, prima di venire ci chiedono se ci sono i loro amici. Anche la zona è comoda. C’è tutto qui attorno”.

Oltre a Davide e Arturo, c’è Gianluca. È l’ultimo arrivato. Riminese con 2 bambini e una separazione difficile. Per un po’ è andato a casa della madre, ma poi ha fatto domanda per il residence. “Sono qui da 2 mesi, ma ho già sulle spalle due traslochi in poco tempo e devo dire che ne risento – racconta. I miei bimbi hanno 12 anni la femmina, e 5 il maschio, e per fortuna non ho problemi a vederli, ma problemi economici sì. La situazione è difficile. Ho il mutuo della vecchia casa, la macchina e tante spese. Per ora il futuro è molto scuro. Però, è davvero importante tenere un minimo di dignità, vorrei vivere pur con qualche rinuncia ma senza dover contare il singolo euro”. Mauro invece è al residence dall’aprile 2013. All’inizio pagava 800 euro per il mantenimento e appena andato via di casa dormiva in macchina perché non voleva tornare dai suoi. “Dopo la macchina mi sono appoggiato da un amico, finché non ho scoperto dell’esistenza del residence e ho fatto domanda”. E per il dopo? “Sto pensando al camper. Perché al momento non vedo altra soluzione”. Anche Vincenzo, 47 anni, è al residence da aprile 2013 e la sua storia non è diversa dalle altre. I punti dolenti? Figli, soldi e rapporti con l’ex moglie. “Io non guadagno male, ma tra ingressi e uscite non ci sto. Quello che mi scoccia di più è che quando i miei figli mi chiedono 5 o 10 euro non ce li ho, perché li ho finiti tra spese e mantenimento, e a loro sembra che io non li abbia o non voglia darglieli”.

Da Redattore Sociale

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