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Il Sociale

 

Aprono le ante della mostra fotografica Deejaynellarmadio, che vedrà voci e volti di Radio Deejay aprire i loro armadi davanti all’obbiettivo del fotografo milanese Pietro Baroni, già autore del progetto fotografico Milan Closets, vincitore di un Honorable Mention Prize, all’International Photo Awards 2012.

Il percorso fotografico nasce dallo sguardo creativo di uno di loro, Gianluca Vitiello, che ha unito la sua passione per la musica con quella per la moda e le culture urbane, dando vita ad una esposizione che racconta in modo assolutamente inedito un luogo quasi mistico: la cabina armadio dei deejay della Radio. L’idea prende vita dal blog di Gianluca, che offre uno sguardo inedito sugli incontri tra la moda e la musica, con attenzione anche per la street art, i linguaggi urbani, il design.

Benvenuti nell’arredamento di questo millennio, dove l’armadio e i suoi contenuti diventano il simbolo di nuove storie da raccontare, attraverso una loro interpretazione artistica pop e contemporanea, che ne farà da lente di ingrandimento. Prendono così vita opere fotografiche scandite da un interminabile ritmo musicale di stanze private, dove i colori degli abiti dettano la personalità di ogni protagonista, lo stile, i segni distintivi e i loro interessi. Al loro interno troveremo elementi unici, curiosi, divertenti, interessanti e a loro modo eccezionali, proprio come le voci di Radio Deejay.

Il ricavato dalla vendita delle opere e del catalogo della mostra, sarà devoluta in beneficenza all’associazione Dynamo Camp, che aiuta bambini e ragazzi dai 6 ai 17 anni affetti da patologie gravi o croniche sia in terapia attiva che nella fase di post ospedalizzazione.

La moda, la musica che si guarda

di Gianluca Vitiello

Mi chiedono spesso del rapporto tra la musica e la moda che personalmente, tradotto, è la relazione tra le mie due più grandi passioni. Faccio il dj alla radio, nella radio italiana più alla moda: Radio Deejay. E la moda è un “linguaggio che parlo non troppo correttamente”, ma è anche qualcosa che mi appassiona pur non appartenendomi. Sarà proprio per questa stretta connessione tra due mondi così affini e perché da sempre non ho solo ascoltato, ma ho anche “guardato la musica”. Deejaynellarmadio è il blog per il quale scrivo e che racconta proprio le connessioni tra musica, moda, culture urbane. Non sono un blogger classico, non frequento sfilate, non vado ai party esclusivi, non mi faccio fotografare per farmi regalare vestiti. Ho sempre pensato che il blog dovesse conservare una totale indipendenza dalle logiche di “markette e marketing” di molti, è come la cameretta di casa, uno spazio dove far entrare solo gli amici e le cose che ti piacciono. La lista degli incontri fortunati tra moda e musica è lunghissima: negli anni 50 i teddy boy adottarono alcuni elementi rock and roll di Elevis Presley mixandoli con uno stile personale e molto riconoscibile tra cui il classico “ciuffo a banana”.

Ma furono i Beatles il riferimento per le pop star a venire e per i giovani icone da copiare, influenzando la moda, la musica, lo stile. Nella seconda metà degli anni ’60 Nancy Sinatra, scalò le pop hit grazie a “These boots are made for walking” che nel 1966 fa da colonna sonora al desiderio femminile di cambiamento nello stile e nell’identità. Gli anni 70 furono segnati dallo stile glam rock di David Bowie. In quegli il genio di Vivienne Westwood inventa il look della contestazione che verrà inglobata nell’ideologia degli artisti in nome di quel codice anticonformista e ribelle chiamato “punk”. Creste, spillette, borchie su giacche, cinture e scarpe insieme ad un urlo anarchico dominano le strade: esplode il punk rock di Sex Pistols, The Clash, Ramones, The Stooges. E in quegli anni Patti Smith lanciò a NY il trend dei jeans strappati. Negli anni 80 Madonna è l’icona più rappresentativa con i suoi corsetti sadomaso indossati con minigonne, calze a rete e rosari. Ma è alla fine degli anni 80 che accade qualcosa nel mondo della musica destinato a cambiare anche la moda. L’album dei Beastie Boys Licensed to III, contribuì alla diffusione di un nuovo stile, che arrivava direttamente dalla strada e che mischiava elementi della cultura degli skater,dei surfer californiani, ma anche del mondo hip hop, punk e rasta: lo streetwear. Niente sarà più come prima. Nel 1986 I Run Dmc celebrano per la prima volta un brand con una canzone “My Adidas” che consacrò le sneakers, da portare rigrosamente slacciate nello stile dei detenuti che dovevano consegnare i lacci alle autorità, come elemento imprescindibile tra i seguaci dell’hip hop non solo afroamericani. La strada è il luogo dove nasce tutto e i designer cominciarono nelle strade a cercare ispirazione. Tokyo diventa la meta preferita grazie a una cultura giovanile tra le più espressive al mondo.

Le Harajuku girls che prendono il nome dal quartiere che abitano, si distinguono per un look colorato e kitsch. Alle Harajuku girls, si è inspirata anche la cantante e trend setter Gwen Stefani per il suo Harajuku Lovers Tour del 2005. I brand lo sanno ma anche gli artisti hanno ben presto imparato che la musica influenza anche l’apparire, condizionando lo stile di chi la suona e di chi la ascolta. La musica è un fenomeno pop e di massa come la moda e nei contesti urbani l’appartenenza a un gruppo non si basa quasi più sulle proprie “radici”, ma sui suoni, gli atteggiamenti, e in generale sullo stile di vita. Per questo dalla fine degli anni 90 molte rap star, oltre ad essere testimonial di campagne pubblicitarie per aziende di moda, hanno lanciato un proprio brand d’abbigliamento, sfruttando così la propria immagine e promuovendo il look indossato sul palco. Puff Daddy, Nelly, 50 Cent, JayZ, Snoop Dogg, tanto per fare alcuni nomi. Alcuni di questi ormai preoccupati più della (loro) etichetta dei pantaloni che di quella discografica. E se la strada è il territorio dove musica e moda si incontrano, non resta che aspettare il luogo del loro prossimo inevitabile incontro.

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deejayradioarmadiomusicamodadynamo camp
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