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Il Sociale
Donne nei CdA: la parità di genere nelle aziende è giusta... e conviene!

di Lorenzo Zacchetti

E' in corso presso Palazzo Madama la conferenza Women in Finance organizzata da CFA Society Italy, associazione no profit di professionisti che operano nel campo finanziario italiano.

Al centro del dibattito c'è il tema dell'inclusione di genere nel settore della finanza, riconoscendo che includere prospettive diverse nei processi decisionali produce risultati migliori per l’investitore e per le organizzazioni.

L’agenda prevede la tavola rotonda “Donne in finanza: sfida e successo. Storia per ispirare la prossima generazione”, con la partecipazone di sei donne rappresentanti di importanti società finanziarie (tra cui BNP Paribas Cardif, Carmignac, Finecobank, Pictet, Valeur), enti nazionali (tra cui Cassa Nazionale del Notariato e Consob), l’Onorevole Paola Balducci (Membro Laico del Consiglio Superiore della Magistratura) e il coordinamento di Alessandra Losito (membro CFA e parte del comitato esecutivo italiano di Pictet Wealth Management.

La ricerca dimostra come le aziende quotate con almeno due donne su dieci nel consiglio di amministrazione ottengono effetti positivi sulle performance aziendali e sul ritorno per gli azionisti.

Numerosi fondi pensione negli Stati Uniti hanno incaricato di investire in fondi gestiti da donne, una decisione motivata da considerazioni sulla diversità e da considerazioni commerciali.

Le donne dirigenti possono essere più caute rispetto ai dirigenti uomini nella gestione efficace dei rischi all’interno di istituzioni finanziarie. Nel settore dell’asset management, i team misti hanno prodotto guadagni per i clienti del 4,3% in più in tre anni rispetto ai team composti da sole donne o da soli uomini.


Le ricerche di CFA Institute

A livello mondiale le donne sono ancora in minoranza nel settore finanziario. L’indagine condotta da CFA Institute “Gender Diversity in Investment Management” include 5.000 membri CFA (tra cui 1.000 donne e 4.000 uomini) ed evidenzia come nel 2016 le donne erano fortemente sottorappresentate: meno di una su cinque charterholder CFA® a livello globale e solo il 32% dei candidati CFA erano rappresentate da donne. Inoltre, i membri CFA donna rappresentavano una minoranza in tutte le categorie professionali del settore.

Dati più recenti mostrano che la crescita dei soci donne CFA a livello globale è maggiore rispetto alla crescita degli uomini, il dato che ne emerge è una crescita annua negli ultimi 5 anni di 8,4% donne contro 7,4%. Attualmente, CFA Society Italy è rappresentata da 509 Charterholder CFA di cui solo il 16% è rappresentato da Charterholder donne. Sebbene in crescita costante il divario con la compagine maschile rimane ampio con un valore di solo 2,6 annuo per le donne contro l’8,4 degli uomini. Il dibattito della legge Golfo-Mosca - conosciuta anche come Quote Rosa - rimane quindi di particolare interesse. La legge risulta infatti in vigore dal 2011 e valida fino al 2022 contro le discriminazioni di genere nei CdA, la quale tra l’altro obbliga le società quotate a riservare un terzo dei posti nei board di controllo al genere meno rappresentato.

Dall’indagine CFA Institute “Driving change: Diversity & Inclusion in Investment Management” si evince che su oltre 800 professionisti della finanza negli Stati Uniti, l’83% ha dichiarato che la diversità di genere è importante; ben oltre la metà (55%) ritiene che la diversità nel team di lavoro generi performance migliori e il 28% afferma che preferisce optare per un’organizzazione che stimoli la scelta della gender diversity. Infine, viene citato anche il punto di vista dei Millenial e della Generazione Z, attenti alla valorizzazione della diversità oltre che ad una retribuzione adeguata e cultura positiva nella scelta della azienda in cui lavorare (da Deloitte Millenial Survey 2018).

Il Quaderno di Finanza pubblicato da Consob nel 2018 “Gender diversity e performance delle società quotate in Italia” riporta come la legge abbia avuto un effetto positivo e significativo sulla percentuale di donne, aumentata in media di 17 punti percentuali subito dopo l’entrata in vigore della legge e di 11 punti percentuali successivamente. Inoltre, l’ingresso delle nuove amministratrici ha ugualmente contribuito a modificare altre caratteristiche dei board, riducendo l’età media, aumentando la diversità in termini di età e background professionale, il livello medio di istruzione e la presenza di donne interlockers.

“Siamo sempre più coscienti che in un gruppo di lavoro la diversità determini il successo di un’organizzazione in quanto è ormai dimostrato che si possono portare diversi punti di vista rispetto all’approccio dei problemi con maggiore facilità nel risolverli. Le problematiche legate agli investimenti sono spesso complesse, più amplia e varia è la fonte di conoscenza, prospettiva, esperienza e modalità di pensiero, maggiore è la probabilità di affrontare le soluzioni nel migliore dei modi.” ha commentato Giancarlo Sandrin, Presidente CFA Society Italy.

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