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Il Sociale
Il dolore dei nonni. Lettera aperta ai giudici

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO LA LETTERA APERTA AI GIUDICI DI UNA LETTRICE

Al Signor Presidente del Tribunale di ...

Buongiorno Signor Presidente, sono la ex-nonna di una bimba di oggi trenta mesi, diventata ex grazie a Lei, per il suo espresso modo giudiziario: IO LA PENSO COSI’!

Lei nella primavera del 2015 ha deciso le sorti di quattro persone, un padre (mio figlio), la figlia, e due nonni, cancellando con un colpo di spugna dalla nostra vita, la nostra AMATA nipotina, e da quella di mio figlio, la sua AMATA figlia, gettandoci in un dolore innaturale e penoso da sopportare. Perché lei lo abbia fatto non ci è concesso capire! SIAMO INNOCENTI!

Signor Presidente, quel dì dinnanzi a Lei un uomo sperava di essere giudi- cato come un Padre. Egli desiderava solo continuare ad esserlo come lo era stato fino a qualche mese prima di lasciare definitivamente la sua casa. Lo voleva essere al pari di quando si alzava nel cuore della notte per dare il latte alla sua bimba e idem all’alba, per poi metterla a letto accanto alla madre e via di corsa a lavorare. Ingenuamente lui aveva sperato, che Lei Signor Presidente, applicasse una legge che decreta:

Art. 155. – (Provvedimenti riguardo ai figli). Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e conti- nuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Incurante della legge lei decise che sia al padre, che a noi nonni paterni, poco e nulla competesse sentimentalmente e tutto competesse material- mente. Mi vien difficile capire il perché un figlio possa essere esiliato da uno dei due genitori, per opera di un giudice che sentenzia in base a: IO LA PENSO COSI!

Perché lo ha fatto Signor Presidente? SIAMO INNOCENTI dalla fedina penale IMMACOLATA!!!! Egregio Presidente, Lei ha volutamente sottratto, a una bimba accudita da un padre ben presente, il calore delle sue forti braccia. Lei Signor Presidente, incurante del legame che intercorre tra un padre e una figlia ha permesso a loro, tre incontri settimanali per un totale di venti ore compresi andata e ritorno. Neppure un giorno a settimana!!! E in quali orari? In quelli che solitamente si impiegano per il lavoro, esclu- dendo il sabato e la domenica. Mi dica Signor Presidente, come può un padre vedere la propria figlia dalle 16,00 alle 20,00? Forse Lei Signor Presidente confonde la realtà tra chi lavora e chi non lavora, quindi si ravveda Signor Presidente e non faccia più errori di questo tipo.

E a voi Signori Onorevoli dico: FERMATE QUESTO GENOCIDIO! a noi non resta altro che piangere per la sorte che ci è toccata malgrado la nostra INNOCENZA.

Lei Signor Presidente ha deciso di suo pugno (ed è questo che offende la dignità di una persona) senza alcun ostacolo, che a un padre e a una figlia non vengano riconosciuti i loro diritti. Nessun week-end, nessun giorno di vacanza, nessuna festività è toccata a loro due, e questo delittuoso suo parere, Signor Presidente, lei lo ha protratto per tre anni consecutivi, fino al compimento dei cinque anni della bimba. Un padre e una figlia costretti da un giudice a vivere divisi per tre anni e poi riallacciare un rapporto dai cinque anni. È UNA VERGOGNA che succeda questo all’interno di un aula di un tribunale. A nulla sono servite le rimostranze da parte di mio figlio, e Lei Signor Presidente incurante e favorito dal potere acquisito, decretò senza a lui dare la possibilità di parola. Con arroganza Signor Presidente, Lei disse: IO LA PENSO COSI’! Lei proseguì: tanto io non ho nulla da per- dere, a differenza di voi, e sappiate che il ricorso durerà almeno tre anni e voi due, giungerete ai tempi da me stabiliti. Signor Presidente preferisco non commentare il suo nulla e il loro tutto.

Dieci anni di abusi di potere da parte di giudici che non applicano la legge 54/2006 che favorisce e tutela i rapporti familiari. Padri che si vedono assegnare i figli con il contagocce, ridotti da “persone “come Lei Signor Presidente a bancomat, umiliati nel ruolo a loro spettante, e madri che ne- gano i figli ai loro padri, oltre che impossessarsi di tutti i beni comuni co- struiti insieme con sudore e sacrifici di entrambi. Egregi signori, figli e beni comuni vanno dati ai legittimi proprietari con equa ripartizione al 50%. I figli hanno due genitori ed è ora di finirla di proibire ai padri di svolgere il proprio ruolo, i figli Signori giudici sono pezzi di cuore per entrambi le parti. E nessuno metta da parte un solo nonno! Il cuore di un nonno è fragile e un dolore inflitto da una giustizia squilibrata è doppiamente dolorosa, so- prattutto negli ultimi anni della propria vita.

Signor Presidente le sembra di aver rispettato la legge 54/2006? No Si- gnor Presidente, Lei non lo ha fatto, e per ciò Lei deve essere condannato e risollevato dalla carica che ingiustamente riveste, oltre all’arroganza di potere da Lei esercitata. Chi risarcisce il dolore a padri-madri-nonni se si permette che le leggi non siano osservate e si decretino sentenze con il proprio: IO LA PENSO COSI’

Lei Signor Presidente ci ha uccisi quel dì, in un istante, incurante di quanta ingiusta e castigata sofferenza Lei ci ha inflitto, incurante di sottrarre a una bimba due dei suoi quattro nonni, ma soprattutto suo Padre, rendendola orfana di un genitore ancora in vita. Ma nessuno si rende conto di questo sterminio in massa? Politici fatevi avanti e fate il vostro dovere: tutelate i nostri diritti! Signor Presidente, l’amore tra un uomo e una donna può finire per mille e più motivi, ogni storia ha il suo risvolto e al suo interno le sue pene e il suo inferno. L’amore impossibile da finire, è quel che lega un genitore al proprio figlio. Padri e madri con pari diritti e doveri!!! Nulla può un figlio, se l’amore tra i suoi genitori finisce, egli li ama entrambi e permettere che un giudice sottragga un suo genitore è quanto di più de- leterio possa succedere. Quanto male Lei ci abbia fatto, Signor Presidente, è impossibile da quanti- ficare, perciò le chiedo: perché ha tolto la patria potestà a un padre? Per- ché cancellare dalla vita di un figlio la figura del padre e dei nonni paterni? Perché si vuole credere o pensare che tutte le donne siano sempre solo vittime e mai carnefici? Vittima e carnefice non hanno distinzione né di sesso o di colore della pelle, questo è un fatto evidente da tenere in consi- derazione. È una vittima la donna che dal primo giorno di separazione usa da subito il figlio come ostaggio? È un carnefice il padre che accetta tutto ciò che de- creta una donna pur di vedere sua figlia quel po’ che la madre gli concede?

I figli sono frutto di entrambi i genitori, e perciò i figli devono vivere in parti uguali sia con il padre che con la madre, smettendo di usare i padri solo come babbomatt, come loro stessi si definiscono nelle loro battaglie per poter vedere e contribuire (non solo economicamente) alla crescita dei loro figli. Il padre di cui sto parlando, oltre a vedersi estorcere dalla sua vita la figlia è stato derubato di ogni suo metà avere, uscendo da quella casa che fino a ieri era anche sua al 50%, con due valige in mano. Improvvisamente a un uomo viene tolto tutto, figli-casa-beni, nulla a lui viene riconosciuto, eppure tutto è stato opera del sudore di entrambi i conviventi. Le ex-mogli, cari Signori esercitano da subito il potere che la legge a loro concede, reclamando come proprie le proprietà che erano anche degli ex- mariti. E non parliamo della disparità di quote per il mantenimento della prole, che vede padri(carnefici) alle mense dei poveri e madri (vittime) in vacanza sotto il sole. Voglio che Lei sappia Signor Presidente, che quel padre che lei ha condan- nato nel poter vedere la sua bimba per sole 20 ore a settimana, ha perso il sorriso, dopo il suo verdetto, e pianto per giorni interi, senza comprendere il perché di tanta malvagità usata nei suoi confronti. Mi dica Signor Presidente: su quali basi lei si è così espresso?

Perché lo ha fatto Signor Presidente? Vorrei che Lei Signor Presidente sentisse il pianto disperato di questo pa- dre al quale Lei ha sottratto la figlia. Lo ha fatto per tutelare una madre che lavora quanto il padre e in forza di ciò la bimba è guardata solo in ma- niera del tutto esclusiva dai nonni materni e dalle insegnanti dell’asilo nido? Sono figure più importanti di un padre, per Lei Signor Presidente? Signor Presidente vorrei che Lei spiegasse a me come nonna paterna come può un padre svolgere il suo ruolo, avendo avuto in comodato d’uso il suo Amore più grande solo 20 ore a settimana. Non ha neppure tenuto conto, Signor Presidente, che i bimbi si ammalano, e quindi queste ore inesorabil- mente si riducono a volte in due ore a settimana, o nulla addirittura. Tempo perso Signor Presidente, e non recuperabile da parte di un padre, a causa di madri che si divertono nel sottrarre loro i figli di tanto in tanto, preno- tando visite pediatriche nei giorni disposti al padre, e tanto altro ancora ne succedono e dobbiamo ringraziare le “persone” come Lei Signor Presidente.

Mi creda Signor Presidente che sono molti i bocconi amari da inghiottire in tacito silenzio se non si vuole peggiorare ancor di più la situazione. Dov’è la legge che tutela i figli e opera per il loro bene? È forse la 54/2006 e i suoi nuovi aggiornamenti? Fate pena cari Signori! E volete che noi poveri onesti cittadini credano ancora nella giustizia se ci sono “persone” che giudicano con: IO LA PENSO COSI’. Ma giudicare cosa e chi? Giudicare se un figlio debba essere curato-amato-educato da ambedue i genitori in parità? Sa- pete cosa dico a tutti voi? FATE SOLO PENA E SIETE LA ROVINA DEI RAPPORTI TRA FIGLI E GENITORI E NONNI PATERNI, ECCO COSA SIETE!

Lei Signor Presidente si è scordato di verificare se questo padre avesse voluto fare il padre; si è scordato di valutare la sofferenza che una madre infligge a un padre usando il figlio come ostaggio; non ha neppure chiesto a quel padre quanta paura abbia di non poter vedere sua figlia!!! Per l’amore che lui prova per la sua adorata creatura, lascia correre ogni cosa, accetta tutto con dolore senza capirne il perché. La colpa è vostra cari Signori, che proteggete madri che con arroganza avanzano solo pretese e nulla concedono. È questo l’atteggiamento per il bene di un figlio? Possibile che a Lei Signor Presidente non siano giunte alle sue orecchie, le lamentele e le ingiustizie che i padri separati vivono a causa di donne che abusano di una legge che viene sempre solo interpretata e non applicata? Nessuno tiene conto di uomini che scappano di casa con le valigie piene di vestiti consumati, sporchi e non stirati, non più desiderati e tantomeno amati? Perché non si divide tutto a metà egregi Signori della legge e dare così la possibilità che i figli vivano decorosamente sia con il padre che con la ma- dre, e che entrambi i genitori godano in egual misura dei frutti maturati con i sacrifici di entrambi? Perché i figli non vengono assegnati in egual tempo e misura anziché relegarli a un solo genitore? e possiamo tranquilla- mente dire che questo è sempre e solo la madre. Chi stabilisce che sia giusto togliere un padre a un figlio e un figlio al padre?

Mi duole tanto il cuore mentre le scrivo queste parole, Signor Presidente, e vorrei tanto che nessun padre e nonno paterno provassero questo im- menso dolore, e vorrei che Lei Signor Presidente fosse qui al mio fianco ad asciugare le mie lacrime Avrei ancora molto da raccontare, ma le dico solo più questo Signor Presi- dente: prima di addormentarsi pensi a noi, a ciò che ingiustamente Lei ha fatto, pensi alle nostre lacrime che sono le prime manifestazioni mattutine e le ultime serali della nostra giornata.

I nostri occhi arrossati nascosti da lenti oscurate parlano per noi. Lei ha ucciso tre persone quel dì con la sua sentenza, e gettate in un fossato come stracci da bruciare. Perché lo ha fatto Signor Presidente? Le rammento le parole dette dal nostro Santo Padre, Papa Francesco: madri non usate i vostri figli come ostaggi; madri non parlate male ai vostri figli dei loro padri; le separazioni a volte sono necessarie, soprattutto in caso di violenza. Santissime parole pronunciate dal nostro Papa Francesco che manda un monito alle mamme condannando giustamente la violenza. Queste parole rispecchiano la realtà dei fatti: ostaggio-disprezzo-violenza.

Perciò le chiedo Signor Presidente: le mamme che sottraggono i figli ai pa- dri usandoli come ostaggi, sono vittime o carnefici? e Lei Signor Presidente con la sua sentenza si sente vittima o carnefice nei confronti di questo padre e di noi nonni? I figli non vanno tolti né ai padri né alle madri, ma dati in egual misura, se questi soddisfano i requisiti giustamente richiesti, indipendentemente dall’età, perché da subito un figlio percepisce l’amore della madre e del padre, e patiscono l’allontanamento di uno dei due in eguale misura. I figli devono essere assegnati in eguale e stessa misura, se si vuol dire: PER IL BENE E LA TUTELA DEL MINORE! E fino alla maggiore età del figlio, o al raggiungimento di un’età ritenuta giusta, non ci devono essere distanze chi- lometriche tali che potrebbero impedire un rapporto regolare e continuativo con il proprio figlio. Siamo a conoscenza di madri che si trasferiscono pur di allontanare i figli dai padri, e questo è inaccettabile, se vogliamo dire per il bene di un figlio.

Papa Francesco al termine di ogni suo intervento chiede a tutti noi: per favore pregate per me! Io chiedo altrettanto a chiunque legga questa mia lettera, perché ho bisogno dell’aiuto di tutti, per non perdere la speranza ed essere forte per aiutare mio figlio ad esserlo altrettanto. Ho ancora un desiderio da soddisfare: vivere a sufficienza, perché possa anch’io un giorno essere nonna di mia nipote, e prego Dio che mi conceda se vorrà, questa grazia divina.

PS: Avvocati astenetevi dal fare i difensori dei genitori, oppure battetevi denunciando chi per abuso di potere vi zittisce con un sol gesto. Distinti Saluti Signor Presidente del Tribunale di ... una mamma, una ex nonna

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