“Il Mare di mezzo”: Del Grande racconta l’immigrazione al tempo dei respingimenti

Lunedì, 26 aprile 2010 - 15:57:00

Da una sponda all’altra del Mediterraneo, percorrendo le rotte dei viaggiatori, per raccontare l’immigrazione al tempo dei respingimenti. Tre anni di inchieste in un viaggio a metà strada tra memoria e scottante attualità. E’ stato presentato venerdì a Roma il “Mare di mezzo”, edito da Infinito edizioni, il nuovo libro di Gabriele Del Grande, giornalista di Redattore Sociale, scrittore e fondatore del blog Fortress Europe.

Dopo “Mamadou va a morire” e “Roma senza fissa dimora”, Del Grande torna in Africa sulle tracce dei somali e degli eritrei respinti in Libia, per far luce su uno dei tanti naufragi sulle rotte per il nostro paese, ma anche per raccontare le tante Italie che nascono al di fuori della penisola. Ma nel suo nuovo lavoro non ci sono gli immigrati, né i rifugiati politici e né tantomeno “clandestini”. Solo i volti e le storie di chi da una parte all’altra di questo “mare di mezzo”, affronta il viaggio alla ricerca di un futuro migliore.
 
“Ho evitato accuratamente di usare tutte le categorie che normalmente si utilizzano per parlare di immigrazione, perché sono costruzioni che spersonalizzano, allontanano dalle vicende personali e rappresentano il primo passo verso il cinismo - sottolinea l’autore - . Sono invece convinto che queste sono le storie che fanno la storia. Perché quello che sta succedendo adesso sulle rotte del Mediterraneo, con decine di migliaia di uomini e donne che hanno perso la vita in mare negli anni novanta e duemila, lo studieranno nelle scuole i nostri figli e nipoti”. E sono tante e diverse le vicende contenute nel libro. Tra queste quella dei padri di Annaba, costituitisi in un comitato per avere notizie dei loro figli, i “desaparecidos” africani dispersi in mare mentre facevano rotta verso l’Europa. Ma ci sono anche i pescatori siciliani, le vere “sentinelle del mare”, che negli anni hanno portato in salvo migliaia di persone alla deriva. “Per fortuna l’Italia oggi sono anche loro. Questa umanità che rifiuta l’appellativo di eroi in un momento in cui l’illegalità è diventata legalità. I respingimenti fanno parte degli accordi operativi tra i paesi. Ma nessuno ci dice che alla Corte europea l’Italia è sotto processo per questo - continua Del Grande -  Anche Sant’Agostino era africano, oggi forse anche lui sarebbe stato respinto o impallinato a Rosarno”.
 
“In Italia stiamo vivendo una forte crisi dei diritti umani, affiancata in questi anni da una deriva legislativa. A ciò si aggiunge una vera e propria offensiva culturale che fa leva sul vuoto di informazione. I giornalisti indipendenti sono considerati dei nemici - sottolinea Giusy D’Alconzo, ricercatrice di Amnesty International - . In questo senso col suo lavoro per noi Gabriele Del Grande è un grande difensore dei diritti umani. E il suo libro è un esempio di puro giornalismo investigativo”. Andrea Segre, autore del documentario “Come un uomo sulla terra” ha invece ribadito il valore storico del libro. “Il tema dell’immigrazione è stato fondamentale per la conquista dell’elettorato, ma non è adeguatamente frequentato a livello giornalistico – afferma - . Quella di Gabriele è invece una frequentazione che va in senso opposto. Ci porta da una parte all’altra del Mediterraneo entrando nella vita delle persone. Fra 30-40 anni quando tutto ciò sarà storia, questo libro sarà una straordinaria fonte di ricostruzione storiografica. E’ un regalo per tutti i cittadini del Mediterraneo, perché al centro di questo ‘Mare di mezzo’, c’è la dignità delle persone”. Secondo Marco Carsetti di Asinitas, il nuovo lavoro di Del Grande non è però soltanto un libro che parla di immigrazione. “Le storie di queste persone diventano finalmente tridimensionali, perché viene restituito loro il contesto sociale e culturale – dice - . E’ un libro fatto di reti di relazioni, di tanti pezzi di un mosaico che compongono il tutto. Quello che ha fatto Gabriele non è una cosa facile. Come diceva Kapuscinski, le persone curiose sono un evento storico capace di cambiamenti. E in questo senso il ‘Mare di mezzo’ ha un valore straordinario”.

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