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Il Sociale
Le carenze nell'assistenza agli anziani e "l'assalto" al Pronto Soccorso

di Lorenzo Zacchetti

Le notevoli carenze dell'assistenza domiciliare si traducono in un vero e proprio "assalto" ai Pronto Soccorso da parte degli anziani che necessitano di cure a lungo termine.

I servizi sul territorio sono insufficienti a soddisfare i bisogni di una di una popolazione che invecchia, con un carico crescente di cronicità, disabilità e non autosufficienza. Tra poco più di un decennio, in Italia ci saranno 8 milioni di anziani con almeno una malattia cronica grave, dei quali 5 milioni di disabili.

La copertura assistenziale degli Over 65 non va oltre il 3% di un totale di tre milioni di persone che compongono la popolazione che necessiterebbe assistenza a domicilio. Tra questi rientrano pazienti multi-cronici e disabili che necessitano di cure continuative, ovvero soggetti che avrebbero bisogno della cosiddetta "Assistenza Domiciliare Integrata (ADI)".

Se già oggi i Pronto Soccorso faticano a reggere l'assalto degli anziani in cerca di assistenza, a breve il sistema sanitario nel suo complesso non sarà più in grado di fare fronte ai bisogni di una popolazione dall'età media sempre più elevata.

Se ne è discusso nel corso dall’incontro “La Babele dell’Assistenza Domiciliare in Italia: key player a confronto”, promosso da Italia Longeva, la Rete nazionale sull’invecchiamento e la longevità attiva, che ha riunito presso la sede di Regione Lombardia i protagonisti nella filiera dell’assistenza domiciliare.

L’iniziativa fa seguito alle due indagini di approfondimento sull’ADI realizzate da Italia Longeva nel 2017 e nel 2018, che hanno coinvolto 35 ASL di 18 Regioni, che offrono servizi territoriali a 22 milioni di persone, ossia oltre un terzo della popolazione totale italiana.

Gli anziani ricevono in media 20 ore di assistenza domiciliare ogni anno, un monte ore che in altri Paesi europei viene erogato nell'arco di un solo mese.

Altrettanto preoccupante è lo squilibrio dell'offerta tra le diverse Regioni e, talvolte, persino all’interno di una stessa regione.

Particolarmente interessanti i dati messi sul tavolo dagli organizzatori: "Prendendo in esame le sole Lombardia, Lazio, Toscana, Marche e Puglia si osserva, ad esempio, che due ATS lombarde (Brianza, Milano) e l’ASUR Marche riescono a garantire ai loro anziani oltre il 90% delle prestazioni a più alta valenza clinico-assistenziale previste nei LEA, a fronte di valori di altre ASL che superano di poco il 60%. Un’evidente disomogeneità riguarda il numero di accessi in un anno (si va da un minimo di 19 ad un massimo di 48 registrato nelle Marche) e le ore di assistenza dedicate al singolo anziano, che oscillano da un minimo di 9 ad un massimo di 75 nell’ASL Roma 4, quasi il quadruplo della media nazionale. Per quanto riguarda, infine, il costo pro capite dei servizi, prendendo ad esempio la regione Lombardia, si va dai 543 euro dell’ATS Montagna agli 891 euro dell’ATS Brianza, dunque un delta significativo nell’ambito di una stessa regione. Tuttavia, la differenza non è sempre ascrivibile a inefficienze delle aziende sanitarie. Al contrario, l’esistenza di modelli organizzativi così eterogenei, che presuppongono differenti gradi di intensità assistenziale, è dovuta alla suddivisione dei servizi stessi tra il sistema delle cure domiciliari e gli altri attori che contribuiscono alla long-term care. Tali differenze non sono altro che il frutto dell’adattamento dei servizi alle esigenze dei singoli territori". 

“Questa fotografia – commenta il Prof. Roberto Bernabei, Presidente di Italia Longevaconferma che continuiamo a curare i nostri vecchi – quasi il 25% degli italiani – nel posto sbagliato, perché ancora gestiamo la cronicità negli ospedali, con costi straordinariamente superiori rispetto alla gestione in ADI. Per superare questo stallo, è necessario un fronte comune tra operatori pubblici e privati dell’assistenza domiciliare, per consentire alla più ampia fetta possibile di popolazione anziana e fragile di essere assistita tra le mura domestiche, vicino ai propri affetti e in continuità con le personali abitudini di vita. Il nostro compito non è quello di identificare un modello univoco di organizzazione delle cure domiciliari da replicare su tutto il territorio nazionale, quanto piuttosto quello di individuare delle strategie per rafforzare e modernizzare l’assistenza domiciliare quale modello innovativo di welfare, vera e propria ciambella di salvataggio per il nostro Servizio sanitario”. 

L'innovazione tecnologica rappresenta una possibile via d'uscita da un problema che rischia di condizionare pesantemente il futuro del SSN, così come il potenziamento della tecnoassistenza, che garantirebbe l’accesso alle cure domiciliari anche agli anziani che vivono nei territori meno serviti e che comunque aumenterebbe il livello generale delle prestazioni, accorciandone i tempi.

Le nuove gare d'appalto stanno inserendo criteri legati alla tecnoassistenza. In alcune Regioni si utilizzano altri sistemi di assegnazione dei servizi, nel tentativo di rendere più rapida la macchina amministrativa, nonché di favorire una competizione basata sulla qualità delle prestazioni offerte. 
 

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