Sul Pil non ce la raccontano giusta. Ecco perché

Nel calcolo del Prodotto interno lordo è incluso consumo di farmaci, commercio di armi e altri fattori che non migliorano certo il benessere delle persone. Sicuri che se fosse cresciuto dell'1% staremmo tutti meglio? Cinque storie di un'altra Italia, che ha cambiato stile di vita

Il Prodotto interno lordo (Pil) cala, dello 0,2%. L'Italia è impantanata. In questi giorni le prime pagine dei giornali raccontano quanto è oscuro il cielo sopra il Belpaese, non solo dal punto di vista meteorologico. Ma chi ci assicura che se il Pil fosse cresciuto dell'1% staremmo tutti meglio? "Presi per il Pil" è un documentario che prova a smontare l'assunto: più pil, più benessere. Prodotto dal basso con una campagna di crowdfunding e il sostegno della film commission Torino Piemonte, racconta quattro storie di persone che hanno scelto di vivere in modo diverso, consapevoli che il benessere non può derivare da una crescita continua dei consumi.
 
Realizzato da Stefano Cavallotto (regista), Andrea Bertaglio e Lorenzo Fioramonti (autori) ci mostra, in poco più di un'ora, un'Italia diversa. Quella di Marta e Giorgio e i loro cinque figli, che si sono trasferiti a San Damiano Macra, in Valle Maira, provincia di Cuneo: lei medico, lui traduttore, hanno deciso di trasferirsi in montagna, con uno stile che al primo posto non mette i soldi e la carriera. In Sardegna c'è Roberto, 45 anni, laureato in giurisprudenza, che lascia Cagliari per Orroli, in mezzo alla campagna. La loro vita familiare è incentrata sull'autoproduzione e sulla condivisione con altre persone di spazi e competenze. "È una scelta di transizione verso una vita sostenibile -racconta-. Per ciascuno è diverso, i passi e i tempi possono essere diversi, l'importante è prendere la direzione giusta".
 
Ma non è necessario che tutti vadano a vivere in campagna. "Presi per il Pil" racconta anche le iniziative dei circoli del "Movimento per la decrescita felice" di Torino. E la storia degli abitanti di Pescomaggiore, piccolo paese terremotato in provincia di L'Aquila. È una storia di ribellione, perché hanno detto no al progetto C.a.s.e. del governo Berlusconi, che ha creato tanti quartieri satelliti anonimi, lontani dai centri abitati. I cittadini di Pescomaggiore le loro case se le sono ricostruite da soli, in paglia, con l'aiuto di tanti volontari provenienti da tutta Italia. In questo modo hanno ricostruito non solo gli edifici, ma una comunità.
 
"Presi per il Pil" ospita anche gli interventi di economisti e studiosi, tra i quali Enrico Giovannini, ex presidente Istat e già ministro del Lavoro, Rob Hopkins, fondatore delle Transition Town, e Serge Latouche, economista e filosofo francese. Dagli studi di questi esperti e dalle storie raccontate emerge che "quella del Pil è una presa in giro", sottolinea Stefano Cavallotto. Il motivo? "Perché in realtà è un indicatore inadeguato e fa passare per benessere quel che col benessere non ha nulla a che fare. Nel calcolo del Pil sono inclusi il commercio delle armi, la spesa per i farmaci, gli incidenti stradali e altri fattori che se anche aumentassero non cambierebbero in meglio la vita delle persone".
 
"Presi per il Pil" è un documentario low cost, è costato poco meno di 10 mila euro. "Sono tanti i professionisti che hanno lavorato gratuitamente o solo con un minimo di rimborso spese alla sua realizzazione", racconta Stefano Cavallotto. E anche la distribuzione è "dal basso": chiunque può chiedere una copia del cd (al prezzo di 10 euro) e organizzare una proiezione nel proprio appartamento o nel condominio, in un'associazione o in un circolo o nella piazza del paese. Basta scrivere a presiperilpil@gmail.com. Gli autori sono disponibili a partecipare alle proiezioni.

Da http://www.redattoresociale.it/


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