Tortura, carceri, immigrazione, asilo. L'Italia? Inadempiente sui diritti umani. Il Rapporto 2010 di Amnesty International

Lunedì, 31 maggio 2010 - 11:25:00

di Stefania La Malfa

RAPPORTO ANNUALE 2010: ALCUNI DATI E PERCENTUALI (periodo di riferimento: gennaio – dicembre 2009)  

81 paesi, tra i quali sette membri del G20, non hanno ratificato lo Statuto della Corte penale internazionale

In almeno 111 paesi si sono verificate torture o altre forme di maltrattamento

In almeno 61 paesi i responsabili delle torture sono rimasti impuniti

In almeno 55 paesi sono stati celebrati processi iniqui

In almeno 96 paesi la libertà d’espressione è stata sottoposta a restrizioni

In almeno 48 paesi sono stati incarcerati prigionieri di coscienza

In 18 paesi hanno avuto luogo esecuzioni di condanne a morte

In 56 paesi sono state emesse condanne a morte 

Processi iniqui sono stati celebrati nel 35% dei 159 paesi citati nel Rapporto annuale e nel 47% dei paesi del G20*

La libertà  d’espressione è stata sottoposta a restrizioni nel 60% dei 159 paesi citati nel Rapporto annuale e nel 53% dei paesi del G20*

Prigionieri di coscienza sono stati incarcerati nel 30% dei 159 paesi citati nel Rapporto annuale e nel 42% dei paesi del G20*

*ai fini di questo documento, l’espressione G20 si riferisce a 19 paesi, escludendo l’Unione europea.

Il RAPPORTO 2010 DI AMNESTY INTERNATIONAL SUI DIRITTI UMANI

Rapporto 2010 di Amnesty international sui diritti umani. Le violazioni

Rapporto 2010 di Amnesty international sui diritti umani. I successi

Molte inadempienze e lacune caratterizzano ancora l'azione del nostro paese nel campo dei diritti umani. A denunciarlo è la coordinatrice per l'Italia del Rapporto annuale di Amnesty International, Giusy D'Alconzo, che sceglie Affaritaliani.it per analizzare le politiche attuate dal governo italiano.

"L'Italia sconta gli effetti sia di lacune antiche che di politiche recenti - spiega D'Alconzo -. Per quanto riguarda le lacune manca nel nostro paese il reato di tortura, che il governo italiano non ha ancora introdotto nonostante abbia ratificato già da 20 anni la Convenzione Onu che ne prevede l'obbligo. Questo ha impedito, per esempio, di punire in modo proporzionato gli agenti di polizia ritenuti responsabili di abusi a Bolzaneto nei confronti dei manifestanti del G8 di Genova del 2001. E questo non è l'unico caso che chiama in causa le responsabilità delle forze di polizia, ci sono anche quello del pestaggio a Parma di Emmanuel Bonsu, cittadino del Ghana, nel 2008, quello di Federico Aldrovandi, morto nel 2005 a Ferrara mentre si trovava in stato di fermo, e quello di Gabriele Sandri, ucciso nel  2007 da un colpo di pistola sull'autostrada A1 all'altezza di Arezzo".

Unico successo per l'Italia, riconosciuto da Amnesty International, è la condanna nel novembre 2009, da parte del Tribunale di Milano di 22 agenti della Cia, un ufficiale militare statunitense e due agenti dei servizi dell’intelligence militare italiana per la “rendition”, ordinata dalla Cia, di Abu Omar, un uomo sequestrato in una strada di Milano e trasferito illegalmente, attraverso la Germania, in Egitto, dove ha dichiarato di essere stato torturato. 

"Mancano anche - aggiunge D'Alconzo - un'istituzione nazionale di tutela dei diritti umani, come previsto dall'Onu, che svolga una funzione di monitoraggio e denuncia. E non esiste nemmeno un organismo di monitoraggio dei luoghi di detenzione che abbia un potere di visita delle carceri e possa di conseguenza prevenire gli abusi: in questo caso l'Italia non ha ancora ratificato il protocollo opzionale alla Convenzione Onu sulla tortura".


Il centro di permanenza temporanea (Cpt) di Lampedusa
LE IMMAGINI

In altri paesi europei, come per esempio la Gran Bretagna, la Francia e l'Austria esistono già invece istituzioni nazionali indipendenti sui diritti umani: non è di per sè una garanzia di buon funzionamento rispetto agli standard internazionali ma l'Italia è sicuramente più indietro visto che questo organismo non è stato nemmeno creato. Per colmare le lacune del nostro ordinamento, oltre ai vari adeguamenti normativi, secondo Giusy D'Alconzo "è necessaria una riflessione su cosa non ha funzionato in determinate situazioni e una riforma di sistema dei meccanismi alla base del lavoro delle forze dell'ordine. L'Italia è particolarmente indietro ma esistono degli aspetti che possono essere modificati anche subito, come per esempio attribuire un codice alfanumerico per identificare gli agenti di polizia in servizio e consentire così denunce circostanziate in caso di eventuali abusi subiti dai cittadini".

0 mi piace, 0 non mi piace


Titoli Stato/ Collocati 6,5 mld Btp, tassi a minimi record
Riforme/ Guerini (Pd): verso elezione indiretta Senato
Alitalia/ Uilt, non arrivata lettera da Etihad
Riforme/ Renzi: se non si trova sintesi pronto a passo indietro
Milan/ Berlusconi: vendita club fantasia altrui
Mps/ Grillo: questa e' la mafia del capitalismo
Mps/ Grillo, facciamo casino per fare un po' di trasparenza
Berlusconi/ Vede foto Merkel e dice "Aridatece Kohl"
LEGGI TUTTE LE ULTIMISSIME

LA CASA PER TE

Trova la casa giusta per te su Casa.it
Trovala subito

Prestito

Finanziamento Agos Ducato: fai un preventivo on line
SCOPRI RATA

BIGLIETTI

Non puoi andare al concerto? Vendi su Bakeca.it il tuo biglietto
PUBBLICA ORA