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Il Sociale
Informazione sociale, don Albanesi: "I giornalisti devono tornare in strada"

Dalle disuguaglianze economiche all’informazione sociale in rete, dalla disabilità psichica ai luoghi comuni sull’immigrazione. Sono alcuni dei temi che verranno affrontati nel ventunesimo seminario per i giornalisti organizzato da Redattore sociale dal 28 al 30 novembre dal titolo "Rimozioni, il giornalismo ‘selettivo’ tra ipocrisia e necessità". Affaritaliani.it ha chiesto a don Vinicio Albanesi, fondatore e anima della Comunità di Capodarco di Fermo, come è cambiata la comunicazione, sociale e non solo, in questi anni.

“Rimozioni, il giornalismo selettivo”. Come mai questo titolo per il seminario?
Viviamo un momento di confusione perché la crisi accelera i processi di conoscenza dei fenomeni. E questa confusione si riflette anche nell'informazione. Alcune notizie si evidenziano, altre si nascondono e altre ancora si urlano. La comunicazione è attenta ai mezzi con la quale si esprime e poco ai contenuti. Detto questo c'è stato anche un certo ritorno all'informazione corretta.

Quindi insieme alle rimozioni c'è anche un giornalismo virtuoso?
Da un certo punto di vista il linguaggio della comunicazione si è evoluto, ma si rischia però di perdere la coscienza di alcune informazioni.

Secondo lei la scelta di dare alcune notizie piuttosto che altre è dettata da qualche fattore specifico?
Sono vari i fattori. Fino a poco tempo fa si parlava di informazione indipendente, ora l'editoria è diventatata essenzialmente un'attività aziendale, compreso anche il cosiddetto servizio pubblico che si sta trasformando in un'azienda. E trattandosi di in un'azienda è evidente che si è più attenti agli umori, agli interlocutori e ai destinatari delle notizie.

Quando si parla di temi che creano allarme sociale, come gli sbarchi dei migranti o i rom, c'è una corretta informazione?
Spesso l'informazione aumenta l'ansia di chi sta già male, assistiamo a guerre tra poveri. Poi effettivamente non c'è una politica adeguata verso questi fenomeni, ma sempre legata all'emergenza, alla provvisorietà e a percorsi mai completi. Tutto questo fa si che le diseguaglianze e i problemi sociali non solo non vengono risolti, ma non vengono neanche studiati nella loro natura. Parliamo di rom da 30 anni ma nessuno ha ancora studiato che cosa fare.

Ma i mezzi di comunicazione possono dare una mano nel chiarire la realtà dei fatti?
Solo se i giornalisti sono messi in condizione di farlo. Ma ormai sono le agenzie nazionali e internazionali che forniscono le notizie. Al giornalista in redazione rimane poco spazio.

Vuole dire che il giornalista deve tornare in strada?
Certo, soltanto in strada tu capisci e riesci a raccontare il disagio di un quartiere o di una popolazione.

Questo è il 21esimo seminario del Redattore Sociale, come è cambiato il panorama della comunicazione in questi anni?
Mentre all'inizio venivano al nostro seminario molti giornalisti della Rai e di fascia d'età medio-alta, ora sono tanti i giovani, i free lance, gli addetti stampa. Del resto il nucleo di chi ha un contratto si è ristretto e poi ci sono tanti ragazzi e ragazze che cercano di entrare in questo mondo.

E' positivo però che i giovani si vogliano avvinare al "giornalismo sociale"?
Si, questi giovani sono molto curiosi, attenti e sensibili ai tanti imput che ricevono.

Come giudica il ruolo che i social network hanno assunto nel panorama informativo?
E' necessario usarli, per forza di cose. Non hanno un valore in sè, sono rapidi e molto seguiti. Certamente sono circuiti veloci, ma non hanno una connotazione positiva o negativa. Di certo sono efficaci. 

Quali sono le categorie sociali che di più risentono del pregiudizio?
E' una situazione che ondeggia a seconda dei periodi e dei fenomeni che avvengono nella società. C'è stato il momento dell'invasione degli immigrati, poi si è deviato su ebola per tornare subito sulle occupazioni delle case popolari. Senza dimenticare l'omofobia e la violenza sulle donne. E' una specie di serpente fatto di fenomeni molto rapidi che segue le evoluzioni del momento.

Se dovesse fare una raccomandazione ai giornalisti?
Ai giovani direi di essere curiosi e responsabili. Parlare di ciò che avviene, ma dando anche esempi positivi in questo momento di crisi. Non vi fermate alle apparenze, risalite la china per capire responsabilità e cause di ciò che accade.

E agli editori?
Occuparsi meno di gossip e parlare di politica internazionale non solo attraverso le grandi agenzie di stampa. Insomma, avere più coraggio.

Andrea Bufo

 

(segue il programma...)

Tags:
giornalismoseminariogiornalistiredattore socialedon vinicio albanesi

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