di Stefania La Malfa
 La copertina
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Due settimane passate a dormire per terra alla stazione Termini di Roma. Un "viaggio" per scoprire chi sono i senza tetto che vediamo ai lati delle strade, sui marciapiedi. E' il libro
"Roma senza fissa dimora" (Infinito edizioni) di Gabriele Del Grande, già autore di "Mamadou va a morire". L'autore spiega di "aver deciso di fare quest'esperienza per curiosità".
Curiosità di che cosa?
"E' un libro che ho scritto nel 2004 ed ero già venuto in contatto con questo mondo quando ero a Bologna dove ho lavorato come operatore sociale in un dormitorio durante gli anni di università. E' un mondo che non si sente e non si conosce e di cui non si parla. Poi da Bologna mi sono trasferito a Roma per studiare giornalismo e ho deciso di fare prima un viaggio in questa 'città parallela' e di raccontarla".
Volevi toccarla con mano?
"Il mio obiettivo non era quello di toccare con mano o di provare delle sensazioni ma semplicemente di avvicinarmi a questa città e fare un viaggio in un contesto che era la strada"
Perché hai scelto Roma?
"Semplicemente perché mi trovavo lì. Ho vissuto due settimane alla stazione Termini e qui sono stato accolto da un gruppetto di persone che viveva al primo binario".
Quante persone hai incontrato?
"Gli incontri sono stati una ventina. Ci sono state quattro persone in particolare a cui ho spiegato cosa stavo facendo e che mi hanno fatto da guida: Giancarlo, Gigi, Paolo e Carmelo".
Che tipi erano?
"Sulla strada c'è di tutto, nessuno ci nasce, almeno in Italia. Giancarlo è fiorentino, è un ex manager: la moglie è morta dopo un cancro e poi lo ha colpito la depressione; Gigi il romano ha frequentato invece fin da ragazzo giri strani e viveva di espedienti tipo furti e spaccio; Polo di Latina è finito sulla strada per problemi di alcolismo e poi è stato allontanato dalla famiglia e Carmelo invece ha problemi di disabilità, è poliomelitico, e si è trovato in mezzo alla strada. Sono fondamentalmente persone sole pur avendo una famiglia. Il legame familiare e amicale piano piano si assottiglia finché poi si rompe. Sono storie quasi banali, simili alle nostre, di 50enni che magari perdono il lavoro e si ritrovano separati e senza casa e alla fine finiscono sulla strada".
Non c'è la prospettiva di tornare in famiglia?
"La prospettiva ce l'avrebbero tutti, bisogna vedere se c'è la forza di farlo. Tendenzialemnte sulla strada non si finisce per scelta ma dopo aver avuto problemi. Si tratta spesso di soggetti deboli e fragili e in mezzo alla depressione e alla solitudine è difficile trovare la forza per ripartire".