Salute/ Storie di vita quotidiana: la testimonianza di Lucrezia Fucsias

Aids/ Al via "She", il primo programma europeo per donne con hiv

di Chiara Amato

"Non esiste un servizio psicologico per chi affronta la malattia, non c'è nessuno preparato professionalmente a guidarti in questo tragitto": è lo sfogo di Lucrezia Fucsias, una ragazza sieropositiva che ha scelto Affaritaliani.it per svelare il modo in cui vive la malattia. Il sito che ha ideato www.lucreziafucsias.org raccoglie opinioni, commenti, esperienze. Lucrezia ha scritto un e-book, "Ho Vinto Io - (siero) positivi e contenti", edito da Ecomind, in cui si racconta da un punto di vista differente...

Come nasce l'idea del libro?
"Nel mio libro provo a spiegare come ho accettato la malattia, grazie all'aiuto e al supporto di tante persone che ho incontrato durante il mio percorso. Cosa che non accade alla maggioranza dei sieropositivi. Racconto la mia storia affrontando il 'problema' da una prospettiva differente".

Quale è questo punto di vista di cui parli?
"Le persone che ho incontrato vivono il disagio serenamente, accettano la propria condizione. Quando si parla di sieropositività il disturbo è più psicologico che fisico. Purtroppo siamo lasciati soli, dal punto di vista sociale e psicologico, siamo vittime di scandalosi preconcetti e discriminazioni di ogni tipo, anche in ambito sanitario".

Cosa intendi dire?
"In Italia mancano centri di ascolto, non esiste un servizio psicologico per chi affronta la malattia, non c'è nessuno preparato professionalmente a guidarti in questo tragitto. Per questo la gente s'abbandona alla disperazione. C'è chi proviene da un percorso già difficile perché tossicodipendente all'inizio, dove le terapie sono state più nocive che vantaggiose".

 

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La tua esperienza è diversa?
"
Sì. L'Aids è una malattia cronica come molte altre, meno problematica, ad esempio, del diabete o di un epatite virale. Basta avere cura della propria persona e anche psicologicamente essere sereno. Cose che non si potrebbero dire... Ritengo che le istituzioni dovrebbero concentrarsi sul fare più informazione, soprattutto ai più giovani, perché è molto più semplice e diffuso di quel che si pensi contrarre questa malattia. Almeno 3 persone su una che si ammala non lo sa. Il mio compagno è una di queste, da lui ho contratto la malattia. L'Hiv non si vede, può restare nascosto per 7-10 anni".

Quindi l'intento del tuo e-book è spronare istituzioni e persone?
"Sì, lo faccio anche quotidianamente nel sito, dove aggiorno la gente sul problema e dove ribadisco che lamentarsi non serve a nulla. Bisogna stimolare le istituzioni, chiedere, agire in prima persona. Io stessa mi impegno a segnalare alle istituzioni locali quelle che possono essere le occasioni per informare i giovani. Ad esempio, l'istituto superiore da me frequentato organizzò una convention sulla questione per i propri alunni. Per me è stato il primo grande successo. Di solito incontro una risposta positiva nelle istituzioni locali".

E lo SKIDS TG, il web tg dedicato all'argomento?
"E' uno spazio rivolto alle persone che hanno accettato di sottoporsi alle mie interviste, raccontano esperienze positive, dimostrando che si può fare malgrado non esista un servizio psicologico per chi affronta la malattia".

Nel tuo tg indossi un cappello fucsia...perchè hai scelto questo colore?
"E' il colore di una pubblicità progresso degli anni '80: i malati di Aids hanno un alone fucsia intorno. A me fa sorridere come idea!"

 

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