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Alessandro Ballan confessa: "I danesi potevano far saltare il mio Mondiale"

Lunedí 29.09.2008 19:40


Alessandro Ballan
"E' un gruppo unito, corriamo una volta l'anno assieme ma è come se ci conoscessimo da una vita".
Il giorno dopo di Alessandro Ballan è ancora più dolce, visto che alla sorpresa per l'exploit colto subentra la consapevolezza di aver conquistato la medaglia iridata in Italia, impresa che in passato riuscì solo a Binda e Adorni. Una maglia che non perde mai di 'peso' e fascino, e che il 28enne di Castelfranco Veneto ha idealmente strappato di dosso a Paolo Bettini, che domenica ha disputato la sua ultima corsa in carriera.


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"Il suo annuncio, sabato, ci ha lasciato tutti perplessi - ha confessato Ballan a Radio Anch'io Lo Sport - e dopo la conferenza stampa di Paolo abbiamo fatto una riunione, decidendo tutti insieme che la gara doveva essere fatta per lui, doveva incoronarlo per la terza volta campione del mondo. In corsa però ci sono state complicazioni, Paolo è stato controllatissimo, non ha potuto muoversi. E' stato molto bravo, si è comportato benissimo come compagno di squadra e come amico. Un altro capitano non avrebbe fatto allo stesso modo. Peccato lasci, qualche altra stagione vincente avrebbe potuto farla". Ballan, dunque, che in questa stagione si era aggiudicato anche una tappa alla Vuelta (con tanto di maglia oro), eredita un ruolo scomodo, quello di punto di riferimento per l'Italbici, grazie ad una vittoria che, per modalità e classe, ha ricordato gli spunti del suo attuale team manager, Beppe Saronni, che fu iridato nel 1982.

"Paragonarmi a lui è qualcosa di grande - spiega il campione veneto - Saronni fece la volata su una strada in salita e ha lasciato tutti sui pedali, io l'ho fatta in pianura e ho avuto anche l'aiuto del pubblico, che ha fatto sì che arrivassi all'ippodromo. Il boato dei tifosi mi ha accompagnato fino all'arrivo". Detto anche che il Veneto continua ad essere una fucina di campioni ma anche di gregari che sanno trasformarsi nel tempo in capitani (Ballan, ma anche Bruseghin), Ballan torna sulla rabbia di Damiano Cunego, che dopo aver vinto lo sprint per l'argento non ha nascosto la sua delusione: "Ci siamo parlati e visti sul podio - rivela Ballan, vincitore nel 2007 del Giro delle Fiandre - Il secondo posto brucia anche se tra compagni di squadra e di nazionale. Lui è molto giovane ed è molto forte, ha una carriera davanti e sono pronto a tifare per lui e a dargli una mano prossimamente al Giro di Lombardia. Speriamo che Damiano rimanga quello che è adesso". "Per quanto mi riguarda - aggiunge - mi auguro di rimanere come sono, tranquillo, sereno e sorridente. Sicuramente ci sara' piu' stress, ma spero di rimanere con i piedi per terra".

Con Franco Ballerini, i rapporti sono idilliaci e proprio Ballan, vincendo, ha messo a tacere qualche critica di troppo verso il c.t, che ora dovrebbe essere riconfermato per il prossimo quadriennio. "Franco ha sempre scelto la nazionale migliore, dà molta tranquillità nei giorni che precedono la corsa e la giusta carica. Io faccio il Mondiale da tre anni e con lui mi trovo molto bene, e' un direttore che tutti vorrebbero". L'ultima battuta di Alessandro Ballan è per quel finale di gara che ha ancora negli occhi: "Ho avuto il terrore che qualcuno potesse riprendermi - dice il neo iridato - C'erano due danesi compagni di squadra dietro (Sorensen e Breschel, terzo, entrambi della Csc, ndr) e la mia paura era che, se uno si fosse sacrificato per venirmi a prendere, l'altro avrebbe disputato la volata. Se mi avessero raggiunto, sarebbero terminate le mie chance. Quando sono arrivato a 500 metri dall'ippodromno mi sono reso conto che ce l'avevo fatta". E, con lui, tutta l'Italbici.



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