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Il fuoriclasse del canottaggio Rossano Galtarossa ad Affaritaliani.it: "Sono alto due metri, ma com'ero piccino in quella foto con Yao Ming"

Domenica 28.09.2008 10:18

Di Giordano Brega

"Cosa mi è rimasto del'esperienza di Pechino 2008? Sicuramente... un'altra medaglia al collo e questa è una cosa importantissima (ride)". Rossano Galtarossa racconta le sue emozioni post-olimpiche e i progetti futuri nel corso di un'intervista ad Affaritaliani.it.



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Il campione del canottaggio azzurro è un plurititolato, una leggenda del canottaggio. Due numeri per rendere l'idea: ha vinto l'argento nel 4 di coppia agli ultimi Giochi. Uno splendido risultato che impreziosisce una carriera straordinaria: ad Atene era stato bronzo (nel 2 di coppia), a Sidney 2000 aveva addirittura conquistato l'oro (4 di coppia), mentre ben sedici anni fa a Barcellona '92 era già salito sul terzo gradino del podio (sempre nel 4 di coppia). Una parola: fenomeno.

Che ora racconta: "Per quanto mi riguarda è stata un'altra sfida, che non avevo asssolutamente preventivato quattro anni fa. Dopo il bronzo di Atene pensavo di chiudere con il canottaggio di alto livello. Tant'è che mi presi due anni sabbatici...".

Rossano Galtarossa

Poi cosa l'ha convinta a tornare in acqua?
"Tutto è partito attraverso una serie di amici e il mio circolo della canottieri Padova. Mi hanno spinto a lanciarmi in questa ulteriore sfida".

Dopo essere stato fuori dall'arena per così tanto tempo poteva essere rischioso tornare...
"E' vero, perché io non volevo fare un rientro patetico: non volevo partecipare, ma essere protagonista a Pechino. Pur rendendomi conto della difficoltà dell'impresa. Sono stati due anni intensi, come è giusto che sia, ma belli e culminati con la ciliegina sulla torta della medaglia d'argento. Questo risultato mi ha dato una gioia quasi pari a quella provata con l'oro di Sidney".

Addirittura?
"Sì, perché poi è stata conquistata a 36 anni. I tempi di recupero a questa età cambiano, gli allenamenti sono più pesanti: bisogna gestire e ascoltare molto il proprio corpo. E poi c'erano molte aspettative, che potevano anche essere fonte di stress e di ansia, ma ho cercato di trasformarle in ulteriore motivazione. Non solo: gli avversari erano tostissimi, come capita sempre di più anno dopo anno. Essere riusciti a stare dietro alla sola Polonia (campione del mondo in carica da tre anni, ndr) è stato un risultato importante...".

(SEGUE - L'INCONTRO E LA FOTO CON YAO MING. E IL SUO FUTURO: SPORTIVO E NON...)

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