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Sport


Forse ci mette una mano la nonna, forse una zampa Hippeus, il Dio dei cavalli, fatto sta che sia gli altri (il sindaco di Montecatini e la giovanissima attrice Ilaria Pirri) escono sulle proprie gambe dall’ospedale.
Jessy per prima. Però, per quanto aggiustata, non è tutta giusta: chiede di Beppe e Ila, poi subito dei cavalli e in particolare del suo e, mentre ancora mamma Sandra la sta aiutando a infilarsi la tuta (il collo duole da matti e c’è un leggero spostamento di una vertebra) annuncia che “non vedo l’ora di risalire in sulky e della prossima gara”.
Ci sono i giornalisti, in corsia. Erano accorsi seguendo l’odore del sangue, avevano pronti titoli drammatici. Si “accontentano” volentieri della dolcissima follia di questa bellezza dalla passione inguaribile. Tanto che il giorno dopo Don Mazzi legge. E scrive. Scrive una lettera aperta a Jessy, indicandola come esempio straordinario di tenacia e attaccamento ai sogni per tutti i suoi ragazzi, quelli delle comunità, quelli che dalla vita hanno avuto trappole e sgambetti e quelli che sono caduti da soli, magari perché il sogno era venuto meno.
Lei si rialza con il sorriso di sempre, spontaneo e inimitabile. Tanto che a marzo, alla prima occasione, torna in pista: partenza volante con la piccola Onyx Staf e tutti le vedono la coda; la sua e quella della cavallina, fino al traguardo; la retta d’arrivo è una passerella di gioia e di grida, liberatorie. Di vita.
Tanto che la favola, anche finisse lì, sarebbe incredibile. E bella. Tanto bella.
Ma la bellezza non stanca il fato, e il destino non lascia mai nulla al caso, il Cielo non spreca talenti per così poco. Media, giornali e tv, perfino Don Mazzi si sono accorti della forza dirompente della storia e del personaggio; il sindaco di Sant’Elpidio e l’assessore allo sport la sponsorizzano, le fanno disegnare una giubba (un’altra gliela ricamerà, a mano, nonna Adalgisa, la madre della mamma) apposta per le corse future. Solo alcuni presunti ippici arricciano il naso e provano a screditare il fenomeno. Spesso gli stessi che hanno ridotto l’ippica in agonia. Lei, a smettere, non ci pensa neppure.
Tanto che Jessica vince ogni diffidenza e decide di partecipare all’intero Campionato delle Stelle, il torneo che ogni estate accompagna, da maggio a fine agosto, il circuito ippico-benefico in giro per tutti gli ippodromi italiani, con dieci tappe e una finalissima.
Nelle prime due gare Jessy guida alla grande ma riesce a racimolare solo un quinto e un terzo posto, ad Albenga è quarta poi, nella tappa di Treviso, fa improvvisamente ritrovare e letteralmente esplodere la potenza del vecchio Marco Aurelio che vola in testa da un capo all’altro a velocità da record disseminando gli avversari per la pista. Una magia, considerando che prima e dopo il cavallo con il nome da imperatore si è comportato al massimo da bravo soldatino, senza mai riuscire a vincere un’altra volta.
Al Garigliano, alla guida del bellissimo Lotar Wise, parte come un missile ma proprio mentre tutti –avversari compresi - pensano a una corsa in fotocopia di Treviso e all’ennesima passerella della miss che sussurra ai cavalli, Lotar inciampa e sbotta di galoppo, finendo squalificato e in parte ridimensionando nell’immaginario collettivo dei giocatori di cavalli la leggenda della modella che vince sempre.
Invece, chi ne capisce davvero, coglie il gesto tecnico dello scatto dietro l’autostarter, della tanta voglia di correre trasmessa al cavallo da diventare foga e pasticcio, coglie la carezza di premio e consolazione che in scuderia Jessica regala al “suo” Lotar che non le ha regalato l’ennesimo trionfo ma per l’ennesima volta l’ha fatta divertire, emozionare, guidare, correre.
A Taranto va da turista. Entra da riserva, ma finisce titolare: sostituisce un “collega” in sulky a Lupetto, parte seconda dietro l’attore Bob Messini, lo supera ai 500 finali e se ne va, facile vincitrice, come la naturalezza di bere un bicchier d’acqua e con l’entusiasmo e l’intensità che fosse l’unico, nel deserto.
Dopo la notte di Taranto arriva il giorno di Civitanova, l’ultima tappa prima della sfida di Montegiorgio.
Ly, oltre agli 80 punti per il guidatore vincitore (ma Jessy è già in finale ed è certamente prima in classifica, anche arrivasse ultima) c’è in palio un premio senza eguali: un giro di pista insieme a Varenne, il campionissimo, il mito, “il cavallo che non era mai nato”...
Jessy sente la cosa. Tanto che al mattino va a conoscere e coccolarsi Varenne mentre una fotografa scatta alla “bella e al campione” per un servizio su ‘Oggi’ e uno su ‘Sportweek’. La gente accorre a fiumi, per vedere la ragazza fenomeno e soprattutto l’immenso Varenne; gente che in un ippodromo non c’era mai stata, tante persone che ci andavano sempre ma ormai non ci vanno più, l’ippica gli ha delusi; non sembra più sport, non mette più al centro il cavallo, è diventata tutta numeri e maledetta routine anche se come dice Jessica “la poesia è la stessa, ci sono ancora brave persone che lavorano intorno ai cavalli ed è una vergogna che lo Stato non paghi i premi da mesi e mesi”. Ly, quel giorno, a Civitanova, in quell’ippodromo d’altri tempi che è ancora tutto campagna e da un lato della pista vedi il mare e dall’altro monti e colline, si respira aria pura e fatata: sport, spettacolo, passione, curiosità, perfino riconoscenza e un po’ di patriottismo, per Sua Altezza Varenne; un grande evento, organizzato nei minimi dettagli dalla famiglia Mori, cinque ragazzi che non solo gestiscono l’ippodromo, l’allevamento e la scuderia ereditati dal padre ma anche l’incredibile Museo del Trotto, un caso unico, una testimonianza di grande valore.
Arriva il momento della “corsa dei vip”, come la chiama la gente: c’è “El Diablo” Chiappucci, ci sono giornalisti come Claudio Sabelli Fioretti e il nostro Albertone Foà (che con i cavalli ci gioca a palla, letteralmente, gliel’hanno visto fare in Toscana, con un puledro) e c’è il vincitore del Grande Fratello Ferdi Berisa. Ma soprattutto c’è lei, la “Bandolera”, alla guida del simpatico Maggio del Par. Lui ha corso la notte prima, è arrivato penultimo e un po’ scorato, anche per le frustate inutili che il professionista gli ha rifilato. Jessy va a conoscerlo in box, si fa annusare, riconoscere; alza una mano per sistemargli la criniera ma Maggio si inalbera, spaventato, si difende; Jessy lo rassicura, gli parla, ne ascolta le istanze. Fanno una foto insieme e un patto, poi via, in pista. Scattano al comando ed è come le altre volte: non ce n’è per nessuno. Chiappucci è buon secondo e può per una volta vantarsi di aver vinto la corsa degli altri, Jessica è brava e predestinata: sale su Varenne, ci sfila insieme. Lei si commuove, lui si inorgoglisce: petto in fuori e nitrito al vento. Jessica guarda il cielo e dentro le passa il mondo, l’amore, la musica; fuori soltanto sorrisi; e lacrime; di felicità.
Le immagini dei due fenomeni fanno il giro di giornali e tv, per tutta la settimana.
Lei paga volentieri il conto all’improvvisa notorietà: lunedì la Rai, martedì una tv locale, giovedì un’altra…
La sera si regala il concerto di Venditti, tanti ricordi e qualche brivido, di umidità ed emozione: “Lo sai o non lo sai, che per me sei sempre tu la sola”, e Jessy si scioglie; per un attimo sente come se a cantarglielo addosso fosse l’uomo dei sogni e, finalmente sa che, per sempre, sarà per sempre così.
Buona domenica. Domenica, a proposito, c’è una finale. Quella finale.
Jessica al sorteggio ha “pescato” un’altra volta Onyx Staf, la cavallina con cui era tornata a correre – e a vincere – ma che da marzo non è più stata se stessa e addirittura, nella sfida di Civitanova, ha rischiato il doppiaggio: “Non mi sembra in gran forma - dice quando scopre l’abbinamento e le ultime prestazioni della giumenta - ma sono ugualmente strafelice di tornare a guidarla, a gareggiare insieme a lei”.
Anche Onyx deve pensarla così. Tanto che dopo 200 metri, ricevuto il via libera da un avversario che non aveva assolutamente intenzione di mettersi a litigare per il comando con un binomio così agguerrito e compromettere ogni chance di piazzamento, le due ragazze sono sole al comando e fanno corsa per proprio conto, padrone assolute del Campionato e della ribalta.

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