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Sport

Di Marco Scotti

Per la ‘Gazzetta’ è la “Donna che sussurra ai cavalli”, secondo Feltri “La modella che batte i campioni”, Don Mazzi la considera “Un ragazza di rara tenacia e attaccamento ai sogni, un esempio per tutti i ragazzi delle comunità”. Dopo l’ultima clamorosa impresa – battere in una sfida a due il campione italiano dei guidatori professionisti – la favola del quasi ingegnere meccanico (le mancano due esami e la tesi) Jessica “Bandolera” Pompa ha conquistato la ribalta di tutti i media, non solo nazionali, al punto di interessare anche Sportweek America e finire in copertina sulla principale testata sportiva di Malta.
Jessy è una bella ragazza (grazie a servizi fotografici, spot, clip e qualche particina in film anche importanti, come quelli in uscita di Albanese, Bisio e Abatantuono, si sta mantenendo durante gli studi) nativa di Fermo e originaria di Sant’Elpidio a Mare, con una sensibilità intensa e speciale, una persona semplice e solare, complicata da qualche timidezza di troppo ma la faccia pulita, gli occhi e lo sguardo che ti afferrano il cuore per non dire del resto e una grande passione per lo sport, in modo particolare per il calcio (gioca nella nazionale delle modelle) e l’atletica (che praticava con brillanti risultati ma ha dovuto abbandonare per problemi ai tendini); le piace un mondo la velocità e va matta per la guida, le fragole, la buona musica, la cucina emiliana, il mare delle sue terre e la natura; specie gli animali, cani e cavalli in primis.
Un bel giorno di fine ottobre – “tanti giorni sono belli e speciali ma quello di più”, dice alludendo alla scoperta che avrebbe fatto da lì a poco - complice un filmato e una foto che la ritraevano con una mamma delfino e proprio la sua appartenenza alla nazionale modelle, viene ‘agganciata’ dal circuito delle stelle, quel gruppo di folli follemente innamorati del cavallo capaci di darsi all’ippica per beneficenza ma anche e soprattutto per divertirsi guidando –sempre senza frusta- meravigliosi trottatori al posto dei driver professionisti. Ci sono campioni dello sport come Chiappucci, Moser, Boniek, Bonini e Manfredini, artisti della musica come Gigi Cifarelli, Antonio Maggio, Chiara Canzian e Petra Magoni, vip della tv come Ferdi Berisa, Sara Santostasi e Barbara Clara e poi giornalisti come Claudio Sabelli Fioretti, attori e, appunto, fotomodelle come lei.
Non esita un secondo ad accettare: “tante volte, abitando per studi a Milano, a due passi dallo stadio di San Siro – racconta Jessica – passavo accanto all’ippodromo del trotto, quello che ancora non riesco a capacitarmi abbiano colpevolmente chiuso, ma un po’ perché non conoscevo nessuno dell’ambiente e un po’ perché è l’ambiente stesso a erigere barriere insormontabili e trastullarsi nel ghetto in cui si è rinchiuso, non vi ero mai entrata ma alla chiamata delle stelle ho sentito di dover rispondere solo tre cose: certo che sì, non sono capace, ma imparerò”.
Ha imparato presto e bene, la piccolina. Tanto che dal 2 di novembre, data della prima ‘lezione’ alla prima corsa, disputata il 25, sono stati solo grande feeling e divertimento, emozioni e passioni: “Bello. Tanto bello – rispondeva a chi le chiedeva dei primi approcci in sulky (il sediolo da cui Minnucci guidava Varenne, per intenderci) – ma da qui a pensare di correre, eccome se ce ne corre”.
Invece no. Il 24 sera Jessica ‘approda’ a Montegiorgio, vicino a casa, dove finalmente trascorrerà la notte in attesa della sua prima gara. Prima però la cena con gli ippici. Che invece di rassicurarla l’atterriscono: “Chi mi diceva che mi avevano dato un cavallo pazzo con istinti semiomicidi, chi che quel cavallo punto primo era un brocco e punto secondo aveva messo in difficoltà professionisti navigati, chi mi dava della pazza – lo ricordo – perché secondo loro non c’era niente di più difficile che guidare un cavallo al trotto e per imparare a farlo servono anni e anni e io, effettivamente, avevo al massimo sei-sette lezioni alle spalle. Insomma, un poquito di paura c’era già, lo confesso, ma quella sera feci il pieno”.
La paura, quando passa, è come per i bambini il Natale con la neve. E Jessy non solo supera ogni timore e sfida i soloni del trotto, ma appena riesce a “parlare” con Mitico Mark – un tipetto con zero vittorie allenato da Giovanni Bronte (esperto ma sfortunato driver, visto che dati alla mano non vince dal dicembre 2010) ritrova la serenità, la solarità dell’anima e il sorriso che conquista tutto e tutti. Anche il cavallo.
Tanto che pur a 21 contro 1 al totalizzatore, Mitico si sistema in terza posizione, poi quando molti si aspettano che ceda e tutti che Jessica non sposti dalla corda, lei porta Mitico in seconda corsia perché “con le curve paraboliche all’esterno si fa più strada ma si entra in retta più lanciati” e con lui “insieme a lui” – come ripete sempre – attende lo sprint finale; solo che il varco non c’è, si apre un solo istante, un istante troppo breve anche per il più navigato e abile dei professionisti; ma non per Jessica che convince Mitico a gettare il cuore e le zampe (e il sulky) oltre l’ostacolo al punto che non si sa come ma sul palo passano per primi (“io sorridevo felice di avere corso, nemmeno avevo capito di avere vinto – rivela la fanciulla – ma lui, il cavallo, rideva per la vittoria”) tra gli “ooh” di stupore e di meraviglia del pubblico e i “vaffa” più o meno silenziosi degli scommettitori beffati da questa miss con l’istinto e il talento del driver e il dono di ascoltare i cavalli, la sensibilità di saperlo fare. Il tempo di uno sguardo al cielo e di un tuffo al cuore nel ricordare (“e ringraziare, ha guidato Mitico insieme a me, non mi abbandona mai e nemmeno io la lascio un momento solo”, spiega) la nonna adorata venuta a mancare da pochi giorni, le foto di rito per un rito a lei del tutto nuovo e via, si torna sui libri del Politecnico, a Milano.
Il mese dopo, siccome sotto Natale la beneficenza è d’obbligo, il “circo delle stelle” torna nell’ippodromo marchigiano per un’altra manifestazione a favore di Exodus, la fondazione di Don Mazzi contro le dipendenze e il parterre è pieno di nuovi fan della “Jessy nazionale” (come ormai la chiamano gli ippici), tanto che il suo cavallo, Lacoste Om, è tra i più appoggiati al gioco nonostante qualche problema di ulcere e di frequenti emorragie.
All’improvviso però, come nelle favole, la favola sembra interrompersi, finire nel peggiore dei modi: una manovra spregiudicata di un avversario, una poco professionale di un concorrente e una un pochino maldestra di un veterano ed ecco che sulla prima curva in quattro finiscono a terra e in tre in ospedale; c’è anche Jessica, ricoverata in prognosi riservata, seguita e vegliata (per quanto permesso dai medici) dalla famiglia e dal fidanzato (all’epoca stavano insieme da quasi 4 anni).

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