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Felice Gimondi morto, malore in Sicilia. Addio a una leggenda del ciclismo

E' morto per un arresto cardiaco, mentre era in mare, l'ex campione italiano di ciclismo Felice Gimondi. La tragedia è avvenuta nel pomeriggio nelle acque di Giardini Naxos, vicino Taormina, dove era in vacanza per Ferragosto. Gimondi, 77 anni tra un mese, si è sentito male mentre faceva il bagno. A dare l'allarme sono stati i bagnanti, ma quando sono arrivati i soccorsi era già troppo tardi: sono stati fatti massaggi cardiaci ma non c'è stato niente da fare.

"Ho avuto un solo idolo nella mia vita. Felice Gimondi. Ogni volta che lo vedevo era un’emozione perché quando ti innamori di un campione è per tutta la vita. Sei stato un grande Felice" ha scritto via Twitter il Ct della nazionale di ciclismo, Davide Cassani. "Ho avuto la fortuna di vivere tutta la sua carriera da vicino - ha poi aggiunto Cassani all'AdnKronos - nel '73, quando vinse i mondiali organizzai la trasferta a Barcellona delle squadre nazionali, per cui da lì in poi ho potuto godere di tutti i suoi successi. E conoscere sempre di più l'uomo''. "Addio Felice, grande campione e signore nello sport e nella vita".

La Federazione Ciclistica Italiana rende omaggio a Gimondi sul proprio sito, dove si legge che "l'improvvisa scomparsa di Gimondi scuote e commuove il mondo del ciclismo". Il presidente federale Renato Di Rocco annuncia: "Tutte le nazionali azzurre impegnate in Italia e all'estero porteranno il lutto e sarà osservato un minuto di silenzio in tutte le gare in calendario". "Era un grande signore, un grande atleta, un grande uomo" ha poi detto all’AdnKronos Di Rocco, sottolineando che "è una grave perdita per tutto il mondo del ciclismo mondiale". Gimondi, "era un personaggio al di fuori degli schermi attuali, molto attento a se stesso, rispettoso di tutti, compresi gli avversari. Era un signore nel vero senso della parola".

Il suo ultimo Giro d'Italia lo corse nel 1978, l'ultimo vinto fu quello del 1976 ma in carriera i suoi successi hanno superato il centinaio: 118 per la precisione le vittorie da professionista nonostante l'ingeneroso soprannome di 'eterno secondo', affibbiatogli negli anni dello strapotere del 'cannibale', Eddy Merckx. Gimondi, bergamasco roccioso di Sedrina, all'imbocco della Val Brembana, classe 1942, ha amato la strada e praticato la pista per chiudere come dirigente sportivo una carriera aperta nel 1959 da allievo: prima vittoria l'1 maggio 1960 alla Bergamo-Celana, passando dilettante nel 1962 e arrivando a rappresentare l'Italia ai Giochi olimpici di Tokyo, 33esimo nella prova su strada vinta dal connazionale Mario Zanin. Professionista dal 1965 al 1979, Gimondi può vantare, con pochi altri colleghi, la vittoria di tutte le tre grandi gare ciclistiche: il Giro d'Italia, nel 1967, 1969 e 1976, il Tour de France nel 1965 e la Vuelta a España nel 1968. Incassò inoltre il campionato del mondo su strada del 1973, una Parigi-Roubaix, una Milano-Sanremo e due Giri di Lombardia. Il confronto diretto con Merckx ha contraddistinto gran parte della carriera di Gimondi e nel loro eterno duello il bergamasco ha battuto il belga in termini di maggiore longevità sportiva: prima vittoria ai massimi livelli al Tour del 1965 e ultima al Giro del 1976. Due le squadre che hanno consentito a Gimondi di crescere e affermarsi e che lui ha ricambiato contribuendo a farle grandi: del 1965 al 1972 corse per i colori della Salvarani e dal 1973 al 1979 per quelli della Bianchi. Dopo il ritiro prese la direzione sportiva della Gewiss-Bianchi nel 1988 e nel 2000 la presidenza della Mercatone Uno-Albacom, la squadra di Marco Pantani. Dal 1996 in suo onore si tiene, in provincia di Bergamo, la Granfondo internazionale Felice Gimondi, patrocinata dalla Bianchi.

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