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Us Open, trionfa Cilic. Nishikori al tappeto

Marin Cilic e' il campione degli Us Open 2014, il nuovo e inatteso condottiero di un gruppo di giocatori che punta a trasformare la faccia del tennis. Il giocatore croato, con un'altra prestazione impeccabile di un torneo straordinario, ha battuto Kei Nishikori per 6-3 6-3 6-3, conquistando il suo primo titolo Slam in carriera ad un passo dai 26 anni.

Un torneo che in sette tappe ha realizzato un'epifania in Cilic stesso, scopertosi fuoriclasse, e in tutto il mondo del tennis. E' la nuova conquista di una sommossa iniziata da Wawrinka a inizio 2014 e forse pronta a trasformarsi in rivoluzione. Il croato che ha dominato il week-end conclusivo di questo torneo e' un giocatore con un potenziale di altri successi di questa portata. Dopo questi Us Open, sarebbe sorprendente non trovarlo in almeno una finale Slam nel corso del prossimo anno, e lo sarebbe poco meno non vederlo bissare questo successo. Un suo ex-collega, da sempre suo mentore e dal 2013 anche suo coach, ha saputo costruirgli l'arma con cui puo' aspirare a non fermarsi qui: il servizio, che da' sicurezza alla sua psiche e pone le basi per i suoi nuovi schemi di gioco, ora votati molto piu' all'attacco e molto meno conservativi. "Voglio ringraziare tutto il mio angolo, ma soprattutto voglio ringraziare Goran. Lavoriamo duro, la cosa che ha saputo darmi e' stata la gioia di giocare": con queste parole Marin ha espresso il suo tributo a Ivanisevic. Folle e epico come un eroe omerico un po' sbilenco nella sua carriera di tennista, si e' reinventato come architetto del successo del suo pupillo, preso sotto la sua ala gia' quando era un bambino.

Il servizio, non affinato a sufficienza e quindi poco efficace rispetto ai 198 cm del ragazzo classe 1988, era uno dei motivi per cui Bob Brett era inviso a parte della stampa croata e dei tifosi. Precedente coach di Marin sempre su consiglio di Ivanisevic (suo ex pupillo), l'australiano con base a San Remo avrebbe avuto la colpa, sempre secondo i suoi detrattori, di non essersi impegnato a sufficienza con Marin. Dopo i mesi di cura appassionata di Goran, e i frutti che ne sono conseguenza, viene da chiedersi se avessero ragione. L'ex campione croato e' stato fondamentale anche nel recuperare psicologicamente un giocatore che appena 12 mesi fa stava scontando una squalifica per doping. Ridotta a quattro mesi perche' la sua tesi basata sulla buona fede (ingeri' la sostanza inavvertitamente, tramite un prodotto di largo consumo) venne accolta, fu comunque una botta piuttosto forte. Ma dal suo ritorno, con al fianco l'amico che da bambino aveva visto trionfare a Wimbledon, la sua carriera e' stata un continuo crescendo. In questa partita pressoche' inappuntabile, in cui ha vinto i suoi ultimi quattro punti con tre servizi, un rovescio vincente e una tranquillita' da padrone della situazione, ha scaraventato 17 ace alle spalle di Nishikori. Quattro di questi sono arrivati in un impressionante game perfetto che, alla meta' precisa del secondo set, gli ha permesso di scollinare simbolicamente. Sempre piu' convinto, poco dopo avrebbe conquistato anche il secondo break di vantaggio nel secondo parziale, chiuso poi per 6-3 dopo l'unico turno di servizio traballante dell'intera partita. Nel terzo set il break del quarto game ha definitivamente confermato che solo Cilic avrebbe potuto battere Cilic.

Non e' successo: il croato ha mandato giu' tre palle break e l'ultima tensione sul 4-2, vincendo il game (da 15-40) che lo ha reso di fatto irraggiungibile. Il giapponese, apparso un po' spento dopo tre partite massacranti, ha pero' giocato ogni punto fino all'ultimo, nonostante l'evidente stanchezza e la situazione di punteggio estremamente negativa. Ha tenuto il servizio in modo brillante, e mandato il rivale a guadagnarsi il titolo con un ultimo turno di battuta sul 5-3. Avanti 40-0, ha concesso alla tensione un doppio fallo, prontamente rimediato con un rovescio vincente a campo aperto. Nishikori, in pieno stile giapponese, si e' scusato con la sua squadra (comprensiva di Michael Chang, che perde questa sfida a distanza con il vecchio avversario Ivanisevic) e con le persone che erano allo stadio per lui: "Mi dispiace non esser riuscito a portarvi il trofeo". Il tennista nipponico piu' forte di sempre e' un orgoglio per il suo paese e di certo capira' che non deve scuse a nessuno. Piuttosto, e' debitore di diversi 'grazie', dopo un torneo strepitoso in cui i suoi connazionali hanno potuto godere delle partite piu' memorabili di questo Slam e hanno ammirato il loro primo connazionale in una finale di questa categoria. Fino al martedi' precedente all'inizio del torneo, stava recuperando dalla rimozione chirurgica di una ciste dal piede destro.

Esattamente due settimane dopo, vinceva un incontro splendido e massacrante contro Wawrinka, intermezzo tra le vittorie su Raonic e Djokovic.Lascera' New York da Top10 e con la consapevolezza di possedere le doti necessarie per vincere uno dei major. Come alla fine di ogni torneo, chi se ne va col sorriso pero' e' solo uno. Uno il cui nome, questa volta, era di difficile previsione. La vittoria di Marin Cilic non potra' che risvegliare ulteriormente le ambizioni di molti altri giocatori, sopite e sedate da anni di quadriumvirato. "Tutto quello che ho sempre voluto, sognato, e' arrivato oggi" ha detto il ragazzo nato a Medjugorje durante la premiazione, che l'ha visto baciare il suo dodicesimo titolo, il primo Slam che lo portera' al numero 9 del mondo, e in cui ha mandato un messaggio ai suoi colleghi: "Per tutti i giocatori che lavorano duro: questo e' un grande obiettivo, ma il lavoro duro alla fine paga". Cilic non solo sa come vincere uno slam. Sa anche che la rivoluzione non si fa da soli.

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