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Angelo Maria Perrino

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Martedì, 2 giugno 2009 - 10:23:00

RETTIFICA/ Nell'articolo "In morte del giornalismo d'inchiesta" si parla di Barrio's in modo non corretto

In morte del giornalismo d'inchiesta, che cosa fanno Corriere e Repubblica?


Sguinzagliati in Sardegna a cercare veline discinte e foto compromettenti
(piccoli Corona crescono) gli esponenti del mai domo giornalismo d'inchiesta, trovandosi già sull'isola, potrebbero, nelle pause del lavoro ai fianchi del fotografo Zappadu e degli appostamenti tra i cespugli di villa Certosa, scendere da Olbia e dalla Costa Smeralda verso Sud, rotta Cagliari. E raccontarci anche, giacché son lì, che cosa si è poi saputo dell'incidente alla Saras, delle cause delle tre morti, dell'inchiesta in corso, dell'autopsia, delle colpe, degli aiuti alle famiglie. Perchè Tyssens sì e Saras no? Non solo i giornaloni cosiddetti indipendenti, ma anche Unità o Manifesto hanno  ammainato la bandiera e il cavallo di battaglia delle morti bianche.

Niente, sparita. Dai giornali, dalle agenzie, dai blog. Inserendo su Google- news, il grande aggregatore in tempo reale di quanto viene scritto minuto per minuto la parole chiave  "Saras, tre morti": il primo articolo che compare  è del 28 maggio: "I tre morti hanno cercato di salvarsi a vicenda". Notizie relative all'evento: 7.
 
Inserendo, invece, le parole Noemi-Berlusconi su Google-news ci sono 9 mila e 400 articoli. Quasi una Treccani.
 
Ma dove sono finiti i giornalisti d'assalto, le dichiarazioni infuocate dei sindacalisti sull'emergenza dei morti sul lavoro? E le fabbriche ferme per solidarietà, i minuti di silenzio e i moniti del capo dello Stato che sul tema non fa mai mancare il suo giusto e severo richiamo? Nulla.
 
D'accordo, si tratta dei Moratti. E sul loro conto al momento non si intravedono responsabilità specifiche. Ma un pezzullo a seguire, un'intervistina, una telefonata al procuratore, un reportage alla Santoro sulle famiglie disperate, un'inchiestina su Tv7 sulla fabbrica il giorno dopo, un Gianantonio Stella sulla casta petrolifera, un affresco di costume della Aspesi sulla grande famiglia bipartisan, dove Gianmarco e Letizia stanno (e coagulano) a destra e Massimo e Milli stanno (e coagulano) a sinistra, alla testa di un network bipartisan che va dalla Confindustria al Comune di Milano, dall'Inter di Mourinho a Emergency di Gino Strada, da Bruno Ermolli al  regista Salvatores e alla controinformazione di Peacereporter, da San Patrignano di Muccioli a don Rigoldi e via dicendo...

Ma perché a Berlusconi (nelle cui aziende non è morto nessuno) i giornalisti investigativi non perdonano nulla e ai Moratti tutto?

Che Paese! Come diceva Arbasino, un Paese senza.

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