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Controvento
L’ira di Trump svela la forza della stampa

Dall’alto della Casa Bianca, Trump ha dichiarato guerra alla stampa ostile, accusandola di fake news, notizie false. Nel mirino ci sono le opinioni più che le notizie. Fake news, nel vocabolario di Trump, vuol dire non esaltare i risultati della presidenza, criticare la sua politica.

Comportamento non nuovo, ma mai adottato da una posizione così importante e con tanta veemenza. In Italia negli anni ’90, D’Alema da Palazzo Chigi non risparmiava attacchi e querele. Poi lo ha surclassato Berlusconi, secondo cui quasi tutti i quotidiani, la stampa estera pure, e anche la TV Rai erano schierati contro di lui. L’accusa era di faziosità, non di falsità; ma nessuno veniva escluso da incontri pubblici e conferenze stampa.

Non siamo alla Turchia, dove dispiacere al Presidente può condurre i giornalisti in carcere; ma non c’è da stare allegri.

A non godere di “buona stampa” di questi tempi è proprio il giornalismo.

In Italia Grillo e i CinqueStelle non si accontentano di replicare e polemizzare: per loro giornali e giornalisti sono fabbricatori di falsi, che complottano per affossare chi in politica è in sintonia con “il popolo”. Visto il consenso del M5S, valutabile tra un quarto e un terzo dell’elettorato, possiamo dire che la delegittimazione della stampa prende piede.

Siamo passati dal pluralismo, inteso come garanzia che gli interessi di parte non possano impedire di conoscere quel che accade, al relativismo: io dico il vero, i miei critici mentono; la mia parola di leader contro la loro.

Preoccupa che questo accada negli USA, dove la stampa è considerata “cane da guardia della democrazia”.

Quanto è lontano il mitico Humphrey Bogart che nel film Deadline sfida il pre-potente di turno al grido “E’ la stampa, bellezza!”.

C’è da riflettere che le libertà, stampa compresa,  non vanno mai considerate una conquista definitiva.

Ma questa storia ha anche una seconda morale: se c’è chi non sopporta il giornalismo e vorrebbe liberararsene, vuol dire che l’informazione professionale non è un vecchiume destinato ad essere travolto dal web dove tutti comunicano. Che valore avrebbe il giornalismo se - come nel film con Bogart - non desse fastidio ai potenti?

 

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