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Controvento
Putin, gridare “al lupo russo” fa solo il suo gioco
L’ossessione della Russia che trama, spia, hackera, condiziona l’esito delle elezioni in USA (già avvenute) e poi anche della Francia, della Germania e magari dell’Italia, ha assunto dimensioni da vera e propria paranoia.
D’accordo Assange con Wikileaks si è vendicato contro gli USA che lo perseguitano; le sue rivelazioni sulle mail di Hillary Clinton hanno giovato alla campagna di Trump, e Putin ha colto l’opportunità. Però è scontato che chi guida una potenza faccia il tifo per chi potrebbe essergli amico a capo di un altro stato. E comunque per chi è nemico del suo nemico.
 
Adesso però la stampa e l’intellettualità liberal americana, e la parte democratica della politica, accusano Trump e il suo entourage di un quasi tradimento: aver fatto affari con oligarchi russi è già un fattore di sospetto. Se Trump vuol tenere celate le carte del suo business, si insinua, è perché non vuol confessare i propri interessi legati alla Russia e a Putin.
 
Sembra di vivere negli anni ’50, con l’ossessione antisovietica del maccartismo, quando si vedevano spie e compromissioni dappertutto. Persino i dischi volanti erano immaginati come infiltrazioni del comunismo internazionale. Allora il maccartismo era di destra, mentre l’antiputinismo di questi tempi è “di sinistra”; ma le modalità sono molto simili.
 
C’è da immaginare che Putin – il quale certo non è un fior di democratico e gioca all’estero e all’interno una partita spregiudicata e autoritaria (mettendo in carcere e magari eliminando fisicamente chi lo contrasta) - si freghi le mani ogni volta che qualcuno denuncia possibili intrusioni e inquinamenti per opera sua tanto in USA che in Europa.
 
E pensare che negli anni ’90, ai tempi di Gorbaciov e poi di Eltsin, la Russia risultava una ex potenza sconfitta finita ai margini della storia. Quando Fukuyama, constatando che la Guerra Fredda si era chiusa con la disfatta del Cremlino, parlò di “fine della storia”, molti lo presero sul serio. Oggi la sua profezia ci pare ridicola; ma allora gli estremi c’erano tutti.
 
Ridimensionata, in crisi sociale ed economica, la Russia non poteva però scomparire. Oggi ad esaltarne la forza – molto, temo, al di là del reale - è questo maccartismo alla rovescia. Chi dà a Putin la colpa di tutti gli smacchi dell’Occidente, ne accresce involontariamente l’influenza; e rafforza anche il consenso che raccoglie all’interno del suo paese.
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