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Controvento

di Marco Volpati

Bei tempi quando gli italiani il 31 dicembre seguivano per una sorta di rito, di adempimento civico, il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica. Ascoltavano un anziano signore, Capo dello Stato, che forniva un riassunto della politica nazionale, e apriva alle speranze per i mesi a venire. Erano presidenti la cui voce si sentiva di rado, anche per tv: già il timbro e il tono di quella parlata soddisfaceva una curiosità. Oggi è tutto cambiato: la politica trasuda dappertutto, lasciando umori e aromi niente affatto piacevoli. Di speranze ne circolano poche, e chi cerca di spargerle rischia di far la figura dell’imbonitore: troppi auspici sono finiti al macero in cinque anni filati di crisi nera come non s’erano mai visti dalla fine della guerra mondiale. Giorgio Napolitano è già sovresposto, e lo si sente parlare quasi ogni giorno. C’è chi pensa che sia stato lui ad esagerare, ad allargare il suo spazio e il suo ruolo.

Chi ritiene invece che si sia visto, non diciamo costretto, ma almeno indotto a farsi sentire per evitare guai eccessivi, paralisi partitiche e parlamentari, pasticciacci come il Salva Roma, o l’eccesso di emendamenti clientelari che finirebbero per peggiorare una situazione già compromessa. Sta di fatto che, un po’ perché si sa che non potrà dire gran che di nuovo, un po’ perché la politica è oggi sinonimo di negatività, guai, tasse e sacrifici, è abbastanza probabile che la voglia di starlo a sentire prima di brindare al 2014 e tuffarsi in un quarto d’ora di spensieratezza sia poco diffusa. Forse è per questo che Forza Italia da un lato e Grillo dall’altro hanno lanciato l’appello a disertare gli ascolti del messaggio presidenziale: un calcolo per intestarsi il merito di un fenomeno che si verificherebbe da sé anche senza stimoli o appelli. Come fare i maghi della pioggia dopo aver consultato bene le previsioni meteo. Al di là della noia e della mancanza di aspettative, appelli come quelli berlusconiani o grillini fanno venire la voglia di accendere la tv a dispetto loro (magari lasciando l’apparecchio acceso in salotto tanto che si esce di casa). Comunque è difficile che l’audience “per reazione” possa risalire del tutto la corrente. Resta però, e si rafforza, la certezza che la politica di casa nostra è sempre più stralunata, insensata e lontana dal “fare”, tanto da esercitarsi in futili scommesse sull’auditel del Quirinale.

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