Rigoletto

di Angelo de' Cherubini

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Il rigoletto
Europa, un’unione divisiva: fragilità e soluzioni tra crisi e periferie deboli

Una unione divisiva, una prospettiva centro-periferia della crisi europea

Originariamente concepito per promuovere la convergenza e l'armonizzazione tra e all'interno dei paesi, il progetto europeo appare oggi molto lontano da quegli obiettivi. Dopo decenni di integrazione economica e di allargamenti, vent'anni di integrazione monetaria, e una lunga crisi economica e finanziaria, sono aumentate le divergenze: i paesi e le regioni più deboli sono rimasti indietro, le disuguaglianze economiche e sociali sono in aumento in tutti gli Stati membri. In particolare sono emerse due periferie, una a sud e una a est, che condividono un tratto comune: la fragilità e la dipendenza nei confronti della Germania. Cercando di capire «cosa è andato così storto», il libro traccia le possibili vie di uscita dall'attuale stallo indicando, soprattutto, la necessità di un ribilanciamento degli squilibri strutturali che stanno mettendo l'Europa a dura prova.

Gli autori

Giuseppe Celi è professore di Economia nell’Università di Foggia.

Andrea Ginzburg (1940-2018) è stato professore di Politica economica nell’Università di Modena e Reggio Emilia.

Dario Guarascio è ricercatore di Politica economica presso il Dipartimento di Economia e Diritto della Sapienza Università di Roma.

Annamaria Simonazzi è professore di Economia nella Sapienza Università di Roma.

Editore: Il Mulino

Collana: Saggi

Data di Pubblicazione: marzo 2020

EAN: 9788815286024

ISBN: 8815286020

Pagine: 312

Una unione divisiva rigoletto
 

Una Unione Divisiva, Giuseppe Celi,  Andrea Ginzburg, Dario Guarascio e Annamaria Simonazzi per il Mulino editore

 

LEGGI UN ESTRATTO DEL LIBRO SU AFFARITALIANI.IT:

Introduzione

Molti dei problemi che oggi minacciano la sopravvivenza dell’Unione monetaria europea (UME) sono la conseguenza di questioni politiche a lungo dibattute e lasciate irrisolte nel corso del processo di integrazione. Un processo discontinuo, segnato da accelerazioni improvvise seguite da lunghi periodi di rallentamento, che riflette le passioni e gli interessi, spesso conflittuali, fra i paesi e all’interno dei paesi, nonché le differenti risposte di un’Europa spesso disunita al mutevole contesto internazionale. E riflette soprattutto le convinzioni e gli interessi dei suoi due attori principali: Germania e Francia. Alcuni nodi, irrisolti nelle fasi di negoziazione, riesplodono puntualmente nelle fasi di crisi; fra questi, in particolare, la questione dell’integrazione politica e le differenze nella filosofia economica.

Dimenticando la lezione di Polanyi secondo cui i mercati hanno bisogno dell’autorità politica per essere stabili, si è reciso il legame tra moneta e Stato – una decisione senza precedenti nella storia [Goodhart 1998, 409] – nell’illusione di poter sottrarre la moneta e l’economia alla politica. Al tempo stesso, la fiducia della Germania nei confronti delle regole, unita alla sua diffidenza verso un’unione composta da membri «meno disciplinati», ha plasmato il modus operandi dell’Unione, basato sul principio che la convergenza delle politiche deve precedere l’unione economica, principio che, nella terminologia moderna, si traduce nel ritornello tedesco «prima la riduzione del rischio e poi la condivisione del rischio».

Così, il progetto europeo, originariamente concepito per promuovere la convergenza e l’armonizzazione tra e all’interno dei paesi, appare oggi molto lontano da quegli obiettivi. Dopo decenni di integrazione economica e di allargamenti, vent’anni di integrazione monetaria, e una lunga crisi economica e finanziaria, sono aumentate le divergenze: i paesi e le regioni più deboli sono rimasti indietro, le disuguaglianze economiche e 7 sociali sono in aumento in tutti gli Stati membri, il flusso di capitali dal Centro verso il Sud si è interrotto bruscamente, sostituito dai flussi di manodopera giovane e altamente quali- ficata diretti verso il Nord. La flessibilità dei salari e dei prezzi nei paesi meridionali non ha prodotto nuove opportunità di lavoro, che continuano a concentrarsi altrove.

L’allargamento dell’Europa e le forze centripete della costruzione europea hanno modificato la geografia economica dell’Unione: nuove periferie gravitano ora intorno a un nuovo centro, il baricentro dell’UE si è spostato da Nord-Sud a Nord-Est. Questo libro parte dalla convinzione che per capire dove stiamo andando sia importante capire come siamo arrivati nel punto dove ci troviamo oggi. Come ci ricorda Sen [2012], «nulla in Europa è oggi così importante come un chiaro riconoscimento di ciò che è andato così male nell’attuazione della grande visione di un’Europa unita». Nel cercare di dare una risposta alla crisi attuale dobbiamo pertanto guardare oltre il breve periodo, analizzando le diverse traiettorie dei paesi periferici e di quelli centrali in termini di interdipendenza tra economie con capacità produttive diverse.

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