Rigoletto

di Angelo de' Cherubini

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Il rigoletto
Il Rigoletto/ ...Mi pare si chiamasse Mancini...
 

Albert Bruce Sabin (1906-1993) fu un benefattore dell'umanità. Oltre a creare il vaccino contro la poliomielite, il grande scienziato rinunciò a brevettarlo, consentendone la diffusione anche fra i poveri, senza speculazioni economiche.

Oggi, grazie a Sabin, la polio può considerarsi debellata. Il ricercatore americano ricorda, in un'intervista, il suo incontro, nel 1963, a Roma, con i dirigenti dell'Istituto superiore di Sanità: «Signori — dissi ­se non prenderete una decisione, sarete indicati come responsabili della morte di tanti bambini... Gli alti funzionari si alzarono e se ne andarono via dalla sala. Poi prese la parola il vostro ministro, un socialista, mi pare si chiamasse Mancini, che disse ai presenti: "Non sono qui per ascoltare le vostre lagne. Da domani 1'Italia adotterà il vaccino Sabin". Cosi sanaste anche voi quel ritardo».

Il libro di Pietro Mancini, "...Mi pare si chiamasse Mancini", verrà presentato  il 15 dicembre, ore 10, alla Camera dei Deputati, Sala Refettorio, via del Seminario 76. Ne parleranno il Professore Giuliano Amato, Giudice della Corte Costituzionale, prof. Giuliano Amato, il sen. Francesco Colucci, già Questore della Camera, il dottor Angelo Maria Perrino, direttore di Affaritaliani.it, il giornalista e scrittore Cesare Lanza, il prof. Mario Caligiuri, già Assessore alla Cultura della Regione Calabria.
Coordinerà la presentazione Cecilia Primerano, redazione politica del TG1.

L'episodio, riferito da Pietro Mancini, ha dato il titolo al libro, che si propone di far conoscere tante vicende indite, molte vissute accanto al protagonista dall' autore.

Nel libro sono narrati, con ironia, tanti eventi, seguiti da attento giornalista, e tratteggiati i profili di numerosi personaggi. Non un monumento al padre, che ha amato molto, né un pesante saggio. Ma un racconto avvincente della lunga attività politica e della vita privata di Giacomo Mancini, dei suoi rapporti, non sempre facili, con il padre e con il figlio, delle belle vittorie, delle tante realizzazioni, dei pesanti attacchi subiti e delle amare sconfitte di un leader politico originale, riformatore e ancora oggi rimpianto, soprattutto nel Mezzogiorno, anche dagli avversari.

L'AUTORE
Pietro Mancini
, nato a Cosenza, laureato in Giurisprudenza, e giornalista professionista dal 1973. Dal 1981 al 2008 ha lavorato alla Rai curando, per 10 anni, le interviste politiche, nell'edizio­ne del mattino del GR3. Ha scritto e scrive commenti, politici e sportivi, su quotidiani e periodici.

È editorialista del quotidiano on line Affaritaliani.it. Dall'agosto del 1990 al dicembre del 1991, è stato Sindaco di Cosenza. Ha pubblicato: Il reato Panzieri (Lerici), Rifor­mismo nel Sud (Pellegrini), Voglia di nuovo. Il dramma del PSI (Pellegrini), La questione immo­rale (Pellegrini).
Ha un bassotto: Uffa.

mi pare si chiamasse mancini
 

BUON COMPLEANNO, CARO GIACOMO!
Da solo, e con Giacomo Mancini, ho partecipato a tante campagne elettorali. Le ricordo nel libro, che Spero possa interessarvi. Mai ho trovata tanta disponibilità, riconoscenza, quasi che, nell'imminenza del centenario della sua nascita, tutti volessero ringraziare il Leone che, nel corso della sua lunga attività, ha dato, in primis alle istituzioni e alla politica, pia di quanto abbia ricevuto. II Vecchio Leone è stato sempre socialista, pere mai dogmatico, ma inquieto, aperto alle novità, ricco di idee e di intuizioni, con un piede nel passato, importante, di suo non-no, Giacomo, a Porta Pia, nel 1870, con il Regio Esercito italiano, e di suo padre, Pietro. Ma, sempre, con lo sguardo diritto e aperto sul futuro.

Nel 1900, secolo caratterizzato dalla presenza sulla sce­na politica di tanti dirigenti socialisti ma di pochi grandi Capi e statisti, Giacomo Mancini — socialista sino al mi­dollo, come lo ha definito Franco Gerardi (1923-2014), a lungo direttore dell’«Avanti!» — si e conquistato il diritto di essere collocato tra i leader di primo piano della sinistra non comunista. Non lo afferma il figlio, ma lo dicono, come leg­gerete, molti autorevoli politici, suoi compagni e avversari, storici, giornalisti. E lo testimoniano le sue realizzazioni e i passi in avanti, che è riuscito, in diversi settori, a far com­piere al Paese.

Io, che ho avuto la fortuna di vivere accanto al Leone tante battaglie, ho focalizzato, da cronista, Spero puntuale e non pesante, numerose vicende, vissute da questo socialista inquieto, sempre con la schiena dritta, lucido, razionale, ma anche coraggioso e animato da un'intensa passione.

Un socialista, insomma, di pura razza del secolo scorso che, fino agli ultimi anni della sua esistenza, ha spronato i compagni e gli amici, dopo le pagine Buie di Tangentopoli, «a riacquistare un posto nella storia italiana, a fa riemergere ideali, mai dimenticati, di cui nessuno può privarci».

E un obiettivo del libro e quello di far uscire Mancini dai confini del Mezzogiorno e della Calabria, delineando­ne le non poche e significative presenze e i segni lasciati nel teatro della grande Politica, nazionale e internazionale. Una attività, quella di Giacomo, lunga e complessa, che si conclusa con la fascia tricolore di primo cittadino di Cosen­za. Come sostenne l'ex premier francese, Michel Rocard (1930-2016), come Mancini leader originale e fuori dagli schemi, a lungo Sindaco di Conflans-Sainte-Honorine, «esistono responsabilità pia importanti di quelle di un Sin­daco. Ma poche più direttamente umane».

Il convegno, da noi organizzato i121 aprile 2016,6 stato un motivo di orgoglio per la nostra Fondazione che, in que­sti 10 anni, grazie al caro Antonio Landolfi (1930-2011), a Giacomo junior e a tanti giovani amici, a cresciuta.

Tra i relatori, avremmo potuto avere il Capo dello Stato, se Giuliano Amato, come da tanti — e anche, si parva licet, da me — fosse stato eletto al Quirinale.

Si registrano, ancora, resistenze alla restituzione di un ruolo politico, dignitoso, alla tradizione del riformismo, di matrice socialista, di cui Mancini 6 stato un originale rap­presentante.

Nel bel docu-film, realizzato dal regista Giuseppe Petitto (1969-2015), purtroppo scomparso, Giuliano Amato dice: «Giacomo ha già un posto di rilievo nella storia del Paese. Scegliendo il vaccino Sabin, da ministro della Sani­tà, salvo milioni di ragazzi dalla poliomielite!».

Nell' appendice di questo libro, troverete il sentito ricor­do di Francesco Cossiga (1928-2010): al governo del Pae­se, Mancini si dimostro un "genio della concretezza".

Non narrò, ma ci ha lasciato quelli che lo storico fran­cese Fernand Braudel (1902-1985) definì i "documenti di pietra": strade, autostrada, ospedali, Università, aeroporto.

Legami con il Sud e la Calabria. Mancini, ha detto bene Rino Formica — anche il suo ricordo e in appendice — scelse la strada pia difficile: sfida i potenti, senza staccarsi, mai, da 1 le sofferenze.

Rapporti stretti con la città di Cosenza, di cui ho scrit­to. Nella sua città, gli amici del cuore, con Mauro Leporace (1915-2014) in Aeronautica, a Novi Ligure, con il calabrese Raf Vallone (1916-2002) studente di Legge, a Torino, che ama­va molto. Un legame saldo, che ho inteso sottolineare, con il convegno, riuscito, nella amata "Città europea".

 

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