Rigoletto

di Angelo de' Cherubini

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Il rigoletto
"Territori dell'umano" di Franco Rella: il dolore, la morte e le tecnoscienze

Le tecnoscienze dominano la nostra vita. Si parla sempre più di un superamento dell'umano, del mito del superamento delle malattie e persino della morte. Siamo ormai prossimi, è stato scritto, al postumano: al momento in cui uno deciderà come, quando e addirittura se morire. Il libro discute questa mitologia, confrontandola con i territori in cui l'umano si manifesta nella complessità del quotidiano, faccia a faccia con il mondo e con i problemi che investono uomini e donne nella profondità della loro esistenza, nella profondità del loro rapporto con il dolore, con la morte e con una diversa consapevolezza di sé. Il libro si chiude nel luogo misterioso dell'infanzia in cui i bambini disegnano la mappa di un altro territorio: il territorio spesso ignorato di un altro umano con cui confrontarci.

 

L'autore

Franco Rella

Franco Rella, filosofo e saggista, insegna Estetica allo Iuav di Venezia. Interpreta la disciplina come un luogo di frontiera e di scambio tra arte e filosofia, muovendosi in entrambi i territori.È autore di saggi sull’arte, la letteratura e la filosofia. Ha pubblicato da ultimo, Immagini del tempo. Da metropoli a cosmopoli (Milano 2016); Pathos. Itinerari del pensiero (Mimesis 2016); Il segreto di Manet (Bompiani 2017); Figure del male (Meltemi 2017).Ha inoltre scritto i romanzi Attraverso l'ombra (1986, Premio Dessì), La disattenzione (1992) e L'ultimo uomo (1996), qualche racconto e qualche poesia (Bios). Nel 2018 esce per Jaca Book, Scrivere. Autoritratto con figure.Ha collaborato al progetto del 1993 su Anversa capitale europea della cultura. Ha diretto collane presso Bertani Editore, Feltrinelli, Cluva e Pendragon e ha anche scritto articoli per i quotidiani «l'Unità

 

9788816415621 0 0 775 75
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
EditoreJaca Book
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 10 ottobre 2019
Pagine: 240 p., 
 

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X.Luoghi dell'infanzia
 
1. Osserva i bambini. Guardali, ascoltali. Esplora la complessa geografia dei loro pensieri, il respiro dei loro sentimenti, quanto si coglie nel loro sguardo tra un battito di ciglia e un altro, e nella loro voce quando s'alza e trema nella furia del gioco e quando s'incrina sull'orlo del pianto e quando si lacera nel grido. E quando corrono insieme e avverti le loro voci come un insistente cinguettio.
2. Osservali e troverai che non c'è dolore più grande di quello che si esprime sui loro visi, quando
il pallone fugge tra le case, o quando qualcosa, un gioco, s'interrompe e per loro è per sempre.
Osservali e capirai che non c'è un deserto più grande della loro derelizione quando si credono abbandonati, come se questo abbandono fosse per sempre, o come se fosse l'immagine e la profezia di ogni abbandono che verrà.
Osservali e respirerai l'aura che si leva dalla loro malinconia quando tacciono e sollevano
il viso soltanto per avanzare una muta domanda, una domanda senza voce, e senza risposta, sul tempo che d'improvviso sí è sv-ucPerché in effetti  pensano che  non c'è più tempo.
3. Nessuno sa come i bambini il senso del «mai più› del «sempre». I bambini sono estremi. Inseguono miti: balene bianche, tacciono con l'ostinazione di Bartleby, altro non è che un loro vecchio zio, borbottano confini::: mente come Malone o come l'Innominabile, familiarizzano con l'insetto come ha fatto il loro cugino Gregor Sams e sono stati su quella barca come il cacciatore Graccc Hanno combattuto con la feroce determinazione del vecchio Macbeth, ma hanno subito dopo abbracciato il vinto.
4. Nessuno sa la vita e la morte come le sanno in profondità i bambini. Nessuno sa la gioia che d'improvviso li afferra in un empito che li attraversa come il vento. Che li attraversa e che arriva, tanto è forte e inarrestabile, fino a sfiorare anche i nostri visi. Fino a contaminarci di gioia.
5. Nessuno sa la solitudine come i bambini. Come quel bambino nell'angolo di un cortile che guarda gli altri bambini giocare. Come quel bambino in piedi, in quel giardino, mentre tutto il mondo gli gira intorno. Come quel bambino che si sveglia e sta solo nella notte prima di chiamare. Quanto tempo prima di chiamare? Quanto tempo in compagnia con se stesso e con i brandelli di sogni che si sono appiccicati alle sue guance?
6. Chiediti cosa vedono i loro occhi che hanno riempito di draghi e di fantasmi. Chiediti con quale genio hanno inventato accanto ai draghi cattivi i draghi buoni che devono proteggerli. Chiederanno anche a te protezione, ma sappi che sei in compagnia di qualche altra forza che i bambini hanno evocato.
7. Devi sapere che quell'oggetto, un sasso, un bastone  che compare tra le loro mani è uno straordinario prolungamento del loro corpo, che permette loro inimmaginabili imprese che nessun cyborg si mai è sognato di poter compiere.
8. Devi sapere che una parte dí loro affonda in un tempo profondo di cui però hanno qualche memoria, e una parte di loro è oltre, nel futuro. Postmoderni? Se non capisci questo dei bambini non saprai niente.
9. Devi sapere che se tu misuri sul tuo pensare e sul tuo sentire, sul tuo penare e sul tuo gioire, sul tuo vivere e il tuo morire ciò che pensi essere l'umano, allora i bambini sono oltre il territorio che così hai delineato. Disegnano la mappa di un altro territorio, che però non è il territorio del postumano,
ma il territorio di un altro umano.
10. Guarda le mani dei bambini. Guarda le loro dita. È con quelle piccole mani che afferrano le cose. Che afferrano il mondo, e lo tengono stretto come fosse il loro giocattolo preferito.
A un certo punto penserai che in quelle mani ci sia una sapienza grande come quella degli antichi sapienti, e un sapere grande come quello di Platone. Che quelle mani abbiano la capacità di rovesciare questo stesso sapere come ha fatto Nietzsche. Perché quelle mani afferrano, tengono stretto e abbandonano. Non si fissano su un'unica cosa, ma sono mobili, come i loro occhi. Come le farfalle che cercano di afferrare, ma che poi seguono con gli occhi nel loro libero volo.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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    il rigoletto/ territori dell'umano di franco rella
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