Rigoletto

di Angelo de' Cherubini

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Il rigoletto
Marco Vannini, in un libro la verità sull’omicidio che ha scosso l’Italia

Mio figlio Marco: la verità sul caso Vannini

È la notte del 17 maggio del 2015. Marco Vannini, ventenne di Cerveteri, è in casa di Martina Ciontoli, la sua fidanzata. Con loro c’è tutta la famiglia di lei quando Marco viene improvvisamente ferito da un colpo di pistola. Dal momento dello sparo al suo arrivo al posto di primo soccorso passeranno 110 interminabili minuti, un ritardo che determinerà la morte di Marco. Il “Caso Vannini” irrompe così sui giornali e nelle televisioni di tutta Italia. Troppe del resto sono le cose che da subito non tornano nel racconto e soprattutto nei comportamenti di chi, in quei minuti, era in casa con lui. Un ragazzo straordinario, Marco, che la mamma Marina in queste pagine racconta insieme a suo marito Valerio.

Gli autori

Marina Conte

È la mamma di Marco Vannini. Dal giorno dell’omicidio, insieme a suo marito Valerio, si batte per il riconoscimento delle responsabilità di chi ha causato la morte del loro unico figlio. Insieme al marito ha deciso che i proventi della famiglia Vannini per la vendita del libro andranno interamente ai Comuni di Cerveteri e Ladispoli per attività sociali nel nome di Marco.

Marina Conte
 

Mauro Valentini

Giornalista e scrittore, per Armando editore ha pubblicato tra gli altri: Mirella Gregori – Cronaca di una scomparsa e Marta Russo – Il Mistero della Sapienza. Con quest’opera ha vinto il Premio Letterario Costa d’Amalfi 2017 e si è classificato secondo ex aequo al Premio Piersanti Mattarella 2019.

Mauro Valentini
 

Editore: Armando Editore

Data di Pubblicazione: luglio 2020

EAN: 9788869927850

ISBN: 8869927857

Pagine: 244

Formato: brossura

Mio figlio Marco: la verità sul caso Vannini, Marina Conte e Mauro Valentini per Armando Editore

 

LEGGI UN ESTRATTO DEL LIBRO SU AFFARITALIANI.IT:

Marco Vannini libro rigoletto
 

Premessa

Non avremmo mai pensato che la tragica scomparsa di nostro figlio Marco potesse suscitare in tante persone in Italia e nel mondo un così grande interesse e una così grande ondata di affetto, solidarietà e vicinanza nei nostri confronti. Non solo le persone comuni hanno rivolto le loro attenzioni verso questo tragico caso, ma anche le istituzioni e grandi personalità della politica hanno voluto dimostrarci la loro solidarietà.

Oltre a questo, numerose sono state le iniziative intraprese da Enti pubblici e privati, che hanno voluto dedicare al nostro amato Marco parchi, teatri, manifestazioni e istituito premi in suo ricordo. E proprio in occasione dell’assegnazione del Premio Piersanti Mattarella, svoltosi nella splendida cornice dell’Abbazia di Montecassino il 28 settembre 2019, abbiamo conosciuto uno degli scrittori premiati: Mauro Valentini.

Sembrerà strano ma sono bastate poche parole scambiate tra noi per capire che stava nascendo un feeling, una condivisione di pensieri e di vedute. In un successivo incontro Mauro ci ha donato il libro che lui ha scritto sul tragico caso dell’omicidio di Marta Russo e dopo averlo letto abbiamo capito che lui sarebbe stata la persona giusta per raccontare e rendere indelebile la storia di nostro figlio.

Negli incontri successivi l’idea si è concretizzata e noi ci siamo messi a sua completa disposizione fornendogli ogni indicazione, racconto e materiale per scrivere il libro che ora avete tra le mani. Speriamo di esserci riusciti e che ognuno di voi potrà farsi un’idea su chi era il nostro Angelo biondo e di come sia stato barbaramente ucciso.

Grazie Mauro.

Marina e Valerio

Prologo

29 gennaio 2019

Odore di chiuso. Un’aula circolare. Soffitto basso. Una stanza che è diventata di colpo piccola, troppo piccola per contenere tutte le persone che la occupano ora. Ora che il caldo sembra diventato insopportabile. Ora che la tensione dell’attesa si sta sciogliendo, perché ora è entrata la Corte.

Il Presidente ha dei fogli in mano, sembra agitato e percepisce il respiro trattenuto dei presenti, tanto da alzare gli occhi per guardarsi attorno. Per un attimo appare sorpreso di trovare tanta gente. Il Presidente però sembra aver fretta tanto che neanche attende che tutti i giudici popolari si siano schierati ai suoi lati che già dà inizio alla lettura. Qualcuno tra i banchi inizia a tremare in maniera incontrollata.

«In nome del popolo italiano, la prima Corte d’Assise d’Appello di Roma, visto l’articolo 605 del codice di procedura penale, in parziale riforma della sentenza della prima Corte d’Assise di Roma in data 18 quattro 2018, appellata dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Civitavecchia, nonché dagli imputati Antonio Ciontoli, Maria Pezzillo, Martina Ciontoli e Federico Ciontoli, qualificata per Antonio Ciontoli in originaria imputazione di cui al capo A della rubrica, ai sensi degli articoli 589 e 61 numero 3 del codice penale, e ritenuta l’equivalenza delle già riconosciute attenuanti generiche, ridetermina per Antonio Ciontoli la pena di anni 5 di reclusione. Revoca le pene accessorie…»

Il silenzio che c’era prima diventa pian piano brusio. Brusio che si trasforma in disprezzo e protesta soffusa. Chi è in piedi ad ascoltare si guarda negli occhi incredulo e sembra ondeggiare, come un’onda scossa dal vento, e questo movimento che pare unisono nell’aula regala l’occasione al Presidente di prender una pausa dopo una lettura tutta d’un fato.

«… applicate dal primo giudice a tutti gli imputati condannati ai sensi dell’articolo 33 del codice penale. Conferma nel resto l’impugnata sentenza...» Arriva chiaro un: «Che vergogna» sfuggito dai denti di qualcuno che scuote la testa incredulo. Lui che legge lo coglie, ma continua: «Condanna tutti gli imputati, esclusa Viola Giorgini, alla rifusione delle spese di costituzione e di rappresentanza del grado in favore delle parti civili, ivi costituite, che liquida complessivamente in euro 4800...»

Ora il brusio è diventato protesta, l’onda di sbalordito rifiuto ora si innalza e sovrasta le parole del Giudice che batte con la mano sullo scranno e urla: «Per cortesia! Ripeto, che liquida complessiva- mente in euro 4800 per Marina Conte e Roberto Carlini e in euro...» Adesso il boato di rabbia rende incomprensibile la lettura del dispositivo. Marina grida con tutto il fato che ha fin qui trattenuto: «È una vergogna!» Qualcuno più di lato la accompagna e grida: «Fate schifo!»

Il Giudice rimane a fissare i presenti che protestano come li vedesse ora, per la prima volta. Una voce maschile dice: «Basta basta, ce ne andiamo.» Il giudice a latere è impassibile, una statua immobile che guarda senza reazione quell’onda che pare infrangersi ai suoi piedi. Qualche uomo in divisa tra le prime file inizia a guardarsi attorno preoccupato cercando di vedere cosa sta accadendo alle sue spalle. E ora il Giudice è spazientito dal caos che sovrasta tutto e tutti.

Parte un applauso di scherno, ed è a questo punto che Marina si divincola dall’abbraccio del Carabiniere che cerca di contenerla e avanza passo dopo passo fino a pochi metri dalla Corte, sorpassando i banchi e avvicinandosi al centro dell’aula, inseguita con dolcezza e rispetto dal Carabiniere a cui era appena sfuggita. In mezzo a quei colossi che le sono attorno in divisa appare ancora più minuta. «Non mi potete trattare così. Come potete dirmi una cosa del genere! Aveva vent’anni mio figlio! Queste persone devono pagare per quello che hanno fatto! Aveva vent’anni! È tutto agli atti! E non capisco come potete parlare in questo modo!»

Per un attimo tutti gli occhi sono puntati su di lei, su Mamma Marina che si divincola dall’abbraccio del Carabiniere che cerca di contenerla. Il Giudice evita il suo sguardo e riprende la parola e stavolta urla pure lui: «Allora, io non ho ancora finito di leggere il dispositivo e questa è una interruzione di pubblico servizio ai sensi dell’articolo 340 del codice penale…» Agita il foglio che sta leggendo, perde il controllo e ingaggia un duello di urla con Marina e con chi è dietro di lei, mentre chi gli è accanto non muove un muscolo, gelato dalla scena: «... nonché 343! Se volete farvi una passeggiata a Perugia ditelo!»

La minaccia scuote ancora di più il pubblico che ora è davvero indignato per quello a cui sta assistendo e anche tra le decine di giornalisti e cineoperatori c’è incredulità per quello che hanno appena ascoltato. Qualcuno grida: «Annamo Marì...» e lei, sottobraccio a un ufficiale dei Carabinieri che con garbo la sta scortando verso l’uscita urla ancora: «Non in mio nome!» Qualcun altro nella folla che si accalca verso l’uscita con rabbia grida: «Non finisce qua!» Sostenuto da altri che lanciano altri: «Vergogna! Vergogna!»

Gli avvocati sono come inebetiti e immobili in quel caos. L’avvocato difensore degli accusati, cerca con lo sguardo qualcuno, ma rimane fermo al suo posto come gli abbigliati con la toga che per rispetto della legge devono attendere la fine della lettura della sentenza. E difatti il Giudice continua, mentre il pubblico sciama fuori declamando dolore e rabbia nei corridoi del Tribunale. «... Euro 4800 per Marina Vannini e per Roberto Carlini, 3500 ciascuno per Anna Conte, Gina Fausti, Alessandro Carlini…» Il resto sono solo numeri che nessuno ascolta più. Il Giudice ha un sospiro, riprende fato e prima di lanciare i fogli dove è scritta la sentenza sul banco al suo fianco dove c’è il cancelliere conclude: «Motivazione riservata in giorni quarantacinque. L’udienza è tolta.»

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