Rigoletto

di Angelo de' Cherubini

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Il rigoletto
Storia delle serie tv, da Magnum P.I. a Got, Breaking Bad e non solo: il libro

La storia delle serie tv

Questo volume rappresenta un viaggio che ci condurrà dalle ingenue serie degli anni ‘80, come Magnum P.I. e A-Team, passando per le serie preparatorie al nuovo concetto di serial, come Twin Peaks, X-Files e I Soprano, fino alle maxi produzioni dei giorni nostri: non solo GoT e Westworld, quindi, ma anche Breaking Bad, Vikings, Sons of Anarchy, Peaky Blinders, The Walking Dead e tutte le serie che oggi sono diventate veri e propri cult.

Le produzioni dei principali colossi dell'intrattenimento (HBO, Netflix, Showtime e tutti gli altri) sono analizzate attraverso la lente cinica (e spassosa) dell'appassionato addicted, il più delle volte "dal palato raffinato" vista la qualità che di recente questo format sta dimostrando nelle più recenti produzioni (basti pensare al caso dei recenti Mr. Robot o Better Call Saul, vere e proprie opere d'arte che non avrebbero sfigurato in una trasposizione cinematografica, vista la complessità e la raffinatezza dello script e della sua esecuzione).

Una vera e propria enciclopedia dedicata alle principali serie tv e aggiornata alle ultime stagioni andate in onda, interamente illustrata, con sketch e vignette inedite e ironiche che ritraggono i momenti salienti e le battute più spassose estratte dai principali serial televisivi. Per la prima volta le serie tv sono analizzate soprattutto dal punto di vista del loro impatto sullo spettatore, descrivendo come molte di esse si siano ormai radicate in modo inscindibile nella cultura moderna.

Gli autori

Vincenzo Recupero

Classe ’79, vive e lavora a Messina. È un medico, un giornalista e un papà. Nel 2012 fonda assieme a due amici il portale Il Bar del Fumetto (www.ilbardelfumetto.com). Al suo interno cura un blog in cui parla, con toni spesso umoristici, di cinema e serie televisive. La sua pagina Facebook The Walking Rec diventa un punto di incontro fisso per molti appassionati del grande e piccolo schermo. Ha scritto per il portale web di Fox Italia e collabora con altre testate come thevision.com.

Fabio Franchi

Classe ’89, messinese, affascinato dal mondo dei fumetti, inizia sin da bambino a collezionarli e a riprodurli a suo modo.

Finiti gli studi scolastici, decide di frequentare la Scuola del fumetto a Palermo conclusasi nel 2011. Da allora lavora come fumettista freelance collaborando, sempre più frequentemente, con l’autore Lelio Bonaccorso.

Editore: NPE 

Collana: Narrativa 

Anno edizione: 2020

In commercio dal: 24 settembre 2020

Pagine: 400

Formato: Brossura

EAN: 9788894818901

COVER La storia delle serie tv low res RGB per web
 

La storia delle serie tv, da Magnum P.I. all’altro ieri, di Vincenzo Recupero e Fabio Franchi

 

LEGGI UN ESTRATTO DEL LIBRO SU AFFARITALIANI.IT:

Introduzione

Diario del capitano. data astrale 2020

Nell’era mediatica in cui viviamo, il vero colosso dell’intrattenimento non è più il cinema ma la TV. Film, romanzi, fumetti, videogiochi, fatti di cronaca, eventi storici vengono oggi risucchiati, come in un buco nero supermassivo, in televisione. Qui, dietro al black mirror, vengono suddivisi in episodi e impacchettati in stagioni. Una valanga di serial pronti a essere consumati con avidità da un pubblico sempre più ingordo che, con la bava alla bocca e il telecomando in mano, brama il binge watching più esasperato.

Per placare la fame degli spettatori l’offerta si moltiplica e tutto diventa serializzabile: Psycho, il cult di Alfred Hitchcock, diventa Bates Motel; la trilogia de La Casa di Sam Raimi porta sul piccolo schermo il suo folle sequel, Ash vs Evil Dead; il dottor Lecter dei romanzi di Thomas Harris, reso celebre da Anthony Hopkins al cinema, diventa protagonista in TV di Hannibal; i più disparati fatti di cronaca – dal processo a O.J. Simpson al disastro della centrale nucleare di Chernobyl – vengono raccontati in miniserie TV. E poi, dopo che sempre più supereroi invadono il piccolo schermo, tantissime altre storie nate sulle pagine dei fumetti diventano materiale per serie televisive: è il caso di The Walking Dead, Preacher, Deadly Class, The Boys, The Umbrella Academy, Happy!, Riverdale e tanti altri.

Il più celebre esempio di cannibalizzazione della TV a discapito del materiale sorgente è probabilmente Game of Thrones, la serie HBO basata sui romanzi di George R.R. Martin. Lo show televisivo ha trasposto sul piccolo schermo tutti i cinque romanzi pubblicati e – complice l’atavica lentezza di Martin nell’ultimare la scrittura dei due conclusivi volumi della saga – è andata avanti inarrestabile superando la sua controparte cartacea.

Risultato: le ultime stagioni del serial raccontano fatti ancora inediti ai lettori svelando al pubblico l’epilogo delle avventure dei Sette Regni. Nel caso di GoT si invertono i fattori: la TV viene percepita come il canone, i romanzi sono stati derubricati, agli occhi di molti, a un approfondimento per appassionati, una sorta di expanded universe.

Uno tra i motivi dello strapotere degli show televisivi è dovuto anche a un altro aspetto: il pubblico si sta abituando alla dilatazione dei tempi narrativi tipici delle serie. Questa crescente affezione degli spettatori verso i prodotti TV ha portato due effetti. Da un lato investimenti sempre più ingenti e con attori di primissima fascia, è il caso a esempio di Westworld: venticinque milioni di dollari per il solo episodio pilota e un cast in cui spiccano Ed Harris e sir Anthony Hopkins. Dall’altro lato, l’impostazione seriale con la sua decompressione narrativa ha contaminato il cinema: gli universi narrativi espansi che seguiamo sul grande schermo altro non sono che dei serial ad altissimo budget.

L’esempio più eclatante è rappresentato dal Marvel Cinematic Universe, un’impressionante saga cinematografica che è anche un progetto cross-mediale che si espande persino in numerosi show televisivi. Ma gli esempi sono molti altri: il – decisamente meno coeso – DC Extended Universe, e franchise come Transformers e Fast & Furious, di cui sono arrivate nelle sale anche pellicole spin-off.

A questi dobbiamo inevitabilmente aggiungere una tra la saghe cinematografiche più amate di tutti i tempi: Star Wars, di cui Disney continua a produrre film con cadenza quasi annuale e, guarda un po’, anche delle serie televisive live-action per Disney+, il suo canale di streaming che fa di The Mandalorian, la serie di Jon Favreau con Pedro Pascal, il titolo flagship che ne accompagna il debutto.

In buona sostanza le saghe cinematografiche spesso e volentieri hanno un’impostazione palesemente seriale: è come fossero serie TV pompate di steroidi. Il Marvel Cinematic Universe è cinema serializzato, Game of Thrones è un kolossal per il piccolo schermo. Il confine è sempre più labile.

Insomma, oggi le serie sono diventate il nord nella bussola della cultura pop. Ma, se ci voltiamo indietro e guardiamo a cosa erano nei primi anni Ottanta, troviamo un palinsesto fatto prevalentemente di ingenue avventure mordi e fuggi con protagonisti quegli eroi buoni – Magnum, Michael Knight, l’A-Team – che aiutavano i più deboli.

Era una televisione fatta per essere un tappabuchi occasionale: non importava in che ordine guardavi gli episodi o se ne saltavi qualcuno, c’era un canovaccio collaudato che veniva ripetuto fino allo sfinimento con il conseguente e inevitabile calo di ascolti che portava alla cancellazione. Non è un caso, infatti, che molte delle serie eighties si interrompono all’improvviso, chiudendo tronche senza un vero e proprio epilogo.

Ma come hanno fatto le serie a diventare il gold standard dell’industria dell’intrattenimento? Come siamo arrivati da Magnum P.I. a Westworld? Saliamo sul TARDIS e iniziamo il nostro viaggio.

 

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