Rigoletto

di Angelo de' Cherubini

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Il rigoletto
Valerio Rossi Albertini: come l’uomo distrugge il mondo e come lo può salvare

Un pianeta abitabile: come salvare il mondo cambiando il nostro modo di viverlo

La Terra ha un'età venerabile, circa 5 miliardi di anni. La vita è comparsa oltre 3 miliardi di anni fa, per poi “esplodere” mezzo miliardo di anni fa. Ebbene, in tutto questo tempo nessuna specie vivente ha influenzato il pianeta tanto quanto noi, nessuna specie è stata altrettanto egemone, nessuna è riuscita a cambiare lo stato e le condizioni globali, anche al di fuori dell'ambiente che abitava. Un primato di cui c'è ben poco da gloriarsi e di cui siamo noi stessi le prime vittime, come la recente pandemia da coronavirus ha dimostrato.

L'umanità si comporta come una specie infestante, universalmente. Terra, mare, cielo, e adesso anche lo spazio, sono sottoposti a un incessante processo di contaminazione, sempre più rapido e in alcuni casi ormai irreversibile. Reversibile è, in fisica, ciò che, ripristinando le condizioni iniziali, torna allo stato di partenza. Magari dopo tanto tempo, ma ci torna. L'irreversibilità è il punto di non ritorno, la soglia che non dovremmo superare a nessun costo. Anche se molti danni sono fatti, quelli più gravi siamo ancora in tempo a prevenirli. Ma dobbiamo sapere quali sono e come ciascuno può contribuire a sventare il pericolo. Ciascuno, perché questo non è un lavoro per l'Incredibile Hulk.

Non c'è un mostro nato dalla terra, o sceso dal cielo, debellato il quale l'armonia e la prosperità torneranno a governare il mondo e la natura offesa avrà vendetta e risarcimento. Quello che bisogna sconfiggere non è un singolo nemico perché, chi più chi meno, il nemico siamo tutti noi, esercito di guastatori spesso inconsapevoli. Prenderne coscienza e adoperarsi per rimediare è l'imperativo del Ventunesimo secolo. 

L’autore

Valerio Rossi Albertini

Valerio Rossi Albertini
 

Fisico-chimico, primo ricercatore al Consiglio Nazionale delle Ricerche, docente di Divulgazione della Scienza presso l’Università Roma 2. È autore di oltre 130 pubblicazioni di fisica, chimica e scienza dei materiali su riviste internazionali.

Svolge attività di divulgazione in numerosi programmi televisivi delle reti nazionali ed è consulente scientifico delle reti Rai. La sua Ted Talk sull’auto elettrica e l’inquinamento dei grandi centri urbani è la più vista di sempre in lingua italiana. Firma gli articoli di scienza del quotidiano Il Riformista. Ha pubblicato con Mario Tozzi il saggio ambientalista Il futuro dell’energia (2011) e con Federico Taddia un libro di divulgazione per bambini, Perché il touchscreen non soffre il solletico? (2014).

Editore: Longanesi

Collana: Nuovo Cammeo

Data di Pubblicazione: ottobre 2020

Pagine: 216

Formato: brossura

EAN: 9788830453456

ISBN: 8830453455

LEGGI UN ESTRATTO DEL LIBRO SU AFFARITALIANI.IT*:

Un pianeta abitabile
 

Un pianeta abitabile, Valerio Rossi Albertini per Longanesi Editore

Prefazione

Gli ospiti scomodi

Il mondo, dopo la pandemia di Covid-19 divampata nel 2020, non è più lo stesso. O, almeno, il nostro mondo, quello che eravamo abituati a conoscere. Era un secolo esatto che un disastro di questa portata non si abbatteva sulle vite degli abitanti del pianeta. L’ultima volta era accaduto nel 1918-‘20 con l’influenza poi definita Spagnola, però nessuno poteva averne più memoria diretta. Era solo un paragrafetto dei manuali di storia, al margine dei capitoli sulla Grande Guerra.

Poiché la pandemia da nuovo coronavirus è senz’altro uno di quegli eventi che incidono un solco temporale nelle vicende degli uomini, chiunque oggi scriva un saggio, tanto più se di tema ambientale – che si occupi cioè della vita sul pianeta – non può fare a meno di toccare l’argomento. Ma non è un pretesto di circostanza che mi ha indotto a scrivere questa prefazione. Quel che è avvenuto nei mesi immediatamente precedenti l’uscita del libro rappresenta infatti un ulteriore, potentissimo spunto per le riflessioni che saranno sviluppate nel seguito del saggio.

L’assunto che cercherò di dimostrare è che i problemi ambientali fatalmente si ripercuotono sulle vite degli esseri umani. In alcuni casi il rapporto tra salute e ambiente è del tutto chiaro e non richiede prove complicate. Se avveleniamo l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, il cibo che mangiamo, ne sconteremo le conseguenze... In altri casi, invece, il nesso tra causa ed effetto è meno immediato e richiede analisi più accurate. Ad esempio, la correlazione tra le emissioni di gas serra e i cambiamenti del clima, che ha richiesto l’impegno di migliaia di scienziati per almeno tre decenni (v. capitolo 2).

I rapporti tra gli squilibri ambientali e la diffusione della pandemia da nuovo coronavirus sono di questo secondo tipo. I ricercatori non hanno avuto ancora tempo di esaminare a fondo i dati, relativi ad un fenomeno tuttora in svolgimento, e non c’è attualmente una teoria condivisa a guidarne l’elaborazione. Tuttavia, siamo già in grado di trarre alcune solidissime conclusioni, che lasciano ben pochi dubbi sulle nostre responsabilità collettive.

Lo spillover, come tutto è iniziato

Lo spillover è il ‘‘salto di specie’’, il meccanismo in base al quale un ospite patogeno di una data specie vivente comincia a colonizzare o contaminare una specie diversa. Ci sono parassiti che, nel loro ciclo vitale, richiedono il passaggio da una specie all’altra, come ad esempio il plasmodio della malaria, che passa dalla zanzara all’uomo e poi viceversa, ma in questi casi si tratta di meccanismi collaudati in centinaia di migliaia, o milioni, di anni e che riguardano specie che condividono lo stesso territorio. Ciò che è accaduto invece nello spillover del SARS-CoV2 non è un passaggio previsto dalla biologia del parassita ma, appunto, un salto accidentale, tra specie diverse.

Stavolta i protagonisti sono stati i pipistrelli, che ospitavano il coronavirus nel proprio organismo, e gli uomini che sono andati a molestarli. Questi pipistrelli appartengono a una specie presente nelle foreste orientali, che era sempre vissuta isolata. Per loro, gli esseri che procedevano su bulldozer, abbattendo un albero dopo l’altro e costringendoli a rifugiarsi sempre più profondamente nella giungla, erano degli alieni. Alieni malvagi e ostili.

Esattamente come noi, dalla nostra prospettiva, consideriamo alieni malvagi e ostili gli invasori che sbarcano con le loro astronavi per distruggere la Terra, nella Guerra dei Mondi di H.G. Wells e in tutti i film e i romanzi del filone fantascientifico-apocalittico. Il meccanismo di questo spillover è una applicazione del principio darwiniano di adattamento: i pipistrelli hanno convissuto per lungo tempo con questo tipo di coronavirus e il loro organismo ha imparato a gestirlo e a tenerlo sotto controllo. In caso contrario, si sarebbero estinti.

L’essere umano, invece, sta venendo a contatto per la prima volta con questa variante del coronavirus che infetta i pipistrelli. Di conseguenza il sistema immunitario umano, non conoscendolo, non ha saputo come combatterlo efficacemente. Quindi la diffusione del SARS-CoV2, e la conseguente pandemia, sono il risultato della deforestazione selvaggia e incontrollata che altera gli ecosistemi. Gli uomini stanno invadendo e riducendo progressivamente l’habitat di molte specie selvatiche e uno dei frutti (avvelenati) di questa convivenza forzata è lo spillover.

Una conclusione, questa, che lega in modo indissolubile la tragedia che stiamo vivendo con lo stato di compromissione degli equilibri ambientali: la malattia del pianeta ci ha contagiato.

*Proprietà letteraria riservata, Longanesi & C. F 2020 – Milano, Gruppo editoriale Mauri Spagnol

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