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di Angelo Maria Perrino e Virginia Perini

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Facebook, nuove policy per sperimentare sugli utenti

Dopo la polemica sul 'test emotivo' esplosa questa estate, Facebook cambia le regole sulle ricerche e gli esperimenti scientifici interni. "Vogliamo farli in modo più responsabile", spiega Mike Schroepfer, Chief Technology Officer della piattaforma. Le nuove modalità prevedono delle linee guida più precise, assegnate dai manager della società ai ricercatori e anche una fase di training per questi ultimi.
 
Il test per cui il social network è finito nel mirino questa estate è stato condotto per una settimana dall'11 al 18 gennaio 2012. Facebook e il suo team di scienziati hanno utilizzato gli algoritmi della piattaforma per modificare il contenuto di alcuni post di 700mila utenti di madrelingua inglese e studiare l'impatto sulle loro emozioni. Volevano dimostrare che il 'contagio emotivo' si realizza anche sul piano virtuale. Gli utenti erano però ignari di aver preso parte ad una simile indagine. Dopo la scoperta e la protesta da parte degli utenti è stata depositata una denuncia presso le autorità statunitensi per violazione delle norme a tutela della privacy. E anche il Garante Privacy del Regno Unito ha aperto un'inchiesta. "Le cose avrebbero dovuto essere fatte in modo diverso", ha commentato il n. 2 del social network Sheryl Sandberg. 

DI CHE COSA SI TRATTA - L'obiettivo della ricerca interna a Facebook è capire come fornire "un servizio migliore" e non certo "innervosire qualcuno". Così si difende il social network dopo la miriade di accuse che lo hanno investito per aver 'manipolato' i post sulle bacheche degli utenti con lo scopo di analizzare le loro reazioni. A spiegare motivazioni e metodologia della ricerca è Adam Kramer, uno dei suoi autori e 'data scientist' presso il social network a San Francisco.

La ricerca in questione è finita in primavera su siti e giornali di tutto il mondo con un titolo accattivante: "La felicità è contagiosa anche su Facebook". Lo studio, pubblicato su Pnas, certificava che il "contagio emotivo", fra stati d'animo positivi, si realizza anche sul piano virtuale. In poche parole, chi vede un post allegro è indotto a pubblicarne uno simile se non addirittura ad esaltarlo. Peccato che gli utenti fossero ignari di aver preso parte a una simile indagine emozionale e soprattutto che il proprio 'flusso' di notizie fosse stato intenzionalmente plasmato ai fini di questa ricerca.

Ma vediamo nel dettaglio che cosa è successo. Un gruppo di ricercatori e scienziati di Facebook, di Cornell University e University of California ha alterato per un'intera settimana, dall'11 al 18 gennaio 2012, l'algoritmo che determina cosa viene mostrato nella bacheca di 689,003 persone. Ad uno dei due gruppi venivano mostrati post positivi, mentre all'altro apparivano post negativi.

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