Café Philo

di Angelo Maria Perrino e Virginia Perini

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Café Philo

Natale, Capodanno, Epifania. Periodo di cenoni e pranzi. E non si tratta solo di alimentazione da un lato, o di folklore dall'altro: da qualche anno ormai è stato inaugurato, nell'ambito della filosofia, un nuovo filone di pensiero, quello del cibo come linguaggio e come sistema di segni. I modelli culturali che distinguono la carne dal pesce, le strutture ideologiche a essi sottese, le operazioni elementari nell’arte della cucina, la struttura delle ricette, i dispositivi sinestetici dei testi sul vino, l’organizzazione sociale dei pasti, i rituali alimentari e i relativi tabù, le riprese mediatiche della gastronomia e addiritura le tecnologie culinarie: tutto un sistema semiotico che apre la strada a nuove riflessioni teoretiche, etiche e filosofiche. Il semiologo Gianfranco Marrone, curatore della raccolta di testi filosofici sul cibo La cucina del senso (Mimesis) (riflessioni inedite sul cibo di Barthes, Jakobson e altri intellettuali), racconta ad Affari il connubio che esiste tra il pensiero e un buon arrosto...

 


Gli artisti del sito Ufunk.net indagano
il rapporto tra cibo e corpo
LE IMMAGINI

 

Che cosa c'entra la semiotica con la cucina e con l'alimentazione?
Il cibo, la cucina, i modi di stare a tavola, le forme della dietetica, i processi del gusto sono senza ombra di dubbio forme di linguaggio: al di là della loro valenza nutrizionale, legata ai bisogni del corpo, alle esigenze della salute, è evidente che esiste una dimensione simbolica del cibo. Il cibo parla di noi, della società, della cultura. Da un lato le culture costruiscono i loro codici gustativi  specifici (appena varchiamo il confine, ecco scattare insopprimibili forme di disgusto!). Dall'altro i modi di cucinare, le scelte circa gli alimenti, gli accostamenti fra sapori e sostanze sono segni, strumenti mediante cui si parla del mondo, si organizzano o si sottolineano strutture sociali, gerarchie, differenze e somiglianze fra le persone. Tutti sanno che non c'è niente di più identitario del cibo. Da qui la necessità di uno studio semiotico del cibo come strumento di comunicazione di importanza sociale pari alle lingue storico-naturali o ad altre forme di significazione come l'immagine, il gesto, la spazialità. La semiotica, dobbiamo ammetterlo, ha dedicato sinora troppa poca attenzione a questo sistema di segni, ed è ora che ripari a questa mancanza.

E tra filosofi e cibo?
Come è noto i filosofi si sono occupati moto poco del cibo, anzi, spesso, lo hanno disprezzato, ritenendolo argomento poco adatto alla riflessione teorica. Come è stato detto, a dispetto della golosità di questo e quel pensatore (un nome per tutti: il sobrio moralista Immanuel Kant era un mangione) il ventre dei filosofi è vuoto. Oggi si inizia a capire che, invece, non c'è nulla di più filosofico della cucina, che è un modo di parlare del mondo, di farne filosofia, senza le parole ma, appunto, con i cibi, i sapori, le sostanze e, soprattutto, l'uso intelligente della corporeità. Come ha detto Lévi-Strauss, le varie popolazioni scelgono che le cose da mangiare non perché sono per loro buone da mangiare, ma perché sono buone da pensare.

Quali autori se ne sono occupati?
Lévi-Strauss, Barthes, Jakobson, Greimas, Fabbri, hanno scritto cose importanti e spesso dimenticate, e autori più recenti o contemporanei (Ricci, Bertrand, Floch, Fontanille e molti altri) hanno scritto testi straordinari sulla ‘cucina del senso’, mettendoli a sistema.

Come dovremmo interpretare i momenti che dedichiamo ai pasti dunque?
Come momenti di convivialità, di riscoperta dei valori tradizionali della famiglia, ma anche in generale come forme di riorganizzazione sociale. Dimmi come mangi e ti dirò chi sei, scriveva Brillat-Savarin.
 
Ci spiega come una ricetta può essere letta da un punto di vista semiotico?
Prendiamo il caso delle ricette. Secondo il senso comune si tratta di semplici istruzioni per l’uso, come quelle delle lavatrici o dei telefonini. Testi per imparare a cucinare. Ma non è affatto così. Altrimenti perché avrebbero tanto successo editoriale, soprattutto in questi ultimi anni? Si tratta di testi ricchissimi, letterariamente rilevanti, testi narrativi che parlando del cibo parlano di noi, dei nostri stili di vita, dei nostri valori profondi, della nostra intimità. Legger eun ricettario è come godere un romanzo, un sapere con in più un sapore.
 

Gianfranco Marrone è professore ordinario di Semiotica nell’Università di Palermo, dove dirige un Master di secondo livello su “Cultura e Comunicazione del gusto”. Tiene inoltre l’insegnamento di Semiotica dell’alimentazione presso l’Università delle scienze gastronomiche di Pollenzo. Collabora a vari giornali e riviste. Dirige l’e-journal “E/C”. Tra i suoi ultimi libri: Il discorso di marca (2007), L’invenzione del testo (2010), Addio alla Natura (2011).
 
Alice Giannitrapani è titolare di un assegno di ricerca presso l’Università di Palermo, dove tiene diversi insegnamenti nei corsi di laurea in comunicazione. Ha pubblicato: Viaggiare: istruzioni per l’uso (2009) e Semiotica dello spazio (2012).

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