Fondatore e direttore
Angelo Maria Perrino

Arriva al Maxxi di Roma la Preghiera muta di Doris Salcedo

miru kim 9

Un'esperienza intensa e totalizzante, silenziosa ma che coinvolge tutti i sensi ed e' metafora di vite condotte ai margini della societa'. Fino al 24 giugno al Maxxi di Roma l'artista colombiana Doris Salcedo presenta al pubblico 'Plegaria muda' (preghiera muta). Un'installazione costituita da oltre 100 coppie di tavoli di legno sovrapposti, dai quali nascono esili fili d'erba che, nel suo ripetersi modulare, evocano un luogo di sepoltura collettivo che ha, insito in se', il rinascere della vita.

Doris Salcedo plegaria muda

L'artista prende le mosse dalla tragedia delle morti violente che si consuma nella sua terra d'origine, la Colombia, ma porta un messaggio che trascende le barriere geografiche. "Si tratta di un'installazione molto drammatica - dice il presidente della Fondazione Maxxi Pio Baldi - che evoca sensazioni profonde. Doris riesce a rappresentare non solo il dramma che si consuma nella sua terra, ma lo trasforma nel dramma universale della morte e della violenza. Pero', la vita riesce sempre a riemergere e a forare il muro dell'indifferenza". La Salcedo, un'artista di grande forza espressiva e impatto emozionale, ha rivolto lo sguardo anche alle morti violente dei sobborghi di los Angeles, dove ha vissuto per qualche tempo e riconosciuti i germi della stessa violenza gratuita e insensata che si ripete in ogni parte del mondo.

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LA POLEMICA SU DAMIEN HIRST - Dalla provocazione artistica della scena contemporanea britannica all’architettura: Damien Hirst, il controverso artista che mise pecore, mucche e squali in formaldeide, si cimenterà ora nella realizzazione di un eco villaggio nel Devon. Affiancato dall’architetto Mike Rundell, della MRJ Rundell & Associates, l’artista ha intenzione di costruire per il suo paese natale, la cittadina di Ilfracombe, 500 nuove residenze alimentate esclusivamente con energia rinnovabile, nel tentativo di rivitalizzare questa zona della Gran Bretagna. Da qualche tempo Ilfracombe è al centro di un vasto progetto si riqualificazione e crescita, che dovrebbe portarla alla costruzione di ulteriori 1.000 unità residenziali, di un nuovo centro sanitario, nonchè di un polo per l’istruzione ed il commercio. Il milionario artista detiene già la proprietà del 40% dei terreni destinati al suo futuro insediamento ed ha intenzione di creare un progetto unico nel suo genere, pionieristico ed all’avanguardia, prestando attenzione alle tradizioni costruttive locali come i tetti inclinati, bowindows, i timpani, terrazze a corte e materiali resistenti, ma integrandoli non la tecnologia moderna, per “fornire una fusione tra la città a nord e la campagna a sud”.

L’Eco-villaggio utilizzerà turbine eoliche incorporate nei tetti, pannelli fotovoltaici, isolamento avanzato e illuminazione naturale, cercando nel limite del budget, di inserirsi in una fascia di mercato di alloggi a prezzi accessibili, ma ad alte prestazioni. Il progetto per il nuovo ecovillaggio di Hirst e Rundell, che verrà ufficialmente presentato entro sei mesi, ha già ottenuto riscontri contrapposti, spezzando a metà la critica britannica tra coloro che vedono il nuovo insediamento come il nuovo tema dell’avanguardia contemporanea e coloro che vedono nel progetto solo una nuova “città giocattolo”. da Rinnovabili.it

 

ANCORA BUFERA SU DAMIEN HIRST, LE OPERE NON SONO FATTE DA LUI/ Il fatto di delegare o affidare ad altri l'esecuzione delle proprie opere ha generato innumerevoli polemiche intorno al lavoro di Hirst. Non ultima la provocazione lanciata dal pittore inglese David Hockney che, alcuni giorni fa, in occasione dell'apertura della sua mostra alla Royal Academy di Londra, ha fatto stampare sulla locandina la frase 'Tutti questi lavori sono stati fatti dall'artista stesso, in persona'. Di contro, Hirst manifesta un autentico disinteresse nei confronti dell'annosa questione relativa all'originalità dell'opera d'arte, questione peraltro obsoleta e messa in discussione da fin troppi artisti già a partire dagli anni Cinquanta. Per Hirst il fatto che l'esecuzione di un progetto artistico venga messa in opera da altri è un falso problema. In fondo, questo fenomeno si manifesta da secoli in architettura. Eppure, nessuno si permetterebbe mai di affermare che la casa sulla cascata (casa Kaufman) o il Guggenheim Museum di New York non sono i capolavori di Frank Lloyd Wright ma delle maestranze impegnate nella loro realizzazione materiale. In ogni caso, gli Spot Paintings vanno evidentemente in un'altra direzione che poco o nulla ha che vedere con la provocazione; sono piuttosto il risultato una ricerca, certamente ossessiva, sul colore e sulla nostra percezione di esso. Hirst dichiara, senza mezzi termini, di essere un grande colorista e col colore vuole sedurre e, allo stesso tempo, sconvolgere la nostra percezione visiva. In tal senso, non ha nessuna importanza il fatto che egli abbia realizzato di sua mano solo cinque Spot Paintings, se poi tutti i dipinti della serie fanno esclamare all'osservatore 'Wow' e, immediatamente dopo, fanno venire voglia di stropicciarsi gli occhi. Stiamo guardando dei semplici puntini colorati su supporti bianchi, eppure la nostra percezione visiva ne ne è sconvolta e la realtà fisica del quadro è completamente stravolta.

IL DIBATTITO: ARTE O BUSINESS? - Dal 12 gennaio al 18 febbraio Damien Hirst sarà in mostra contemporaneamente nelle sedi di Gagosian di New York, Londra, Parigi, Los Angeles, Roma, Atene, Ginevra e Hong Kong, con oltre 300 esemplari della sua serie di spot paintings, dipinti a pois colorati. Un record di mostre parallele che, tra l'altro, frutterà parecchio economicamente. Pare che l’operazione rientri in una strategia che punta a proteggere il valore dell’opera di Hirst dopo il calo registrato in seguito all’asta Beautiful Inside My Head Forever tenutasi da Sotheby’s nel 2008. Ma il connubio tra arte e mercato che da sempre caratterizza le opere ipercostose dell'artista non convince la critica. Oltre ai costi, a destare perplessità sono le 1.400 opere della serie in mostra, i cui dipinti sono talmente simili tra loro da apparire intercambiabili e oggettivamente superflui (da cui nasce la parodia di Banksy). L'artista al Times ha confessato: “Ho contato quante opere ho creato nella mia vita: circa 4.800, senza includere le stampe. So che Warhol ne ha fatte 10mila senza includere le stampe, e Picasso 40mila. Quindi mi resta una lunga strada da fare”.


Le contestate opere di Damien Hirst
Foto Prudence Cuming Associates/Courtesy of White Cube..©Damien Hirst.
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Scrive ad Affari un ricercatore milanese di filosofia estetica, Andrea Muggi, che attacca le opere delle artiste e esprime alcune perplessità sull'arte contemporanea.

LA LETTERA: Gentile redazione, stavo riflettendo. anche il mio corpo e quello dei miei amici fotografati mentre si ingozzano durante una cena possono essere considerati "artistici"? allora concordo: w l'arte contemporanea. in realtà devo confessare che Miru o la Beecroft non mi esaltano per niente. c'è chi dice: "a me piacciono i corpi". anche a me. e anche parecchio. i corpi. punto.

 


Opere viventi di Vanessa Beecroft
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tanto vale fotografarsi nudi in spiaggia.
con onestà non vedo dove stia l'arte, a parte il fatto che "molti dicono che sia arte". o addirittura che "molti che potenzialmente sono colti e stimabili mi guardano con disgusto se non noto subito quanto è arte". ora... da un lato non posso pretendere l'oggettività della scienza (ma anche lì Feyerabend avrebbe il suo da dire) ma non riesco a mandare giù il soggettivismo puro. peggio ancora temo il "gregarismo massificante" che vale sia per Justin Bieber o Alessandra Amoroso... ma anche per la letteratura e l'arte

chiudo con un concetto che mi piace tantissimo. la dissonanza cognitiva. se 10 persone a tavola sostengono che un bicchiere verde è rosso e lo fanno con naturalezza... l'undicesimo, il 25% delle volte alla fine sosterrà che il bicchiere è rosso. è un meccanismo sfruttato appieno dalla pubblicità. e che l'arte sia entrata in un meccanismo pubblicitario (tale per cui non è il formaggio a essere più buono ma la mia convinzione che lo sia...) non mi va giù, considerando poi che viene attaccato con moralismo chi pubblica donne nude sulle riviste perché quelli sono nudi "non artistici..." c'è qualcosa che non va...

 


Sui tetti di Istanbul, in un tunnel o tra i binari, tra gli ingranaggi di una fabbrica, tra i resti di un teatro abbandonato o sul Manhattan Bridge. Il panorama varia, rimanendo sempre legato a una visione urbana, ma il corpo dell'artista resta immutato. Il corpo in questione è quello di Miru Kim e nelle sue apprezzate installazioni si incastra, completamente nudo, tra panorami notturni e paesaggi metropolitani. Miru Kim si fotografa in zone private dove l'accesso è difficile o negato e dal 2004 lo fa senza abiti
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