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Affari Europei
Bordo: “Renzi ha sbagliato, serve un ministro degli Affari europei”

Di Tommaso Cinquemani
europa@affaritaliani.it


Onorevole Bordo, che cosa pensa del discorso di Renzi al Senato relativamente ai temi europei?
"Renzi ha ribadito la centralità del semestre di presidenza italiano dell'Ue: fondamentale, benché ne dica Berlusconi. Il premier è un convinto europeista e ha ribadito che l'Italia, senza l'Europa, non ha futuro. Dal primo luglio parte la scommessa: l'avvio di un percorso che ci porti verso gli Stati Uniti d'Europa".

Servirà una riforma dei trattati europei?
"La riforma non è necessaria, l'idea di rimettere ogni anno in discussione i trattati non mi convince perché dà l'idea di un processo politico instabile. Io invece penso che bisogna consolidare i rapporti tra i Paesi e completare un processo che oltre all'unità monetaria, porti a quella economica e politica. Anche superando le resistenze di alcuni Stati, come quelli del nord Europa".

Se avessimo avuto gli Stati Uniti d'Europa la crisi economica avrebbe colpito così forte il Vecchio continente?
"Assolutamente no. Non ci troveremmo nella drammaticità di questa crisi e Paesi come la Grecia non sarebbero nelle condizione terribili in cui sono. Ma c'è di più, dossier come quelli sull'unione bancaria, che affronteremo nel semestre di presidenza italiano, vanno resi operativi al più presto".

Nel suo discorso Renzi ha chiesto agli italiani di superare la 'subalternità culturale' dell'Italia verso gli Stati del nord Europa. Soffriamo di una 'sindrome da Calimero'?
"Noi ci facciamo molto influenzare dai giudizi esterni e sottovalutiamo la forza, le competenze  e la capacità del nostro Paese. Pensiamo che da altre parti si stia meglio, ma non sempre è così. Se noi stiamo peggio rispetto ad altri Paesi è perché abbiamo avuto una classe politica che obiettivamente non è stata sobria nella gestione dei soldi pubblici. Tanto più saremo forti in Europa tanto più saremo in grado di mettere a posto le cose in casa nostra".

Dall'Unione europea serve meno austerity?
"Assolutamente sì. Il limite del deficit del 3% può essere sforato se abbiamo i conti in ordine e se investiamo nella crescita. Prima rispettiamo gli impegni con l'Ue, poi possiamo chiedere deroghe alle politiche di austerity messe in campo".

Che cosa pensa della decisione di Renzi di non nominare un ministro degli Affari europei?
"Prima di tutto voglio dire che ho un giudizio positivo sulla squadra di governo. E' stato però un errore la scelta di Renzi di non nominare un ministero agli Affari europei".

Come mai?
"E' stata una decisione presa probabilmente per tenere i numeri i bassi. Dal punto di vista pratico e simbolico era però importante avere una figura di riferimento, soprattutto visto che guida un dicastero senza portafoglio.  Il ministro degli Affari Europei è quello che siede al Consiglio degli Affari Generali dell'Ue, che è l'organo che si occupa di preparare tutte le riunioni del Consiglio europeo. E' lì che si fanno gli accordi politici tra Stati. Ogni volta che si deve assumere una decisione rispetto ad un dossier si negozia tra Paesi, una cosa è che a rappresentarci ci sia un sottosegretario, altra cosa è avere un ministro".

Non se ne può occupare il ministro degli Esteri degli Affari europei?
"L'Ue ha una sua specificità che non si può assommare a quella degli Esteri. Non solo, ricordiamoci che il 70% della legislazione italiana ormai è di derivazione europea. E' fondamentale avere una persona sola che si occupi della questione degli atti europei rispetto ai quali c'era una interlocuzione tra il ministro e il Parlamento. L'Italia poi è il Paese che ha il maggior numero di infrazioni, anche questo è un dossier curato dal ministro".

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